Ogni estate mi accorgo che il nostro modo di viaggiare sta cambiando. Le abitudini, le mete e perfino le aspettative, sono cambiate. C’è però un’abitudine che resiste al tempo e alle mode: appena arriva l’estate, noi italiani sentiamo il bisogno di ferie. Non importa se si tratta di un weekend o di una vacanza attesa per mesi. Arriva sempre quel momento in cui cambiare orizzonte, diventa quasi una necessità. A volte basta un tramonto visto da un’altra riva, per ricordarci che il viaggio più bello è quello che riesce a rallentare il tempo. Da ragazzo, pur vivendo a due passi da Forte dei Marmi, ogni estate prendevo la direzione opposta. La mia bussola puntava verso la riviera romagnola, quella delle notti che sembravano infinite. Il Prince, il Cocoricò, l’Echoes e tanti altri locali erano il teatro di estati fatte di musica, amicizie, amori e di quella leggerezza che allora davo per scontata, e che oggi considero una delle forme più preziose del lusso.
Poi, quasi senza accorgermene, è cambiato anche il mio modo di viaggiare. Oggi, quasi sempre cerco l’ospitalità calorosa e rilassata, paesaggi capaci di emozionare e quell’eleganza discreta che non ha bisogno di ostentare. Non scelgo più una destinazione perché è la più fotografata del momento, ma perché ha qualcosa da raccontare. Ci sono luoghi che, estate dopo estate, diventano quasi un rito. Per me è l’Eco del Mare, a Lerici. Una baia raccolta che sembra ignorare il tempo, dove il rumore delle onde copre quello del mondo e la fretta resta inevitabilmente fuori dal cancello. Ogni volta ho la sensazione di tornare in un luogo che già mi conosce. Altri sorprendono perché raccontano un’Italia meno prevedibile. Le immense dune della Costa Verde, in Sardegna, fanno da cornice a Le Dune Piscinas, dove la natura resta la vera protagonista. In Costiera Amalfitana, il Borgo Santandrea interpreta,, invece il lusso con discrezione. Il design lì è presente, ma lascia che sia il mare a catturare lo sguardo. Oggi apprezzo soprattutto i luoghi che hanno il coraggio di rallentare. In un’epoca in cui persino le vacanze sembrano una corsa contro il tempo, fermarsi è diventato quasi un lusso.

Questo succede alla Masseria Moroseta, tra gli ulivi della Valle d’Itria, dove il programma della giornata può ridursi a scegliere tra un libro e un altro caffè. Una decisione sorprendentemente impegnativa per chi passa il resto dell’anno rincorrendo notifiche e riunioni.

Succede anche al Forestis, sulle Dolomiti, dove il silenzio è parte dell’esperienza tanto quanto l’architettura. E accade a Santo Stefano di Sessanio, dove Sextantio dimostra che il recupero di un borgo può trasformarsi in un’ospitalità colta, autentica e senza tempo.

E poi ci sono i ritorni. Quelli che non hanno bisogno di novità per continuare a emozionare. Forte dei Marmi resta una delle coordinate della mia mappa geografica, dove Alpemare conserva quell’eleganza discreta che ha reso la Versilia un’icona ben prima che diventasse una destinazione da esibire sui social.

Più a sud, il San Corrado di Noto interpreta la Sicilia con un equilibrio raro tra contemporaneità e tradizione. E se dovessi scegliere un’immagine per chiudere idealmente questo viaggio, sarebbe quella del Faro Capo Spartivento. Perché ci sono tramonti che valgono il viaggio almeno quanto la destinazione.
Questa non è una classifica. È una raccolta di luoghi che, negli anni, sono diventati parte del mio modo di viaggiare, insieme ovviamente alle metropoli. Alcuni sono appuntamenti fissi, altri scoperti per caso. Tutti, però, hanno saputo regalarmi qualcosa che va oltre il soggiorno. Mi hanno donato un ricordo destinato a durare, e se chiudo gli occhi anche quando l’estate è lontana non posso che sorridere.
