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Carrara: una piazza in festa per il “repressore” Heusch

DiVinicia Tesconi

Ago 31, 2022

Arrivò a Carrara il 16 gennaio 1894 e per accoglierlo venne organizzata una parata degli alpini di stanza alla caserma Dogali. Il colonnello Nicola Heusch, già ispettore del corpo degli alpini, una lunghissima e folgorante carriera militare partita dal Granducato di Toscana, passata nel regno di Sardegna e continuata nel regno d’Italia, era stato mandato in terra apuana come commissario straordinario con pieni poteri, per riportare l’ordine in seguito alle rivolte scoppiate a Carrara sulla scia dei moti siciliani. Proprio il giorno del suo arrivo venne funestato da uno dei più feroci scontri di quelli che passarono alla storia con l’improprio nome di moti della Lunigiana, sebbene avessero come teatro, principalmente, il territorio carrarese. Quel giorno, appunto, nei pressi della caserma Dogali, nel centro di Carrara, in uno scontro tra una banda di ribelli e la cavalleria del regio esercito si erano contati undici morti e moltissimi feriti. Ma questo non aveva impedito la magnifica parata degli alpini per salutare l’arrivo del colonnello. La piazza scelta per l’occasione era quella di più recente costruzione: piazza Farini, la piazza progettata unitamente al grande teatro Politeama Verdi, nell’ambito del progetto urbanistico di sviluppo a est del centro cittadino e di riqualificazione delle aree, allora, periferiche, molto degradate. Quella zona era stata, fino al 1888, anno in cui cominciarono i lavori del teatro e della piazza, la parte “oscura” della città. Relativamente lontana dal centro dell’epoca, il cui baricentro gravitava tra la piazza del Duomo e piazza Alberica, era diventata sede del cimitero, in conseguenza della pratica di seppellire i morti in fosse comuni fuori dalle mura delle città ed era stata, per molto tempo, anche il luogo appartato in cui venivano eseguite le condanne a morte. Una grande spianata di oltre 3500 metri quadrati, nella quale, la gente del tempo, non amava addentrarsi, salvo nelle occasioni per onorare i defunti. In soli quattro anni, il progetto presentato dall’ingegner Leandro Caselli, a cui si devono quasi tutti i palazzi di epoca risorgimentale della città, e dall’ingegner Alberto Scarsella, entrambi torinesi, venne realizzato. Carrara prese un nuovo volto, accogliendo chiunque volesse entrare in città con una modernissima piazza a pianta quadrata, delimitata su tre lati da alberature e dominata, sul quarto lato, dall’altrettanto moderna e imponente struttura del nuovo teatro lirico carrarese, disegnato sul modello della Scala di Milano: il solo dedicato a Giuseppe Verdi, con il consenso del grande compositore, che di lì a poco, morì. La nuovissima piazza venne intitolata a Luigi Carlo Farini, figura di grande spicco del Risorgimento italiano: medico, patriota, membro della Carboneria, ministro del Regno di Sardegna e poi, per un brevissimo periodo, tra la fine del 1862 e il 1863, presidente del consiglio dei ministri del Regno d’Italia. In piazza Farini, dunque, che esisteva da soli due anni, il colonnello Heusch fece la sua entrata trionfale a cui accorse gran parte della cittadinanza, che non esitò a salire anche sui tetti per assistere alla parata, come dimostra un dettaglio dell’immagine in cui si vede, in piedi sul tetto del politeama, una signora, con tanto di abito da dama e ombrellino, insieme a un bambino. Heusch restò a Carrara fino al 25 agosto di quello stesso anno e mise in atto una campagna estremamente severa contro chi aveva aderito ai moti, istituendo il tribunale militare e collezionando 300 arresti e 454 condanne: un passaggio breve, incisivo ed intenso che, tuttavia, non gli impedì di ottenere ben 2204 voti (su 3243 votanti) alle elezioni politiche carraresi del maggio 1895.

A Carrara, tuttavia, Heusch non restò e dopo esser stato promosso tenente generale e decorato con croce di commendatore dell’ordine militare di Savoia andò in Eritrea, dove fu membro del tribunale militare istituito per giudicare l’operato del generale Oreste Baratieri nella battaglia di Adua. Di seguito, tornò in Italia, chiamato ancora a sedare focolai di rivolta nella sua Toscana: operazioni nelle quali mostrò la stessa inflessibilità messa in atto a Carrara nel 1894. Fedele fino all’ultimo al suo destino di militare morì a Bari nel 1902, come capo dell’XI corpo d’armata.

La piazza Farini, che festosa, l’aveva accolto, dopo il ventennio fascista, cambiò nome e venne intitolata a Giacomo Matteotti, ma, come spesso accade per quasi tutti i toponimi e i nomi dei monumenti carraresi, ha continuato ad essere indicata fino ad oggi col nome dello statista carbonaro, anche se quasi nessuno saprebbe dire chi mai, costui, fosse.

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