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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Firenze: il cimitero delle Porte Sante, museo a cielo aperto

DiSilvia Meacci

Mag 12, 2023

A pochi passi dal Piazzale Michelangelo, sul colle dove si erge bianca e superba la basilica di San Miniato al Monte, si impongono i sepolcri delle Porte Sante, attraendo ogni giorno l’interesse dei visitatori. 

Il cimitero si contraddistingue per il pregio delle sue sepolture, sia cappelle sontuose che semplici tombe, statue e lapidi antiche. A lato della basilica c’è una parte panoramica occupata da alcuni dei monumenti più prestigiosi, quello a Giovanni Spadolini, a Mario Cecchi Gori, a Pietro Annigoni, a Giovanni Papini. Il cimitero è rinomato per i personaggi celebri che vi riposano: Ottone Rosai, Franco Zeffirelli, Carlo Lorenzini, Vasco Pratolini, Carlo Azeglio Ciampi, Libero Andreotti, Pellegrino Artusi, Ciro Menotti. La parte più antica si trova dietro alla chiesa e risale all’ottocento. Le sepolture degli anni dieci, venti e trenta del novecento si trovano nei bastioni occidentale e nord-occidentale, mentre le cappelle gentilizie sono soprattutto lungo il perimetro. Il camposanto è tuttora in uso e ai familiari dei defunti si mescolano i turisti che sanno rispettare il silenzio e la sacralità del luogo dove passeggiare è respirare la storia e la vita.

Camminando tra i monumenti funebri, si è avvolti dalla bellezza dei fregi, delle iscrizioni, si è portati alla riflessione, si inala un’impalpabile illusione di eternità. Le tombe sono dimore urbane per i defunti che continuano a vivere attraverso le statue o le originali sculture. Angeli, volti bambini strappati alla vita prematuramente, due innamorati a ricordare un grande amore, testi di canzoni incise sul marmo come memoria del compositore deceduto,  busti di militari, profili di donna. Tutto rimanda alla vita, alla quotidianità dei defunti, che si animano nella nostra immaginazione, tutto allude ai familiari nel dolore e nella loro brama di eleganza, originalità e distinzione e anche alle maestranze, eccelsa manodopera di scalpellini, esperti, artisti che contribuirono a decorare questa città dei morti. Una cittadella in miniatura con le sue strade, intitolate ai più celebri, con gli incroci, i vialetti.

Il cimitero delle Porte Sante fu progettato da Niccolò Matas, fu inaugurato nel 1848 e poi ampliato meno di venti anni dopo dall’architetto Mariano Falcini.

Dopo che fu creato il primo cimitero monumentale a Parigi nell’ottocento, grazie a Pére Lachaise, il genere riscosse infatti molta fortuna in tutta Europa: nacquero cimiteri straripanti di sculture come status symbol per una classe sociale agiata. Erano lontani dal centro della città, per rispettare le nuove disposizioni igieniche e per allontanare dagli abitanti la vista della morte, in un’ottica tutta borghese. Negli ultimi anni l’amministrazione comunale ha avviato un processo di valorizzazione culturale e restauro degli elementi architettonici e storici presenti. È stato realizzato anche il depliant “Cimitero monumentale delle Porte Sante. Esperienze di valorizzazioni del patrimonio artistico e monumentale”, sotto forma di mappa bilingue con i nomi dei defunti celebri.

Foto di Silvia Meacci