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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Michelino in mostra

DiPietro Marchini

Feb 23, 2024

A Carrara si può venire per vari motivi, soprattutto legati al passato, certificati da una architettura sapiente, in un territorio che degrada fino al mare, da monumenti civili e religiosi, da stradine che si snodano fra file di palazzi che quasi si toccano, da piazze e teatri molto frequentati. Pittori, scultori, poeti di livello mondiale l’hanno vissuta e descritta. Carrara era raccontata anche dalla sua gente, dai cavatori, dagli scalpellini, dagli artigiani, dai vocianti ragazzi delle scuole, dai giovani che sciamavano la sera in interminabili passeggiate lungo via Roma. Ma la cosa che maggiormente la distingueva era la lavorazione del marmo: escavazione, segherie, laboratori, studi, erano visibili in ogni angolo e facevano di questa cittadina un centro di livello planetario. Qualcuno si chiederà perché parlo al passato, la risposta ce la fornisce il trascorrere del tempo, che ha consentito lo svuotamento della città, a causa della cementificazione di tutto il territorio fino al mare. Attualmente, viviamo in un centro silente, che si risveglia soltanto per qualche festività religiosa o in occasione di rari convegni annuali. Ma lo scalpello tace, la sua voce non si ode più negli stretti vicoli, le scaglie di marmo sono sepolte sotto strati di asfalto, l’identità millenaria è stata cancellata e, con essa, l’antico valore.