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Clara Calamai: la donna-diva che beffò il regime

DiPierluigi Califano

Mag 14, 2022

L’Italia decise di partecipare alla prima guerra mondiale e negli stessi mesi, a Prato, piccola città che viveva della luce riflessa della munificente Firenze, nasceva Clara Calamai. Quella bambina, figlia del capostazione di Prato, non poteva ancora neppure lontanamente immaginare cosa il destino le stesse riservando.

La settima arte era appena nata, Clara crebbe osservando i treni che passavano, spesso portando quegli uomini, quei ragazzi, al fronte. Forse immaginava di viaggiare, mentre intrecciava cappelli di paglia, di salire su quel treno che l’avrebbe condotta lontano, verso quei sogni di adolescente che ognuno di noi ha in fondo al cuore.

Talvolta non ci rendiamo che il tempo passa veloce, malgrado sembri statico. Clara Calamai si ritrovò a recitare a 23 anni, nel film storico Ettore Fieramosca. Il regista Alessandro Blasetti, che sarà il suo mentore, la scelse per quel piglio, quella sfacciata timidezza che hanno dentro i toscani, per il ruolo di Fulvia. La storia di quel condottiero di mille battaglie, le cui spoglie non hanno dimora, era in fondo anche quella di Clara che non avrebbe mai abbassato lo sguardo di fronte alle sfide della vita.

Clara Calamai ha ormai base fissa a Roma, Cinecittà era il luogo dove i sogni iniziavano e finivano. Il regime fascista aveva compreso che il cinema era un veicolo di propaganda importante, era nata l’epoca dei telefoni bianchi. Esisteva l’esigenza di condurre lo spettatore in un mondo distante, fatto di persone e luoghi immaginari e immaginati, lontani da quel quotidiano pieno di incertezze e telefoni neri in bachelite. Clara interpretò al meglio l’epoca di quegli eroi epici, dal Fornaretto di Venezia, al Capitan Fracassa, fino a Michelangelo Merisi, il Caravaggio.

La seconda guerra mondiale sta devastando l’Europa e quale miglior modo di distrarre la popolazione se non con una Mostra del cinema. In quella di Venezia del 1942, accadrà qualcosa che cambierà per sempre la storia del mondo della celluloide, si vedranno pochi frammenti del primo seno nudo di una donna. La cena delle beffe di Alessandro Blasetti, raccontava di una Firenze rinascimentale, Clara Calamai era tornata a casa. Quei centesimi di secondo le costarono la scomunica da parte delle autorità ecclesiastiche e la censura ai minori di sedici anni per la pellicola. Come sempre accade quando si vuole nascondere uno scandalo, non si fa altro che aumentarne l’eco mediatico.

Clara Calamai è ormai una diva affermata e, Luchino Visconti la vuole per recitare il ruolo di Giovanna, accanto a Massimo Girotti, nel film Ossessione del 1943. La pellicola è liberamente tratta dal romanzo: Il postino suona sempre due volte, Clara mette da parte il suo ruolo di diva levigata e indossa i panni di una popolana scarmigliata. È nato il neorealismo.

Finisce la guerra e con essa l’epoca dei telefoni bianchi, esiste la necessità di raccontare il presente, che è fatto di dolore e ricordi. Clara Calamai sceglie ruoli che le donano emozioni. Dopo l’esperienza di Ossessione, ha timore che la sua immagine divenga quella di una popolana scarmigliata, lei è una diva. Rifiuta il ruolo che le offre Roberto Rossellini in Roma città aperta, sarà la fortuna della magnifica Anna Magnani. Sceglie quello della partigiana amante di un collaborazionista, nel film: Due lettere anonime di Mario Camerini.

Nel 1946 sposa il conte Leonardo Bonzi, un produttore cinematografico. La coppia ha due figlie, Clara trascura il cinema per la famiglia, alle donne viene sempre scelto di decidere cosa essere, madri o lavoratici, accade anche oggi. Recita in poche e non molto significative pellicole, sembra terminata la sua carriera cinematografica. Tutto ciò che non accade in molti anni, accade in pochi istanti. Nel 1957 si separa dal conte Bonzi e Luchino Visconti la chiama per recitare nel film: Le notti bianche, la diva è tornata. L’affascinante toscana interpreta una prostituta, la pellicola è girata nelle strade di Livorno e gli studi di Cinecittà, le sue due case. La sceneggiatura, tratta da un romanzo di Dostoevkij, ottiene un buon riscontro di pubblico e critica.

Come ogni diva che si rispetti, l’uscita di scena deve essere eclatante. L’occasione viene offerta dal regista Dario Argento, è il 1975, il film Profondo Rosso. I suoi occhi profondi e ieratici, come una sacerdotessa dell’arte, sono un lascito, un atto di amore per il cinema, per gli spettatori. Clara Calamai si ritira subito dopo e muore nel 1998 per un infarto, il suo cuore così grande, così toscano, smette di battere in quella casa sul mare della riviera romagnola. La diva era pronta per l’eternità.