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Diari Toscani

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Rabbia Juve, fermata dal Genoa sul pari, l’Inter sbrana la Lazio e si cuce la seconda stella sulla maglia, la Fiorentina gioca male ma vince

DiDiari Toscani

Dic 18, 2023

“Il freno a mano non lo metto più! Il freno a mano non lo metto più!
Non mi importa se la strada va in giù, l’ho giurato: non lo metto più!”
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Non mi sembra vero, la Lazio gioca di domenica e per giunta la sera, quindi in zona No-Ikea. Fa molto freddo anche se l’atmosfera è molto calda, in settimana ci sono state polemiche riguardo all’involuzione dei bianco celesti. Gli spalti sono gremiti, anche per il gemellaggio tra le tifoserie. In tribuna si scorge la dirigenza interista, Zanetti impietrito dal freddo e Lotito con un cappello che lo fa somigliare a Sartana. La Lazio parte bene, il gioco scorre fluido e funziona soprattutto la catena di destra (l’ho sentito dire a un telecronista, ma non ho mai visto nessuna catena in un campo di calcio). I problemi nascono quando la palla arriva in area di rigore, Immobile è stretto tra 3 difensori centrali (quando capirà Sarri che serve una punta più vicina a Ciro?). In ogni caso la squadra romana controlla il gioco con tranquillità e il primo tempo sta volgendo al termine quando Marusic scorge l’ologramma de l’animadetuttilimejoedichilofagiocàasinistrainvecedeundifensorederuolo e passa la palla verso il portiere con la tranquillità di uno che apre la busta con una cartella di Equitalia. Lautaro non si fa ripetere l’invito e dopo aver scartato due difensori, l’arbitro, Peppe il posteggiatore dello Stadio Olimpico, infila la palla in rete e porta l’Inter in vantaggio, in lontananza si scorge il fumetto del bestemmione di Provedel. Finisce la prima parte e mi chiedo per quale motivo giochi Kamada invece di un qualsiasi pupazzetto del Subbuteo, tanto hanno la stessa mobilità. Le squadre rientrano in campo senza nessuna sostituzione (allora ce sei e nun ce fai). La Lazio riprende il filo del gioco interrompendo la sua corsa al limite dell’area di rigore avversaria come se ci fosse un muro invisibile. Il tempo di vedere l’entrata di Luis Alberto al posto di Kamada che risulta inutile e costoso come il pandoro della Ferragni e sull’ennesimo rinvio alla vedemo che succede, l’Inter raddoppia con Thuram, la dimostrazione che forse giocare con due punte è meglio che one. La Lazio subisce il contraccolpo del secondo goal e alcune divinità si siedono accanto a me per consolarmi. Abbiamo insieme l’opportunità di vedere Lazzari che viene abbattuto e gridare verso l’arbitro: A morte il mulo. Il direttore di gara che è presidente della Lega per la protezione dei muli, la prende sul personale e sventola il cartellino rosso verso il laziale che continua a declinare desinenze come: gnotta, onzo, erda. Chissà cosa voleva dire? La partita volge al termine con qualche altra occasione per l’Inter e la Lazio che molla. In tribuna Zanetti viene scongelato con il phon e Lotito va ad annegare la delusione nel Saloon di Ponte Milvio. Paradossalmente la Lazio perde la partita che ha giocato meglio negli ultimi tempi, la causa è dovuta alla mancanza di attenzione, di cazzimma (come dicono a Treviso) e di difensori che sono delle sontuose pippe al sugo.