• Dom. Gen 16th, 2022

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Tra pochi giorni è Natale e siamo inseriti in un frenetico circuito consumistico, sia grandi che piccini. Si fanno le corse per i regali da mettere sotto l’albero, le code dentro i supermercati per preparare i menu più sfiziosi. Natale oggi è denaro, ricchezza, regali, cenoni, vacanze, carte da spendere. A Natale puoi. Questa rubrica si intitola Per non dimenticare e quindi si parla di “memoria”. La memoria è una cosa che resta nel tempo,qualcosa che non dobbiamo dimenticare, pezzi di vita e di tradizioni da recuperare e rimettere al centro. La memoria può restituire un volto, un evento,un profumo,un significato, una giornata speciale, un pianto o un sorriso. Non volevo raccontare in questa settimana storie di sofferenze, di sangue, tragedie e guerre. Quella che ho recuperato è una memoria bella, particolare: è la memoria di Natale.

Ada Balloni, 1928, è mia mamma. Insieme, questa domenica prenatalizia, abbiamo rispolveratola memoria di Natale. L’ho portata indietro, verso la fine anni ’30, quando la seconda guerra mondiale non era ancora cominciata e la vita scorreva normalmente (o quasi). Ada racconta un Natale felice, quello che i bambini attendono ogni anno: “Con i miei cugini si preparava un grandissimo presepe nell’angolo della casa dove poi è stata fatta una cucina.La veglia di vigilia era concentrata attorno al camino, con un fuoco scoppiettante. La cena tradizionale consisteva in cotechino e cavoli bolliti, e anche baccalà arrostito.Usava gettare tra le fiamme qualche pezzetto di cibo: pane, biscotti, frutta secca, accompagnando il gesto con le parole di rito “Questo è per Gesù Bambino”. Si dava da mangiare a Gesù, che era povero. La vigilia di Natale si indossavano abiti nuovi, per andare a messa la notte, ma era difficile entrare in chiesa, tanto era piena di gente. E poi, la nascita di Gesù. Quello era il nostro Natale. Il bambino lo mettevamo nella culla del presepe a mezzanotte del 24 dicembre, quando suonavano a festa le campane. Gli uomini si ritrovavano in famiglia, uniti, e bevevano ponce bollenti davanti al camino, chiacchierando. Le donne erano impegnate a preparare i piatti per il giorno successivo, un processo lungo e meticoloso che le teneva in piedi fino a tarda ora. Il pranzo di Natale era molto importante e i protagonisti assoluti della tavola natalizia erano i tradizionali tordelli di carne. La frutta secca abbondava. Anche la cioccolata. Mia mamma aveva una bottega di generi alimentari e non mancava niente. Ricordo poi le belle letterine che mettevamo sotto il piatto dei genitori. Erano letterine con la carta piena di brillantini dorati e la scritta “Buon Natale”. Si compravano a Forno, al palazzo, in un negozio di merceria. Poi bisognava scriverle, promettendo ai genitori, e a Gesù Bambino, di essere sempre buoni e ubbidienti. La letterina ci faceva guadagnare qualche soldino che ci permetteva di andare al cinema. Allora c’era un cinema in paese e a Natale trasmetteva pellicole a tema. In casa mia, con i miei cugini, eravamo cinque bambini, ed eravamo davvero felici. Giocattoli? No, a Natale non arrivavano mai giocattoli, quelli li portava la Befana. A Natale si festeggiava la nascita di Gesù, quello era il nostro dono”. Non c’era l’albero di Natale, che nel nostro Paese ha preso voga nel secondo dopoguerra, conquistando intere generazioni e diventando uno dei simboli più significativi delle festività natalizie. Né Gesù Bambino e nemmeno Babbo Natale portavano doni, usanza che ha preso campo più tardi per un Natale sempre più consumistico.
Allora era la vecchina, la Befana a portare qualche giocattolo – ricorda mia mamma Ada –. E la sera di vigilia, il 5 gennaio, si lasciava un po’ di fieno sul davanzale della finestra o sulla soglia della porta. Il fieno serviva per dar da mangiare all’asinello sul quale viaggiava la Befana, carica di doni e carbone, come voleva l’usanza”.

Tutto oggi è cambiato, i tempi corrono, giustamente. I bambini, nelle letterine non scrivono più “saremo buoni” ma la lunga lista dei doni. Con questo pezzo di memoria recuperata, vorrei trasmettere l’emozione di una festa vissuta nel passato, ricordata con un sorriso nella bellezza di un ricordo che riaffiora.
A tutti i lettori auguro un felice Natale di serenità.