La storia che sto per raccontarvi è quella del coltello più veloce del West End e se spensate che stia parlando di qualche malavitoso criminale del Far West americano, vi sbagliate di grosso, perché dietro a quell’appellativo c’è un medico scozzese vissuto nella prima metà del XIX secolo: Robert Liston. Il suo nome è possibile sentirlo ancora oggi nelle cliniche ortopediche quando i chirurghi odierni utilizzano strumenti come il coltello di Liston o la pinza di Liston o ancora una stecca utilizzata per le lussazioni o le fratture del femore. Nell’epoca in cui visse, però, non esistevano sale operatorie come le intendiamo oggi, i pazienti venivano stesi su tavolacci e subivano operazioni dolorosissime, senza l’uso di anestetici e spesso, a causa delle scarse o inesistenti precauzioni antisettiche, finivano per morire di setticemia o gangrena.
Conscio di queste problematiche, Liston si specializzò in operazioni, che per la maggior parte delle volte consistevano in amputazioni e asportazioni di tessuti, in tempi davvero da record, da qui il suo soprannome. Divenuto a soli 24 anni, nel 1818, docente di anatomia presso l’Università di Edinburgo e chirurgo della Royal Infirmary della medesima città, nel 1835 divenne professore della clinica chirurgica presso l’University College di Londra.
Malvisto dai suoi colleghi per il suo carattere difficile e scontroso, si dimostrava caritatevole ed ematico verso i poveri. La vanità era, però, il suo punto debole, tanto che quando operava era solito dire ai suoi allievi: “Misuratemi signori, misuratemi” e così riusciva ad effettuare un’amputazione mediamente in due minuti e mezzo. Quando anche un secondo di quel tipo di trattamento poteva sembrare un’eternità, la rapidità delle sue azioni portavano ad una minore perdita di sangue, una minore esposizione ad elementi infettivi e di conseguenza un minor tasso di mortalità operatorio. Se con gli altri dottori, un paziente su quattro era destinato all’obitorio, con Liston questa statistica calò fino ad uno su dieci.
I suoi record, oltre a quello citato, comprendono anche l’asportazione di un tumore scrotale di ben venti chilogrammi in soli quattro minuti ed un’amputazione in soli venticinque secondi, eseguita con una tecnica del tutto nuova all’epoca: l’anestesia. La prima operazione in anestesia totale in assoluto, era stata eseguita nell’ottobre del 1846 da John Collins Warren e William T.G.Morton presso il Massachusetts General Hospital di Boston negli Stati Uniti, Liston la ripropose nel dicembre dello stesso anno attraverso l’uso dell’etere. All’epoca i primi interventi chirurgici che prevedevano una sorta di anestesia, consistevano nell’usare tecniche di mesmerismo, una sorta di ipnosi, ma quando Liston utilizzò la tecnica introdotta dai suoi colleghi americani, la prima cosa che disse fu: “Questo trucco yankee batte ogni mesmerismo”. Certo la sua fama, però, non poteva nascondere anche alcuni record negativi, come quando nell’amputare una gamba nella fretta tagliò anche i testicoli del malcapitato, ma il peggio lo raggiunse quando, nella già citata operazione da due minuti e mezzo, nella fretta tagliò le dita al suo assistente che morì tre giorni dopo per gangrena insieme al paziente che non sopravvisse. In più come se non bastasse, durante l’intervento per sbaglio tagliò il soprabito di un osservatore che, per paura di essere stato trafitto dal suo famoso coltello, crepò d’infarto all’istante. In un solo colpo stabilì il macabro record dell’operazione col più alto tasso di mortalità della storia: il trecento per cento.
