Al confine orientale della Lunigiana, dove questa splendida terra lascia il testimone alla Garfagnana, altra insuperabile perla della Toscana, troviamo l’antico villaggio di Casola (338 m), porta del Parco delle Apuane, crocevia di incontri preistorici e medievali. Tribù di Liguri Apuani hanno colonizzato Casola almeno 2500 anni prima della nascita di Cristo, il ritrovamento, avvenuto nel 1964, di una statua stele del gruppo “A” cioè quelle più antiche e meno elaborate, ci fa pensare che potrebbero essere loro gli scultori.Questo borgo murato lo troviamo nella valle del torrente Aulella, nel punto in cui questi riceve le acque da uno dei suoi affluenti il Tassonaro, sopra uno sperone roccioso che lo rendeva adatto all’ osservazione e al controllo dei traffici mercantili, ma anche militari, che ancor prima del 1000 interessavano tutta la zona. Ha conservato la struttura che aveva raggiunto nel tardo medioevo, è ancora possibile, percorrendo i suoi stretti vicoli, incontrare archi e passaggi voltati, ma anche intuire come vivevano e lavoravano gli artigiani, i contadini, i mercanti che per secoli hanno abitato il borgo, lasciando testimonianze indelebili del loro passaggio. Si possono anche osservare evidenti tracce di eleganza rinascimentale come il palazzo Lombardelli costruito nel 1544, e poi portali e maestà, il tutto a testimonianza di una grande passione per le cose terrene, che non hanno alterato le tradizioni religiose.
Al suo ingresso la bella chiesa dedicata a Santa Felicita, nominata la prima volta nel 1296, in occasione delle decime bonifaciane. Fu ristrutturata nei primi anni del XV secolo e a questo periodo appartengono anche gli altari dei santi Giuliano e Lazzaro, l’assetto attuale è il risultato di una grossa ristrutturazione, nel tardo Settecento, che ha riguardato sia l’esterno che l’interno dell’edificio. Al suo interno, oltre agli altari policromi, vediamo una piletta marmorea per l’acqua santa e un bel fonte battesimale.Di certo merita una visita il Museo del territorio dell’alta valle dell’Aulella, fu inaugurato nel 1981, dopo un periodo durante il quale la mostra restava aperta soltanto alcuni periodi dell’anno. Attualmente occupa il palazzo Ambrosi, una costruzione che è stata più volta rimaneggiata, ma le cui origini risalgono al XV secolo. Le collezioni che si trovano al suo interno intendono documentare la presenza dell’uomo sul territorio fin dalla preistoria e raccontarne l’evoluzione fino ai giorni nostri.
La prima notizia che ci giunge del borgo lo vede sotto il dominio del vescovo di Lucca nel IX secolo. A metà dell’XI lo troviamo con a capo Rodolfo da Casola, vassallo della contessa Matilde per alcuni territori e del vescovo di Luni per altri. E’ da Rodolfo che discendono i Bianchi di Erberia che dominarono per lungo tempo la Lunigiana orientale, la loro decadenza iniziò a metà del XIII secolo, quando i figli di Obizzo Malaspina acquistarono molti dei loro possedimenti. Successivamente Casola fu possesso dei lucchesi e nel XV secolo passò ai fiorentini che contribuirono notevolmente a dargli l’assetto attuale. A quell’epoca le attività commerciali più importanti erano legate alla pastorizia, alla coltivazione dell’olivo e della vite, oltre che alla raccolta ed essiccazione delle castagne.Verso la fine del XVIII secolo lo troviamo aggregato al territorio di Fivizzano e nel 1848 agli stati estensi fino all’unità d’Italia.Casola subì la ferocia nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, nel novembre del 1944 furono barbaramente trucidati quindici indifesi abitanti, seguirono rastrellamenti e incendi di case. Il borgo è stato insignito della Medaglia d’oro al Valor Civile per l’impegno nella lotta di liberazione nazionale. Questo comune è interessato da boschi, corsi d’acqua, vette e creste di montagne Appenniniche e Apuane, ma anche da borghi antichi che ne accrescono l’importanza:
Torre campanaria. Un tempo punto di avvistamento militare
Il comune di Casola è molto conosciuto anche per il suo prodotto tipico: la Marocca. La farina ottenuta dall’essiccazione delle castagne è la base per la preparazione di questo alimento. Il castagno è esistito da sempre in Europa, scomparve durante l’epoca delle glaciazioni, ma fu reitrodotto dai Greci e diffuso in tutto il continente dai Romani. Le castagne cotte o crude, seccate nei metati (canicci, o gradili) e ridotte in farina, sono state per secoli l’alimento principale delle popolazioni della Lunigiana. Potremmo considerare la Marocca una via di mezzo fra il pane che accompagna le pietanze e il dolce che si consuma a fine pasto. Anticamente era di certo il pane dei poveri, uno dei pochi alimenti che le fasce più umili della popolazione potevano permettersi, sicuramente se ne servivano anche i pellegrini che percorrevano la via del Volto Santo per recarsi a Lucca. Oggi è diventato una leccornia, un cibo per palati fini, un alimento che si può associare con altri, siano essi dolci come il miele, il burro, la ricotta, siano essi salati come il lardo o qualunque altro salume, ma anche con formaggi morbidi o semplicemente olio extravergine di oliva della Lunigiana. Il suo sapore dolciastro si sposa perfettamente con una infinità di altri prodotti tipici, dando al palato la piacevole sensazione di gusti diversi ma sempre perfettamente amalgamati. Se a questo aggiungiamo che la Marocca è un alimento ricco di vitamine, sali minerali e fibre, potremmo associare alla sua prelibatezza anche importanti virtù alimentari. La Marocca si prepara mescolando farina di castagne con farina di grano e patate lesse schiacciate, acqua calda e lievito sciolto nel latte. Gli ingredienti usati devono essere di produzione locale e la cottura rigorosamente in forno a legna. Da tenere presente che a Casola, l’ultima domenica di ottobre di ogni anno, si svolge la Sagra della Marocca.
