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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

L’arte è il cibo per l’anima: Pietro Cavallini pittore

DiSilvia Ammavuta

Mag 6, 2023

Diari Toscani incontra il pittore Pietro Cavallini, nato a Scanzorosciate, vive nella provincia di Bergamo, città nella quale ha lavorato come disegnatore tecnico in qualità di perito industriale. Ha all’attivo molteplici mostre personali e collettive. La madre era una valida disegnatrice, soprattutto del corpo umano, tanto che Cavallini afferma di “essere stato contagiato da lei”.

Maestro Cavallini, parto da una figura geometrica per addentrarmi nel suo percorso artistico: cos’è per lei il cerchio?

È il massimo della perfezione sotto tutti gli aspetti. Sono sempre stato attratto dal cerchio, fin dai tempi in cui usavo il compasso per il disegno tecnico.  Da pittore penso a Giotto, alla sua capacità di disegnare il cerchio a mano libera. In fondo anche gli astri sono tutte sfere. La sfera è il massimo dell’espressione.

In un cerchio non vi è inizio e non vi è fine, simboleggia la perfezione. Esiste la perfezione?

La perfezione, secondo me, non è possibile. Se proprio vogliamo esagerare potremmo arrivare al 99,9 per cento, ma mai al cento per cento. Se parliamo di perfezione è consequenziale parlare di imperfezione che è la perfezione della natura, basta pensare al corpo umano. Un esempio? Le rughe! Esse non sono altro che il segno del tempo che passa. Come dovremmo definirle perfette o imperfette? Sono il percorso della vita di ciascuno di noi.

Il cerchio rappresenta anche la ciclicità del tempo, qual è la relazione del Maestro Cavallini con il tempo?

Ho una buona relazione con il tempo, perché non ho nessun rimpianto, ed ho la fortuna di fare belle cose, pur avendo la consapevolezza che andando avanti ci sono e ci saranno problemi, ma, come diciamo nel bergamasco: tengo duro. Se invece vogliamo parlare del tempo meteorologico, anche in questo caso ho una buona relazione: trovo sempre il modo di divertirmi e ammirare la bellezza della natura in tutte le sue manifestazioni, le quattro stagioni sono la meraviglia della natura, che rispetto profondamente.

L’artista Bruno Munari sosteneva che il cerchio attira l’attenzione e non consente di staccarci dall’immagine, se non con un movimento deciso della testa, dello sguardo…

Concordo pienamente, il cerchio coinvolge, ha fascino, mentre le punte portano ad evadere. La mia passione per il cerchio, per la sfera, arriva da lontano, da quando ero bambino e giocavo a pallone, vede? Dico giocavo a pallone, non a calcio! Ero affascinato da quell’oggetto tondo, tanto che lo accarezzavo con i piedi.

Nelle sue opere sono spesso presenti figure geometriche. La geometria è una disciplina e in quanto tale ha delle regole, come è possibile per un artista conciliare estrosità e regole?

Sono le regole che danno un senso ed è necessario rispettarle, poi si può andare anche “oltre”, ma anche “l’oltre”, ha le proprie regole, quindi, pur lasciando spazio all’immaginazione, quelle regole devono essere rispettate.

Quante realtà esistono?

Tante. La più bella è la realtà dell’amore, grazie a essa potremmo risolvere situazioni inaccettabili. Non tollero la violenza, se vivessimo in un mondo privo di violenza saremmo tutti felici e potremmo stare bene tutti. Non sono molto ottimista nel futuro, per le generazioni che verranno. Speriamo che ci sia un futuro come Dio comanda, un Dio indicibile, unico! Be’ il mio pensiero su un essere supremo è questo, anche se io credo nella scienza, come san Tommaso. Sa cosa le dico? Menomale che esiste la morte.

Maestro Cavallini, mi fa pensare a Totò, alla poesia di Totò “‘A livella”. Credo che esprima chiaramente ciò che ha appena esternato nella sua ultima affermazione…

Esattamente: distesi, in orizzontale, siamo tutti uguali nel bene e nel male, ricchi e poveri, personalità e sconosciuti. 

Arte e spiritualità, c’è un legame fra di esse?

La spiritualità è legata alla spiritualità personale, ci sono tante discipline religiose. Pur non essendo un religioso, riconosco che l’esoterico ha il proprio fascino, dopodiché le cito una frase di mio nonno, che condivido in pieno: “Una sedia in chiesa e una sedia in comune, e non hai più bisogno di nessuno”, ovvero, se hai queste due sedie a disposizione, hai in mano il potere. Credo sia sufficiente per capire come la penso.

Spiritualità: termine inflazionato, secondo lei ne conosciamo il vero significato?

È un termine generico, dipende da che parte la si vuol prendere e da quale punto di osservazione la si guardi, la spiritualità è soggettiva, legata a ciò che si pensa di essa. Per quanto mi riguarda, la spiritualità è quella condizione, quello stato d’animo, che ti porta a far star bene gli altri. Purtroppo, tornando alla frase di mio nonno, quando attorno alla parola spiritualità c’è il potere, tutto cambia.

Maestro, siamo partiti da un cerchio, abbiamo toccato lo scorrere del tempo, per arrivare alla spiritualità, e in ogni sua risposta è sempre presente “l’uomo”. Quando parliamo di arte contemporanea parliamo di arte del nostro tempo, ma ogni arte è contemporanea al proprio tempo, forse dovremmo parlare di linguaggio artistico di oggi per l’uomo di oggi.

Sì, soprattutto oggi, per esempio il nuovo linguaggio è strettamente legato alla tecnologia, un linguaggio usato anche nel mondo dell’arte, va da sé che debba essere usata quando serve. La tecnologia sta emergendo, ci sono opere impostate con il metodo digitale. E anche con il digitale si possono fare opere uniche. Però, ribadisco, la tecnologia sta avanzando prepotentemente, non la si deve demonizzare, né farla subentrare all’ingegno umano, la si deve utilizzare a favore dell’uomo.

Quanto siamo condizionati dagli stimoli visivi che ci circondano?

Parecchio, anche a livello mediatico, possono creare benessere e violenza, ciò che deve far riflettere è che se non c’è la cultura tutto è fruibile, tutto viene sdoganato. Anche il calcio: a me, per esempio,  piace andare allo stadio, godere di una partita, a prescindere che giochi la mia squadra, è uno spettacolo del quale bearmi. Ecco, anche il tifo può essere deleterio quando perde i connotati del piacere e del divertimento, perché sfocia in violenza. Dobbiamo godere e imparare dalla natura, torno sempre su questo argomento, lo so, ma in natura tutto si muove in armonia.

La domanda che le ho fatto mi era funzionale per traghettarci nella seguente: cos’è la bellezza?

La bellezza è soggettiva, il piacere è fatto di tante componenti: innanzitutto c’è l’essere e non l’apparire. Se poi se c’è anche la bellezza tanto meglio, e qui non posso che pensare alla donna al suo fascino che ammalia, non solo per le forme del corpo, le sue rotondità, le sue curve. La donna è la perfezione di una macchina, quella che produce la vita, e se non è bellezza donare la vita. La donna ha una marcia in più.

Si può fare dell’arte un mestiere?

Dipende, oggigiorno non è facile, ho costruito tanto durante la vita per poter oggi dedicarmi totalmente alla pittura, grazie proprio al lavoro che mi dava da vivere. Be’, se ci pensa è un po’ come per il pregare, preghi e lavori per vivere.

Ora et labora…

Esattamente! Chi invece decide di vivere di solo preghiera va a fare il prete e così ha uno stipendio.

Pietro Cavallini pictor romanus, nato intorno al 1240: un buffo caso di omonimia, in cui non solo il nome e il cognome sono identici, ma anche la passione e la dedizione per l’arte. Che sensazione si prova?

Sono incuriosito da questo personaggio, mi pare che ne parlassero abbastanza bene, non era l’ultimo arrivato, da quello che ho visto; mi pare che fosse già moderno per l’epoca, con un linguaggio pittorico nuovo. Indubbiamente è buffo avere un omonimo pittore, ma ognuno vive il proprio tempo…

Ho voluto giocare un po’ su questa combinazione di omonimia per un aggancio passato-presente. Quanto la sua arte è influenzata da artisti del passato? C’è, o ci sono stati pittori che lei ha studiato in maniera approfondita per arrivare oggi al suo “stile artistico?

Sì, ci sono, Picasso e soprattutto Van Gogh. Sa, a me piace la materia, lo spessore e Van Gogh è stato unico nel suo genere. Lo considero uno dei maggiori espressionisti. Era un artista completo con i suoi colori primari.

E qui mi viene spontaneo chiederle: esiste un proprio stile?

Eh, lo stile è una cosa che hai dentro. È  chiaro che servono i mezzi necessari per esprimerti, quindi è altrettanto necessario studiare, fare l’Accademia, poi però devi muoverti con le tue gambe.  Parto dal presupposto che c’è sempre qualcuno che va oltre. L’importante, a mio avviso è volare basso e fare quello che piace. Se poi piace anche agli altri ne sono contento. Ho molte mie opere in giro, sia in gallerie che in case private, e questo mi dà soddisfazione. Il principio al quale mi attengo è essere me stesso e andare avanti con le mie capacità. Il resto viene da sé, così come il denaro, indubbiamente importante, ma serve per vivere. Il piacere più grande è il riconoscimento da parte di sconosciuti: è la cosa che mi dà, in assoluto, una immensa soddisfazione, perché vuol dire che le mie opere sono piaciute.

Le sue tecniche pittoriche? 

Ho fatto tanta grafica e questo ha formato molto il mio percorso. Inoltre la materia mi ha sempre incuriosito, il suo spessore, la sua tridimensionalità, ed ecco che torniamo al cerchio, il cerchio è l’infinito, è andare oltre, infatti oltre lo scrivo: ol3 al cubo.

Maestro, nei suoi quadri c’è un elemento che è sempre presente: la luce…

Vero, la luce è il quinto elemento, la luce è vita, è calore: senza di essa il mondo finirebbe nell’arco di pochissimo tempo. Ho fatto molteplici studi sulla luce.

Astrattismo e figurativo

Faccio una breve premessa: saper disegnare è una bella compagnia, perché rilassa, anche se la passione è sempre sofferenza, se il risultato non è quello sperato. Detto questo, per me, astrattismo e figurativo sono sullo stesso piano, anche se il figurativo è quello più usato. Per chi sa disegnare è quello più semplice, anche se è comunque difficoltoso, perché devi dare la tua impronta, che è la tua firma. L’astrattismo è più impegnativo: non è facile esprimersi con qualcosa di astratto. C’è uno studio dietro, incontri delle difficoltà prima che ti soddisfi e al contempo abbia un senso. Tutti i progetti partono e poi vengono filtrati.

Cos’è la fragilità per Pietro Cavallini?

Eh! Fragilità, parola grossa, dipende dall’educazione e dalla fortuna di stare bene in salute, e io ho la fortuna di essere in salute e questo mi aiuta a non sentirmi fragile. Si è fragili quando c’è una salute cagionevole. Se ti vengono tarpate le ali, sia psicologicamente che fisicamente vai in difficoltà. Credo anche che, per fronteggiarla, sia basilare non farsi condizionare dai tanti fattori negativi che ti circondano, oggi è dura vivere per molteplici motivi. Per questo è importante la famiglia, alla quale dò la priorità: la famiglia protegge e deve essere protetta, all’esterno non c’è questa protezione, ed è lì che devi avere attenzione a non farti trascinare dai fattori esterni.

Progetti futuri

Ce ne sono tanti: ho molta roba sul fuoco, man mano vedremo, importante è restare critico di me stesso, fare cose interessanti per dare un messaggio interessante. Alla base di tutto questo c’è la ricerca: non mi accontento mai di quello che faccio, sono sempre in fermento. L’arte è il cibo dell’anima, e per nutrirla non dobbiamo fermarci.