• Dom. Mag 26th, 2024

Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Paolo e Vittorio Taviani: la regia al quadrato

DiPierluigi Califano

Gen 7, 2023

Ci sono persone che devi nominare al plurale, come se fossero aziende. Paolo e Vittorio Taviani vanno pronunciati insieme, come se fossero un’unica persona. Paolo è nato a San Miniato l’ 8 novembre del 1931, mentre Vittorio è nato, sempre a San Miniato il 20 settembre del 1929. Entrambi appassionati di cinema, si trasferirono a Roma a metà degli anni ’50, nella Cinecittà dei colossal americani, delle commedie di Totò e Alberto Sordi. Era l’epoca del cinema di Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Alessandro Blasetti. C’erano due modi di raccontare il paese con i suoi vizi e le sue virtù. I fratelli Taviani si posero, da subito, nel filone documentaristico: il verismo mutuato da Verga e Pirandello. Nel 1960 diressero e raccontarono la nazione con il documentario: L’Italia non è un paese povero. Nel 1962 con la pellicola: Un uomo da bruciare, narrarono attraverso gli occhi e le gesta di Gian Maria Volonté, le lotte sociali che si scontravano con gli interessi della mafia e dei latifondisti. Nel 1967 i fratelli Taviani diressero I sovversivi: la pellicola narrava di alcuni esponenti del Partito comunista, che si recavano ai funerali di Palmiro Togliatti. I Taviani anticiparono l’imborghesimento della sinistra, quella perdita di connotazione rivoluzionaria che, oggi, sta decretando la sua fine. Spiccava la partecipazione di un giovane Lucio Dalla, che smise i panni del cantante, per vestire quelli dell’attore, con grande credibilità. Era una pellicola, in cui si raccontava di un gruppo di naufraghi, che prima viene ospitato dalla popolazione e poi tenta di sovvertire l’ordine in modo violento. Si trattava di un film crudo su quanto l’isteria collettiva possa provocare sconvolgimenti in contesti sereni. Nel 1972 Paolo e Vittorio Taviani tornarono al tema della rivoluzione sociale. Il film: San Michele aveva un gallo, un adattamento del racconto di Tolstoj “Il divino e l’umano”, raccontava di un anarchico che tentava la rivoluzione in un piccolo paese umbro. Il tentativo falliva e Giulio Manieri, il nome del protagonista, veniva incarcerato. Si ritrovava a fare i conti, dopo qualche anno, con l’irrisione, da parte di giovani sovversivi, di quelli che erano stati i suoi ideali. Nel 1974 diressero Marcello Mastroianni nel melodramma di stampo viscontiano: Allonsanfàn. Con la colonna sonora di Ennio Morricone, la pellicola di ambientazione risorgimentale, narrava, ancora una volta, della disillusione di un rivoluzionario, l’ex giacobino Fulvio Imbriani. Malgrado la delusione, Imbriani decide di seguire i suoi compagni di lotta per liberare il Meridione. Era un susseguirsi di tradimenti e sotterfugi, gli ideali venivano calpestati in nome del proprio tornaconto per uscirne alla fine tutti sconfitti. È la guerra tra poveri che ancora permea le nazioni, un infinito conflitto che fa perdere solo gli ultimi.

 In Padre padrone del 1977, i fratelli Taviani raccontarono le regole feroci dell’universo patriarcale. Il film era tratto dal romanzo di Gavino Ledda, che ebbe riscontro di pubblico e critica. La Notte di San Lorenzo del 1982, narrava della resistenza in un piccolo paese toscano, che ricordava San Miniato, quello di origine dei fratelli Taviani. Nel microcosmo del paesino toscano, si raccontò di amori, codardia, coraggio, passione: tutto ciò che animava ed anima gli esseri umani. Il film vinse vari premi, tra i quali: David di Donatello, Globo d’oro e Grand prix della giuria a Cannes.

Nel 1984, Paolo e Vittorio Taviani diressero Kaos. Era un adattamento letterario tratto dalle novelle di Pirandello. Si sviluppava in cinque racconti, di particolare efficacia scenica fu La giara, interpretata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Nel 1990 tornarono a raccontare le novelle di Pirandello traslato nella Napoli del diciottesimo secolo. La pellicola si intitolava: Il sole anche di notte. Narrava della ricerca della solitudine come espiazione, di quanto l’umanità sia spesso troppo arrogante e rumorosa. Le affinità elettive del 1996, mise alla prova il talento dei fratelli Taviani. Il film liberamente tratto dal romanzo di Goethe, raccontava i tormenti del cuore di donne e uomini. Fu ambientato in Toscana, a San Miniato che prese il posto delle colline tedesche narrate da Goethe.

Paolo e Vittorio Taviani portarono di nuovo nelle sale una pellicola ispirata alle novelle di Luigi Pirandello. Nel 1998, Tu ridi con Antonio Albanese, Sabrina Ferilli e Lello Arena, raccontava in due episodi di personaggi che non riuscivano a trattenere la risata in condizioni di estremo stress.

Nel 2004 i due fratelli Taviani diressero per la televisione, Luisa Sanfelice. Si trattava di un romanzo popolare, ambientato nel periodo della Repubblica Partenopea. Paolo e Vittorio Taviani furono presenti al Festival di Berlino nel 2007 con il film: La masseria delle allodole. Poi presentarono: Cesare deve morire, tratto da Shakespeare, che ottenne un grande successo.

Il 2017 fu l’anno dell’ultimo film insieme per i fratelli della regia che diressero: Una questione privata, tratta dal romanzo di Beppe Fenoglio: una profonda introspezione legata al periodo bellico e suoi rapporti umani. Nel 2018 Vittorio Taviani è morto a Roma, rompendo il sodalizio artistico con il suo amato fratello. Nel 2022 Paolo è tornato a Berlino con il film: Leonora addio, ancora tratto da una novella dell’amato Pirandello: una sorta di commiato da quel mondo a cui i due fratelli Taviani hanno dato molto e altrettanto hanno ricevuto. Perché non si può pronunciare Paolo senza dire anche Vittorio Taviani, la regia al quadrato.