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Diari Toscani

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Firenze: il Museo della Resistenza si farà

DiSilvia Meacci

Ago 8, 2023

L’11 agosto, come ogni anno, Firenze celebrerà la liberazione della città dal regime nazista e fascista. In questi giorni che precedono la ricorrenza si parla concretamente della realizzazione del Museo diffuso della Resistenza, che sarà dislocato nelle biblioteche della città.

“Sono felice della votazione favorevole, anche del consiglio comunale, dopo quello in commissione di due anni fa a questo atto, un atto importante che conclude un percorso iniziato anni fa”, ha sottolineato il consigliere delegato per la valorizzazione della fiorentinità Mirco Rufilli, “in ogni biblioteca verrà sistemato un totem interattivo, collegato ad un portale con le storie della resistenza fiorentina e con le indicazioni delle scaffalature dedicate ai libri che la raccontano. Le nostre biblioteche sono già luoghi utilizzati dai cittadini, siano studenti o semplici lettori, sia come luoghi di apprendimento ma anche di socialità, incontro e approfondimento e formano in maniera naturale un ottimo dislocamento di cultura diffusa su tutta la città. Raccontare lì le storie della Resistenza accadute proprio nelle loro vicinanze, sarà davvero importante. Questo progetto ci dà la possibilità di realizzare l’idea del Partigiano Pillo (Silvano Sarti) che, ad ogni occasione, ci ricordava di come sarebbe stato importante avere in città un museo della Resistenza”.

Finalmente potremo entrare in contatto con storie che magari sono rimaste sconosciute ai più e anche dare ai fatti una collocazione fisica, tanto da tracciare una mappa dei luoghi intorno ad ogni biblioteca. Una mappa della memoria. È giusto non dimenticare ed è anche importante percorrere una via della città e potersi immaginare l’atmosfera di quei tempi, la paura, l’orrore, l’instabilità, le ingiustizie, le sofferenze, la capacità di adattamento, da un lato, e la forza di ribellarsi, dall’altro.

Ricordiamo gli ultimi giorni di Firenze sotto il nazifascismo: il 31 luglio 1944 Radio Londra annunciava: “Le truppe alleate hanno raggiunto la riva sud del Pesa e dell’Arno a circa 20 chilometri da Firenze”. In città, intanto, l’auto del messo comunale passava per le vie e avvertiva la popolazione. “Si raccomanda di trattenersi nelle cantine. È proibito a chiunque lasciare le case. Le pattuglie delle Forze Armate Germaniche hanno l’ordine di sparare contro chiunque sia trovato per strada o alla finestra”. Iniziava l’attesa e la grande paura. I fiorentini non avevano luce, né acqua in casa, erano interrotte anche le comunicazioni telefoniche. Si sentivano boati di cannonate e mine nella notte. Saltarono i ponti. Cinque su sei, di cui il meraviglioso Ponte Santa Trinita. Solo Ponte Vecchio fu risparmiato. Le pattuglie degli alleati sbucarono nei sobborghi meridionali della città. Le due artiglierie nemiche combattevano.

La notte del 10 agosto Radio Londra comunicava: “Le ultime pattuglie di paracadutisti tedeschi ricevono l’ordine di ripiegare a nord”. All’alba dell’ 11 agosto, la martinella di Palazzo Vecchio richiamò i fiorentini alla battaglia, rimanevano ancora retroguardie tedesche a ostacolare la liberazione. Le formazioni dei partigiani, fino ad allora clandestine, dilagarono per le vie. Cantavano, andando incontro al nemico. A San Frediano ma anche a San Niccolò c’erano franchi tiratori alle finestre e bombe disseminate dappertutto. Fu una vera caccia all’uomo. Gli alleati accettarono il non disarmo dei partigiani che, organizzati in squadre d’azione, furono suddivisi e distribuiti in settori della città. Si contavano i morti, si provava a seppellirli. Sulle macerie tra sponda e sponda, c’era un brulichio di gente che come formichine, andavano e venivano, recuperavano cose, oggetti. In Palazzo Pitti più di 5000 profughi furono accolti e sfamati. Dopo giorni di battaglia, in centro, la guerra poté dirsi finita, ma nei quartieri periferici si combatteva ancora, era pericoloso, si era isolati, solo qualche medico, o prete, si avventurava a cercare notizie e soccorso. Sull’Arno squadre di genieri rimuovevano i massi per riattivare le comunicazioni da riva a riva. La gente si riaffacciava faticosamente alla vita: l’acqua alle fontane era tornata.