Nella mia micraniosa piccineria, credo di avere, a mio modo, contribuito, in tutto questo tempo, a sfatare la leggenda -diffusa ai 4 venti sia dai forestieri, sia da molti autoctoni- secondo cui “A Carrara non c’è niente”. Se però qualcheduno di voi fosse ancora convinto di questa illazione, assesto, con la presente, un ulteriore gnocchino alle vostre certezze.
La vera bellezza nasce dai piccoli particolari e dall’attenzione autentica che dedichiamo alle cose ed a noi stessi. Fermarsi sui particolari è una pausa rigenerante contro la fretta quotidiana.
Quindi, mentre vagolate per Carrara, mi raccomando: occhio!
Qualcosa di nuovo e sorprendente può piombarvi dinanzi in qualsiasi momento e luogo.

Come è capitato oggi, per l’ennesima volta, a chi scrive, mentre, dal sovrastante Viale Potrignano, tornava a piedi verso il centro città, percorrendo Via Lombarda.
Dapprincipio, colpiva la mia attenzione, sul marciapiede grossolanamente ricavato a bordo strada, ammassando rocce e detriti alla rinfusa, un’incisione circolare e concentrica a rilievo, probabilmente sede originaria per un perno o un elemento architettonico (come un basamento per una colonna, un cardine o una macina).
Vi ho pur detto “occhio” poco prima, no? Beh, cosa vi ricorda, il simbolo su questa roccia grigia, se non quello?👁️ Come se non bastasse, percorsi pochi passi, ecco un frammento di fusto di colonna in pietra o marmo, parzialmente interrato e utilizzato come paracarro o elemento di arredo urbano. Quel dente di marmo, se lo osservate bene, è caratterizzato da un’incisione o un rilievo consumato, che ricorda un volto, nel quale spicca in modo particolare, un opportuno OCCHIO dal fluente sopracciglio, che, sornione, a propria volta ci osserva dal suo incavo scavato nel bianco. L’immortale Enzo Jannacci cantava, quasi mezzo secolo fa, “Ci vuole orecchio”. Una canzone, quella , che esplorava il duplice aspetto di un’orchestra nell’andare a tempo col cantante, e, in metafora, nello stare al passo con la stessa vita che, proprio come un’orchestra, assembla a piacimento i propri elementi.
Il titolo è, infatti, una metafora per indicare la capacità di sintonizzarsi con il mondo che ci circonda, il quale va avanti per la sua strada e richiede di essere esplorato, studiato e compreso, mentre camminiamo lungo la nostra, di strada.
Ecco. Se per l’Enzo, come dicevo, “Ci vuole Orecchio”, per me, invece, “Ci vuole Occhio”.
Tanto, la morale della favola è la stessa…😁👁️
