di Claudia Carosi
Il 2 giugno 2021 il comune di Finale Ligure, in collaborazione col Centro Studi Costituzione e Democrazia, ha dedicato la giornata alla partigiana Laura Wronowski, nipote di Giacomo Matteotti, vissuta da bambina a Finale. In Sala Gallesio, presso il Comune, si è svolta una commossa commemorazione alla presenza del Sindaco Ugo Frascherelli, del figlio di Laura, Maurizio Fabbri, di rappresentanti delle istituzioni provinciali e regionali e di un folto pubblico.
Successivamente, i partecipanti si sono spostati nel centro storico di Finalmarina in Vico Tubino, precisamente all’altezza del civico n.5, presso l’ingresso del palazzo Massa (oggi Moroni), dove Laura visse bambina con la famiglia. Qui è stata scoperta una targa su cui è scritto “In questa casa visse dal 1932 al 1935 Laura Wronowski nipote di Giacomo Matteotti, ucciso dai fascisti nel 1924. Laura partecipò alla guerra partigiana nell’entroterra di Genova.”

La storia di Laura era stata conosciuta dal Centro Studi Costituzione e Democrazia attraverso la lettura di un libro a lei dedicato (“Con l’anima di traverso” di Zita Dazzi). Così abbiamo appreso che la famiglia (Laura, un fratello e una sorella, il padre Casimiro, la madre Nella, la sorella di lei, Velia, vedova di Matteotti) era stata costretta a lasciare Milano per sfuggire alle vessazioni da parte del regime fascista e alle difficoltà economiche in cui era precipitata, anche per il licenziamento di Casimiro Wronowski dal Corriere della Sera e la sua espulsione dall’Ordine dei giornalisti, imposti dai fascisti proprio per un suo articolo sul mancato ritrovamento del corpo di Matteotti. Conoscenti e amici si erano allontanati dalla famiglia per timore di eventuali vendette fasciste contro chi serbava rapporti con i parenti dell’odiato Matteotti e, per ordine della Questura, la famiglia Wronowski aveva dovuto accogliere in casa gli orfani di Matteotti perché potessero essere meglio controllati.
Nel 1934 la famiglia si trasferì a Finale, dove la vita era meno cara: Finale era allora un piccolo paese di pescatori, senza turisti, con pochi villeggianti. Laura, ormai avanti negli anni, ricordava la solidarietà dei pescatori e il bagnino, Memore, che le aveva insegnato a nuotare. In seguito la famiglia si trasferì a Chiavari, sempre sotto l’occhiuta sorveglianza della polizia fascista. Dopo l’8 settembre 1943 nuovo trasferimento, a Moconesi, entroterra nel Levante ligure, dove la famiglia visse in un casolare di contadini senza luce, né acqua corrente. Casimiro venne catturato dai militi fascisti e portato a Genova nella “Casa dello studente” che era stata trasformata in luogo di torture e sevizie per i dissidenti.
Laura a 19 anni entra nella Resistenza come staffetta partigiana, aderendo ai gruppi di Giustizia e Libertà organizzati da Ferruccio Parri, amico fraterno di suo padre Casimiro. Come staffetta portava messaggi e informazioni utilizzando come segno di riconoscimento una mezza banconota da due lire che consegnava a un partigiano dal quale riceveva in cambio l’altra metà. Laura entra nel primo nucleo della Brigata “Giacomo Matteotti” di Giustizia e Libertà, composta da giovani che volevano sfuggire alla leva agli ordini dei tedeschi e dei fascisti, e si trova come comandante il marito di sua sorella Natalia, Antonio Zolesio (il comandante “Umberto”).


Laura ricorda la prima sera del suo arrivo in brigata: “Mangiai con i contadini una brodaglia affumicata in uno stanzino dove, se ti fossi alzata in piedi, avresti battuto la testa al soffitto. Dormii in un tugurio infestato dai topi sotto una coperta piena di buchi. Bello fu però il rapporto che subito mi legò agli altri componenti la Brigata e la grande solidarietà che ci fu con la popolazione contadina del posto.” Una delle operazioni più importanti alle quali partecipò la partigiana Laura fu la liberazione, nell’estate del 1944, di prigionieri civili dal campo di concentramento di Calvari a Genova.
Il messaggio finale di Laura ai giovani: “ Rivedo l’espressione della mentalità fascista ogni volta che ho notizia di episodi di bullismo, ogni volta che si ha un accanimento feroce e violento verso chi è debole e indifeso, ogni volta che un disabile o un senza tetto vengono aggrediti senza motivo, ogni volta che una donna viene picchiata, violentata o uccisa: tutti questi comportamenti esprimono lo stesso nichilismo frutto dell’ignoranza che dette vita e animò il fascismo nei suoi comportamenti più abietti. Nella nostra Società il fascismo è sempre vivo, quindi altrettanto vivo deve essere l’antifascismo. Dico ai giovani di oggi di lottare sempre, ogni giorno contro le dittature, le corruzioni, le prevaricazioni, le ingiustizie. Il fascismo non è stato soltanto un regime politico tirannico, ma anche una mentalità che deve essere contrastata con l’umanità, la cultura, la democrazia. Per ottenere questi risultati serve l’impegno di ognuno di noi SEMPRE.”
Laura è morta il 22 gennaio 2023 a Milano, dove era nata il 1° gennaio 1924.
(Il racconto è tratto dalla pubblicazione “E un popolo martoriato, umiliato, abbandonato, si fece POPOLO SOVRANO” del “Centro Studi Costituzione e Democrazia” di Finale Ligure)
Claudia Carosi è originaria della provincia di Viterbo, ma molti anni fa si è trasferita a Finale Ligure (SV). Ha lavorato come insegnante nella scuola elementare del paese e attualmente è in pensione. Negli anni ‘70 è stata molto attiva in campo sociale, partecipando con passione alle campagne referendarie e alle conquiste e riforme di quegli anni.
Fa parte del “Centro Studi Costituzione e Democrazia”, per il quale ha presentato in rete video storici su episodi della Resistenza.
