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Diari Toscani

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Melma: a Firenze una mostra instagrammabilissima in uno scenario mozzafiato

DiSilvia Meacci

Giu 25, 2023

Da pochi giorni ha finalmente riaperto il Forte di Belvedere, riconfermandosi punto privilegiato da cui ammirare lo skyline fiorentino, magari sorseggiando un fresco cocktail. Realizzata alla fine del Cinquecento da Bernardo Buontalenti per volontà di Ferdinando I dei Medici, la fortezza è anche location possente e ideale per esposizioni d’arte contemporanea, con cui dialoga corroborativamente, esaltandone la forza espressiva. Fino all’8 ottobre sarà sede della mostra di Nico Vascellari “Melma”.  Melma, come un qualcosa che cela la vista, fangoso e che protende verso l’ignoto. “Ho sempre parlato dell’arte come una pésca a mani nude nel fango – ha detto l’artista – dove è possibile trovare ciò che non conosci, ma che tenti di riconoscere”. Si tratta di un progetto espositivo inedito e ideato per tutti gli spazi della fortezza, dai bastioni all’interno della palazzina. Ne vale davvero la pena e oltretutto l’ingresso è gratuito.  L’occhio del visitatore si alterna tra la visione delle opere, cupe ma intense, piene di rimandi e di spunti di riflessione, all’apprezzamento della vista sulla città, unica e magica. A cura di Sergio Risaliti, promossa dal comune di Firenze e organizzata da MUS.E, la mostra è la prima tappa di un grande progetto dell’artista per la città. Il visitatore sarà spiazzato, sorpreso e affascinato dalle nove sculture sui bastioni, ma anche da video, collage con pagine di rivista, olio e spray, installazioni e suoni, il tutto dedicato alla relazione osmotica tra uomo e natura. Peculiarità dell’autore, Nico Vascellari, classe 1976, è la ricerca antropologica, l’attenzione per i riti e il folklore. Le sue opere vibrano e oscillano tra arcaicismo e cultura alternativa, sfociando in uno stile unico e inconfondibile. Le sculture di animali che accoglieranno il visitatore, cane, giaguaro, cervo, montone, leone, stambecco, lupo, cavallo e bufalo, sono simboli e loghi utilizzati dalle case automobilistiche. L’artista, prima di fondere le sue opere in alluminio, le ha realizzate in cera e le ha fatte modellare dal calore del motore su cui ognuna è appoggiata. Le due “carcasse” si sono imparentate, il ventre della bestia è il congegno metallico stesso.

All’interno della palazzina, sul nudo pavimento, si trovano altre sculture di animali: un fagiano, una lepre, una volpe. Animali trovati morti nel bosco, raccolti e rinchiusi dentro la terra arenaria per poi essere sciolti a cera persa con alluminio o bronzo. Vascellari ha detto di aver avuto l’idea di unire due rituali funerari, la sepoltura e la cremazione, dopo il triste evento personale, la morte del suo cane Grisù. Molto interessante il video “VIT”, “Visita Interiora Terrae”, che mostra l’artista stesso, narcotizzato con un’iniezione, imbracato e poi sollevato da terra e trasportato da un elicottero. Due sono gli input che hanno dato vita   a tale progetto:   i soccorsi in elicottero dei grandi  mammiferi che,   addormentati e inconsapevoli, sorvolano il loro habitat, e  una scena de “La dolce vita” in cui una scultura di Cristo è portata da Milano sui quartieri di Roma. Ritorna il tema dell’ ignoto, della foschia, dell’indagine. Pare che Nico Vascellari si sia ispirato anche al dipinto “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. Il visitatore che si accoccoli  sul pavimento per godersi la visione del filmato può provare la sensazione di essere parte dell’installazione. Lì nella penombra, spettatore e agente attivo nella fruizione dell’opera.

Dal 24 giugno all’8 ottobre, da martedì a domenica, dalle 10 alle 20. Ingresso gratuito con biglietto da ritirare presso la biglietteria.

foto di Silvia Meacci