foto di Pietro Marchini
Bigliolo è un piccolo borgo che supera di poco i cento abitanti, adagiato sull’ampia superficie di una splendida campagna collinare (218 metri), che un tempo ospitava le acque di un grande lago. Fa parte del comune di Aulla, nella provincia di Massa-Carrara, da cui dista circa dieci chilometri. E’ completamente esposto, in ogni stagione, ai raggi del sole ed interessato da una serie di torrenti e torrentelli che rendono l’ambiente sufficientemente umido e la terra molto fertile, i più importanti sono il Taverone e l’Aulella, entrambi affluenti del fiume Magra. Il Taverone, nel suo tratto iniziale, è diviso in due rami, il più settentrionale scende dal passo del Lagastrello e tocca il borgo di Tavernelle (412 m), il secondo ramo nasce dalle pendici del monte Alto e attraversa il borgo di Comano (540 m). I due torrenti si uniscono poco prima di Licciana Nardi (210 m). Il Taverone finisce la sua corsa gettandosi nel Magra a sud dell’abitato di Terrarossa (75 m). L’Aulella nasce a circa 1400 metri d’altezza fra l’Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi Apuane. Ha un andamento vorticoso, dovuto alla pendenza del terreno, fino a Casola in Lunigiana (338 m), luogo in cui riceve le acque del torrente Tassonaro. La corsa si fa più tranquilla e in prossimità del borgo di Gragnola (160 m) è arricchito dalle acque del torrente Lucido, più a valle, oltre Gassano (190 m), un altro affluente si getta nell’Aulella, il torrente Rosaro proveniente dal monte La Nuda, nei pressi di Pallerone, ad ingrossare le sue acque ci pensa poi il torrente Bardine. L’Aulella prosegue silenzioso la sua discesa, giunto ad Aulla entra nel letto del Magra, dopo un percorso di circa 28 chilometri.
Le Alpi Apuane viste da Bigliolo hanno forme fantastiche, il Pisanino e il Pizzo d’Uccello sovrastano tutta la catena, le loro vette appaiono ancora più affilate.
Ruderi dell’antico catello di Bigliolo
La prima menzione del borgo la troviamo in un atto di donazione al monastero di Monte dei Bianchi nella valle del Lucido, fatta nel 1181 da Ranieri e Guido di Ugo da Biliaulo. Fu per lungo tempo possesso dei Malaspina, passando poi nei primi anni del XV secolo sotto il dominio dei signori di Castel dell’Aquila di Gragnola. Successivamente lo troviamo nel feudo di Fosdinovo e infine, dopo il 1525, sotto Lazzaro, che dette origine alla II dinastia dei signori di Olivola. Il dominio di questi signori durò fino alla soppressione del feudalesimo alla fine del XVIII secolo, durante l’impero napoleonico e la istituzione della Repubblica Cisalpina. Bigliolo possedeva anche un importante castello a guardia della corte vescovile della Lunigiana. La fortificazione visse i momenti più strategici delle guerre tra il vescovo di Luni e i Malaspina, che si combatterono fra il XII e l’inizio del XIV secolo per il dominio della Lunigiana. Un momento drammatico il castello lo conobbe nei primi anni del XVI secolo, quando Giovanni de’ Medici, meglio conosciuto come Giovanni delle Bande Nere, acquista il feudo di Aulla. Questi assalì i castelli della media e bassa Lunigiana e fra questi anche Bigliolo, nel tentativo di allargare i suoi possedimenti. Con la fine del dominio di Giovanni de’ Medici il castello iniziò la sua decadenza, anche a causa del fatto che gli abitanti iniziarono a costruire il nuovo borgo in località di più facile accesso. Oggi della fortificazione si possono ammirare, nascoste dalla vegetazione, ampi tratti di mura e due torri di cui una cilindrica. La chiesa di San Donato di Bigliolo ha una storia antica e tormentata, della prima costruzione se ne parla nel Codice Pelavicino nell’anno 1231, dipendeva da quella di Soliera, probabilmente si trovava in prossimità del castello e venne distrutta insieme all’antico maniero. Fu ricostruita a tre navate con i materiali recuperati dal primitivo edificio religioso. Disponeva di cinque altari in stile barocco e di alcuni dipinti del XVII secolo. Il terremoto del 1920 che si abbatté sulla Garfagnana e la Lunigianà, distrusse anche questo edificio. La chiesa attuale fu ricostruita vicino a questa, al suo interno conserva apere pittoriche recuperate dalla struttura precedente. La terra di Lunigiana ha pesantemente subito le conseguenze della follia nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, non poteva mancare Bigliolo nel tragico elenco delle persecuzioni. Il giorno 7 aprile 1945, a pochi giorni dalla liberazione di tutta Italia dal nazi-fascismo, a Villanova di Bigliolo, dopo una cruenta battaglia, fu torturato prima e fucilato poi Leonardo Umile di Scerni in Abruzzo. Insignito di medaglia d’oro al valor militare, Aulla ricorda il valoroso partigiano, reo di non aver voluto rivelare il nome dei compagni, con un monumento dello scultore Alessio Manfredi, inaugurato nel 2005.Bigliolo è rinomato, anche fuori dai confini nazionali, per l’eccellente coltivazione, raccolta e commercio del suo pregiato fagiolo. La produzione di questo importante alimento è fatta seguendo principi e metodi che hanno il sapore del tempo. Questo lo possiamo affermare con assoluta certezza perché le piante che lo producono non conoscono i prodotti della chimica moderna, ma vengono semplicemente trattati con concimi assolutamente naturali, seguendo una filiera, rispettosa dell’ambiente, che è antica quanto il borgo. Le caratteristiche più spiccate di questo legume sono quelle di avere una buccia e una pasta estremamente tenera e facilmente digeribile ed un sapore molto dolce. A queste qualità contribuiscono sia il particolare terreno, umido ma ben drenato e un’acqua povera di sali minerali, sia la felice esposizione al sole.
In terra di Lunigiana, anticamente, il fagiolo era considerato la carne dei poveri, perché non mancava mai nelle loro mense, in sostituzione della carne molto più costosa, ma era tanto apprezzato anche dai ricchi, sia dai nobili Malaspina che dai marchesi di Olivola. In quell’epoca veniva coltivato lungo i corsi d’acqua, in tempi più recenti possiamo vedere le piante di fagioli arrampicarsi lungo i pali piantati nel bel mezzo della campagna, dando anche all’ambiente un aspetto molto singolare. I produttori di fagiolo, piccole aziende a conduzione familiare, ci rendono edotti sulle varietà del prodotto: il più richiesto, per il gusto e la digeribilità, è il Tondino, di piccole dimensioni, vagamente tondeggiante, con striature di colori che vanno dal viola alla vinaccia; il Borlotto è più schiacciato e allungato, viene prevalentemente usato per fare ottimi minestroni; il Bianchetto è il fagiolo di più piccole dimensioni, ha un sapore molto delicato ed è usato soprattutto come contorno ad altre pietanze; un’altra varietà ottima per cucinare saporite minestre insieme ad altre verdure è il Due Facce, si presenta schiacciato e di forma allungata. E’ particolarmente richiesto in cucina per le sue notevoli qualità alimentari: molto ricco di vitamine e sali minerali, di cellulosa, proteine e aminoacidi, un vero re della tavola. Una maratona alimentare lunga sei giorni, si tiene ogni anno a Bigliolo, nella seconda metà del mese di ottobre. È la Sagra di Bigliolo in cui il suo favoloso fagiolo viene presentato ai visitatori in una varietà infinita di ottimi piatti.
