foto di Silvia Meacci
Sarà visitabile fino al 30 marzo 2025 “La croce che fiorisce e le stimmate di Francesco”, una mostra allestita nel Refettorio d’inverno all’interno del complesso monumentale di Santa Croce. Ci sono voluti anni e anni di lavoro per realizzarla, tante competenze e collaborazioni. L’obiettivo? Ricomporre contesti culturali differenti e raccogliere le testimonianze scritte e artistiche inerenti la basilica francescana e le stimmate. Questa mostra ha dunque lo scopo di comunicare al pubblico, in modo comprensibile, il pensiero prodotto al riguardo tra la metà del Duecento e la prima metà del Trecento. “L’ottavo centenario del miracolo delle stimmate è stato sicuramente l’evento scintilla da cui è scaturito questo progetto ambizioso”, spiega Anna Pegoretti, filologa e studiosa del fondo manoscritto di Santa Croce. Durante lo studio e la catalogazione dei testi conservati e spesso prodotti in Santa Croce, come il Manoscritto antoniano esposto per l’occasione, si sono fatte scoperte importanti.

I testi (manoscritti miniaturizzati, non miniaturizzati e libri liturgici) e i dipinti su tavola, fanno riecheggiare ciò che tra le mura del complesso della basilica si è detto e si è ipotizzato. Santa Croce fu infatti un luogo naturale di riflessioni sul miracolo avvenuto alla Verna, sulle stimmate e sulla conformitas di Francesco a Cristo. La successione dei reperti esposti è determinante. La decodifica del percorso espositivo, breve e concentrato, si ha attraverso le didascalie, essenziali per capire le varianti minute. Infatti nel corso della storia si sono accolte nuove suggestioni. La prima sezione della mostra sulle varianti della raffigurazione delle stimmate è basata sulla “Vita” di Tommaso da Celano. Nella tavola esposta, degli anni 40 del duecento, ad imprimere le stimmate a San Francesco è una creatura angelica e i raggi disegnati non sono la causa delle stimmate. A lato del dipinto, è esposto il piccolo manoscritto, manuale di meditazione e ricco di testi monografici, in cui invece San Francesco è già conformato a Gesù. Lo si evince dalla rappresentazione iconografica dei raggi dipinti. Il vero senso degli oggetti, certamente anche esteticamente godibili, risiede nel fatto che ci parlano. Indissolubilmente riescono a costruire una comunicazione.

La seconda sezione della mostra ci illustra le suggestioni accolte dalla biografia di Buonaventura da Bagnoregio, la “Legenda maior” del 1263 secondo la quale le stimmate sono il risultato dell’esperienza mistica di Francesco, il suo punto di arrivo con l’immedesimazione con la croce di Cristo. Via via nel corso degli anni si precisarono infatti i dettagli del miracolo, fino all’idea che fosse avvenuto per mano di Gesù stesso. I francescani cercavano di promuovere la conformità di Francesco a Gesù, a scopo meditativo e per una ricaduta pratica immediata, vale a dire una devozione attiva, tuttavia il rischio di essere considerati eretici era grande.Di rara eloquenza e bellezza le due formelle di Taddeo Gaddi ( la Crocifissione di Cristo e San Francesco che riceve le Stimmate ) appartenenti al ciclo che illustrava parallelamente la vita di Gesù e quella di Francesco. Fu tuttavia Giotto, intorno alla metà degli anni 90, spingendosi oltre la visione di Bonaventura, a stabilizzare l’iconografia negli affreschi della Basilica superiore di Assisi intorno alla metà degli anni 90. Le opere e i documenti esposti provengono dalla Galleria dell’Accademia, dagli Uffizi, dalla Biblioteca Laurenziana, dalla Pontificia Università Antonianum, dalla Malatestiana, dall’Archivio storico diocesiano di Arezzo e da una collezione privata.
