foto di Silvia Meacci
Una pregevole panoramica sull’architettura a Firenze durante il periodo fascista, è offerta da “Architetture a Firenze e nella Città Metropolitana 1920-1940” frutto di un progetto dell’Associazione InFoto e di Florence Art Edizioni. Il volume propone copioso e interessante materiale fotografico arricchito da descrizioni testuali e viene presentato mercoledì 28 maggio alle ore 17, a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi. Era verso la fine degli anni Venti, quando, dopo il lungo periodo del decretismo e la breve parentesi del liberty, anche l’Italia si affacciò al razionalismo, linguaggio architettonico che puntava ad esprimere lo spirito del nuovo secolo, allineandosi al Movimento Moderno europeo. Il regime fascista si avvalse di architetti razionalisti per conferire all’Italia un’immagine innovativa. Il “Gruppo 7”, collettivo di professionisti formatisi al Politecnico di Milano, che si prefisse lo scopo di promuovere una ricerca formale e funzionale nell’edilizia, non può non essere citato. Presto si sciolse, ma i singoli membri continuarono la loro attività individualmente. Giuseppe Terragni contribuì alla realizzazione della Città universitaria di Roma e a Como progettò la Casa del Fascio. Pier Luigi Nervi disegnò in Toscana l’imponente hangar militare a Orbetello, dalla rinomata ‘volta geodetica nervata a carena di nave rovescia’, e lo stadio di Firenze con una innovativa pensilina di copertura che si proietta in avanti e con scale elicoidali sostenute da una trave funzionale in direzione opposta. Assieme a Giovanni Bartoli, Nervi partecipò anche alla realizzazione della Manifattura Tabacchi, complesso edilizio esteso su un intero isolato vicino al Parco delle Cascine, per una superficie di oltre sei ettari e destinato alla lavorazione del tabacco a Firenze.Giovanni Michelucci, originario di Pistoia, dette forma alla sua concezione moderna nel progetto della Stazione di Firenze (1936), stazione terminale i cui binari sono un fascio troncato rispetto alla facciata, di pietra forte, di color ambrato. Anche nei centri della provincia fiorentina, Sesto Fiorentino, Pontassieve, si hanno edifici del regime: case del fascio, scuole, palazzi pubblici. Nuovi concetti si stavano imponendo: funzionalità, volumi semplici, tensione, movimento, gioco tra pieni e vuoti e anche nuovi materiali: acciaio, cemento armato. Firenze tuttavia recepì con maggiore cautela il razionalismo. Evidenti limiti imposti dal paesaggio e dal passato storico fecero sì che si arrivasse a delle soluzioni ibride o eclettiche con stili neorinascimentali e neobarocchi. Conoscete il Palazzo delle Poste a Firenze? È un esempio di architettura dell’epoca. È imponente, monumentale con un salone centrale coperto da una struttura in vetro e acciaio e cemento.
Di queste e di altre realtà architettoniche sarà possibile sentir parlare durante l’incontro di mercoledì. Interverranno Alessia Bettini, capo della segreteria del sindaco, e di Caterina Biti, assessore all’urbanistica del comune di Firenze e Amerigo Restucci , architetto, già Rettore dell’Università IU AV di Venezia.
