La prima settimana di vere ferie è trascorsa, vissuta nel segno del grande cinema e dell’ arte. Si è aperta con un classico: Io ti troverò, la storia di un accertamento fiscale dell’ Agenzia delle entrate che riesce comunque a trovarti, malgrado il cambio di indirizzo. Implacabili. La spiaggia mi ha regalato la visione di una signora sdraiata sul lettino, in riva al mare, completamente coperta con un pareo bianco e trasparente, un chiaro omaggio al Cristo velato di Giuseppe Sanmartino. Per non essere da meno, una donna vestita si è fatta fotografare sugli scogli, con lo sguardo perso nel vuoto e un cappello sulle ginocchia. Era palese l’ intento di riprodurre, Inger sulla spiaggia di Edvard Munch, altrimenti non avrebbe nessun senso. La sfilata di perizomi ha raggiunto il suo apice, il bagnino è stato insignito del titolo di sanculotto. Un passaggio al supermercato per assaporare l’ eccitazione dei preparativi per il Ferragosto e il pensiero è andato a Pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio. In vista dei lavori di ristrutturazione, abbiamo trovato un fornitore aperto e ingenuamente abbiamo chiesto i termini di consegna della merce. Il tempo stimato è quello atteso da Giovanni Drogo nel Deserto dei Tartari, faremo la sua fine nella fortezza attendendo piastrelle e sanitari. Prima di ferragosto c’è stato il concerto di Michele Zarrillo, che ha evidentemente esautorato i Foreigner. La platea è stata conquistata dalle sue canzoni e da quella Notte dei pensieri che ti vengono quando non riesci a dormire per i 30 gradi che ci sono, malgrado le tenebre e pensi al Grande Freddo di Lawrence Kasdan per cercare un po’ di refrigerio.
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Film e opere d’arte
