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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Passeggiata nel Chianti con Claudio Bonci: il castello di Malclavello

DiSilvia Ammavuta

Ago 19, 2023

parte seconda

Consultiamo il volume  di Donatella Tognaccini e di Francesca Marchetti: «Del perduto e ritrovato castello di Malclavello in Chianti» edito da  Press & Archeos e uscito nel 2018. “Malclavello che si trova posto di fronte a Montegrossi, il quale si trova in Clanti.” legge Claudio Bonci.  Ho capito bene? Clanti e non Chianti? “Esattamente – mi risponde Claudio – ma di questo parleremo quando andremo a Gaiole. Siamo quindi nella vallata del torrente Massellone e più precisamente vicino al Borro Grande, affluente che origina alle pendici di Monte Muro e che scorre nei boschi circostanti Barbischio per poi buttarsi nel Massellone,  poco distante da Gaiole. Il Borro Grande, con andamento abbastanza rettilineo da est a ovest, segnava in questo tratto, nel medioevo, il confine fra la diocesi di Fiesole a nord, con le parrocchie di Montegrossi e Monterotondo e la diocesi di Arezzo a sud con Barbischio e con Mello, ed era sede di rogiti notarili; nel documento il Diplomatico di Coltibuono numero 288 anno 1109 ci viene raccontata la storia relativa a una tradizione molto interessante che ebbe per protagonisti due sposi: Azzo del fu Guido e Adalascia del fu Oddo. Nell’atto Azzo dichiara al cospetto del notaio Tezo che darà un morgincap a Adalascia, in presenza di parenti e amici, ovvero la quarta parte di tutti i beni mobili e immobili che le spettano e che le spetteranno per successione dai genitori. Il morgincap, o dono del mattino, era un’istituzione di origine longobarda, presente nell’editto di Rotari, istituzionalizzata dal re Liutprando e consisteva nel regalo che il marito longobardo faceva alla propria moglie, il giorno immediatamente dopo la prima notte di nozze. Tale dono sarebbe servito per mantenere i propri figli e la stessa Adalascia in caso di vedovanza. Quindi a Adalascia fu donato questo castello che si chiamava appunto, all’epoca, Malclavello. E adesso arriviamo al perché di questo nome: Malcalvello: nel 1109 viene scritto Maclavello, mentre nel 1115 lo troviamo scritto come castro Maloclavello. L’aggettivo malum significa malo, cattivo, e il sostantivo clavello può essere riferito a clavis: chiave chiavistello, catenaccio, oppure a clavus: chiodo. Chiavello è la variante arcaica di chiodo, quindi viene da pensare che questo nome significhi: chiuso male. In effetti, come hai notato tu: lassù, su di un versante c’è un dirupo, ma gli altri lati sono facilmente raggiungibili, quindi mal chiuso  poteva essere inteso nel senso di non protetto. Dagli studi fatti sembra proprio che sia da escludere il nome proprio di una persona e quindi Malclavello è legato sicuramente al toponimo, ed è stato un mistero lungo più di otto secoli, ritrovato fortuitamente nei boschi oltre Barbischio da Renzo Centri.”

Con Renzo Centri e le due autrici del libro abbiamo fatto la visita guidata del castello. “Renzo è uno studioso esperto dei sentieri del Chianti – aggiunge Claudio – Nel 2016 mentre si trovava a camminare a Serravalle, osservando la struttura, avanzò l’ipotesi che l’attuale casa potesse inglobare le antiche vestigia del castello di Malclavello e da quel momento furono condotti gli studi che ci hanno svelato i segreti di questo luogo.”

La visita era avvenuta di notte e, al di là del fascino indiscutibile che quel luogo emana, ricordo di aver visto la torre e anche una costruzione al suo fianco.“Sì, annessa alla torre medievale c’è una villa databile fine 1400 primi 1500” mi spiega Claudio mentre continuiamo a salire: il selciato della strada è originale del periodo medievale. Si è salvato grazie ai riporti che sono stati fatti nel corso del tempo di terra e ghiaia.

Appena raggiunto quello che qui viene chiamato il Madonnino, dove, oltre alla rappresentazione di una Madonna con il Bambin Gesù, c’è incassata una ceramica di San Francesco.

 

Svoltiamo  e proseguiamo la salita. A sinistra c’è solamente bosco, mentre sulla destra, in mezzo alle fronde degli alberi, si intravedono filari di viti e in lontananza, fra la foschia,  le torri di Siena. Ancora qualche curva e nuovamente giriamo a sinistra, prima di arrivare a Malclavello, ultimo “strappo” in salita e arriviamo a destinazione.