Tradizionalmente, in Italia, ma anche nel resto del mondo, le città confinanti, o molto vicine, non possono andare d’accordo. È proprio un discorso di principi primi, una sorta di assioma, o postulato, considerato vero per definizione o per evidenza e che non richiede alcuna dimostrazione.
In Toscana la faccenda raggiunge l’apice, e gli esempi sono molteplici: Pisa-Livorno, Lucca-Viareggio, Firenze-Siena e Massa-Carrara.
Queste ultime, pur comparendo entrambe nella denominazione della loro stessa provincia di appartenenza, non possono proprio soffrirsi l’un l’altra. Eppure, c’è stato un tempo in cui ci avrebbero pure provato, ad andare d’accordo.
Per quella che, all’epoca, era nota come Via Friedland, a Massa, via ora meglio conosciuta come “La Foce”, Beatrice d’Este, che ha un monumento in centro a Carrara, commissionò a Pietro Fontana, scultore carrarese, la realizzazione di due grandi teste di divinità: il dio del fiume Frigido ed il dio del fiume Carrione, da posizionare nelle arcate del nuovo ponte sul Frigido, a Massa.
Nelle intenzioni iniziali, quel ponte avrebbe avuto una grande importanza per lo sviluppo delle comunicazioni tra due città considerate sorelle, Massa e Carrara, ed
il progetto dei mascheroni di Carlo Fontana sembrava perfetto per suggellare questa mirabile unione. Essi furono pertanto collocati nella chiave di volta del ponte sul Frigido. Il ponte, però, andò distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, e, se il Mascherone del Frigido fu recuperato e fa tutt’oggi bella mostra di sè sul Viale Trieste a Massa, quello raffigurante il Carrione andò purtroppo perso per sempre. Così come, nel corso dei decenni, andò perso, in gran parte, tutto quello spirito di collaborazione, fratellanza e volemose bene fra le due città apuane, di cui dicevamo poc’anzi.

In quanto carrarino, a me, personalmente, rode parecchio, il fatto che sia stato proprio il mascherone del nostro fiume, ad andare perduto. Mi sembra una grossa ingiustizia, a cui vorrei provare a porre un piccolo rimedio. Saremo anche, come l’omonimo film del 1986, “Figli di un Dio Minore”, ma, sul ponte della Lugnola a Carrara, se andate in loco ed osservate bene, una raffigurazione di divinità fluviale esiste tutt’ora, ed osserva il Carrione col suo sguardo sgomento. Uno sguardo sgomento che si può ben capire: a Massa il Frigido può ancora sfoggiare un mascherone. Il Carrione a Carrara, al confronto, ha una mascherina!
Tuttavia, se l’attuale Via Foce, come dicevamo, in origine si chiamava “Via Friedland”, era per commemorare la Battaglia di Friedland, che nel 1807 aveva visto la vittoria dei francesi di Napoleone sull’esercito russo. “Una vittoria di pigmei sui giganti”, era stata definita, in virtù del fatto che vedeva contrapposti i giganteschi soldati dell’impero russo ai non certo longilinei transalpini.
Beh, se in quell’occasione si combatterono gli uni con gli altri, perchè oggi giganti e nani, e, per traslato, mascheroni e mascherine, non possono smussare un pochetto le loro divergenze e tornare a sviluppare un pò di quello spirito di fratellanza e collaborazione che sembrava animarli un paio di secoli fa?
E badate bene che essere fratelli o sorelle, giganti o nani, mascheroni o mascherine, non esclude affatto lo sfottò e la bonaria presa per i fondelli reciproci.
Nella Mitologia Norrena il dio Thor, assai più piccolo di lui, viene deriso dal gigante Útgarða-Loki attraverso illusioni ottiche; Fjalar e Galar, due malvagi fratelli nani raggirano il gigante Gilling e sua moglie, sbeffeggiandoli per la loro credulità. Ne “Lo Hobbit” di Tolkien, i nani della compagnia di Thorin Scudodiquercia, insieme a Bilbo, insultano ed ingannano i tre giganti di pietra (o troll) che vogliono mangiarli; ne “I Viaggi di Gulliver”, i minuscoli lillipuziani legano e scherniscono il “gigante” Gulliver. Ne Il Gatto con gli Stivali: Il gatto (piccolo rispetto all’orco/gigante) lo sfida a trasformarsi in un topo per poi mangiarlo, sbeffeggiando la sua vanità. E di certo conoscerete la famigerata dicitura “Nani sulle spalle dei Giganti”, metafora risalente al XII secolo ed attribuita a Bernardo di Chartres, che esprime la convinzione dei pensatori medievali di ritenersi minuscoli rispetto ai grandi sapienti del passato, eppure di poterli sopravanzare e progredire proprio in virtù delle acquisizioni di quest’ultimi.
Visto? In un siffatto carnevale, c’è spazio sia per i mascheroni dei carri in cartapesta, sia per le mascherine che sciamano festose a bordo di essi o ai loro piedi. Tutti collaborano alla buona riuscita della festa, e tutti scherzano a vicenda, al tempo stesso.
E comunque, per me, è molto più bello il nostro dio fluviale😄!
