“Il costume da bagno è il modo in cui una donna mostra il suo stile personale, la sua sensualità e il suo amore per la vita durante l’estate” Gianni Versace.
Il costume da bagno, anche detto “vestiario acquatico”, è un particolare capo di abbigliamento indossato solitamente per nuotare, per praticare sport acquatici e nelle occasioni in cui si frequentano luoghi dove sia presente l’acqua con la quale si viene o si può venire a contatto, come spiagge, piscine, terme, laghi, fiumi, ecc. In commercio esistono diversi tipi e modelli di costumi da bagno sempre nuovi e di tendenza, particolari, raffinati ed eleganti, chic e glamour, colorati e spiritosi, audaci e castigati, che scelti in base alle esigenze, alle situazioni e al gusto personale, sono una dichiarazione di stile e di identità, rendendo chi lo indossa unico ed affascinante, sempre, persino in estate, quando il caldo potrebbe rendere ineleganti, come affermava anche la celebre scrittrice britannica Jane Austen “che cosa terribile il caldo. Mi costringe a stare in continuo stato di ineleganza“.

Il costume da bagno non è sempre stato così come lo vediamo oggi, la sua storia è particolare, ricca ed affascinante, e la sua evoluzione e le sue trasformazioni nel corso del tempo decisamente notevoli ed interessanti. Le prime testimonianze documentali sul costume da bagno risalgono all’Antica Roma; in un mosaico III secolo d.C. conservato in Sicilia, sono raffigurate infatti alcune donne che, intente nel gioco, indossano delle pezze tipo fasce e bende, che somigliano e ricordano i bikini di oggi. Nelle tradizioni culturali delle varie civiltà, laddove il bagno in completa nudità non era permesso, il costume era solitamente l’equivalente di un vestito che si indossava normalmente nella vita di ogni giorno. Durante il periodo medioevale e nel Rinascimento non c’era l’abitudine di andare al mare o frequentare luoghi simili, come laghi e fiumi; al tempo erano in voga le terme, dove generalmente ci si immergeva nudi, a parte qualche “mise da bagno”, documentata nel 1400 circa e già assai fashion, che si componeva di un corpetto con spalline e gonna, talvolta completata da un turbante.
Sarà intorno al 1750 in Francia che inizierà a diffondersi la moda dei bagni, sia al mare che al lago, con outfit decisamente castigati, importanti ed “imponenti”. Il costume, infatti, altro non era che un abito vero e proprio, composto da due pezzi, corpetto e pantaloni, in tessuto pesante, spesso anche rifinito da una gonna ampia e voluminosa, fatta con un tessuto che non diventava trasparente e addirittura appesantita sui bordi affinché non si potesse sollevare nell’acqua. Nel corso del XIX secolo le donne, secondo la moda del tempo, si immergevano in acqua avvolte in abbondanti mantelli chiusi fino al collo; spesso le bagnanti arrivavano addirittura in spiaggia “dentro” delle cabine munite di ruote o in delle tende, nelle quali si cambiavano i vestiti. Uscite dall’acqua e tolto il mantello, le signore rimanevano in eleganti abiti da città dai tessuti leggeri e tinte pastello; la mise era poi completata da guanti e parasole tra loro coordinati, indispensabili per proteggere dai raggi del sole ed evitare l’abbronzatura, che all’epoca non era ben vista in quanto considerata decisamente volgare e non adatta ad una signora. Il pallore, la pelle diafana, identificava allora uno status sociale elevato, era dimostrazione di benessere, signorilità, agiatezza, tutte condizioni molto distanti da quelle della vita dura e faticosa dei lavori all’aperto e nei campi. Verso la fine del secolo gli “abiti da bagno” cominciano ad accorciarsi e le gonne sopravvesti si fanno meno ampie. Sempre in questo periodo, nel quali i “completi da bagno” sono generalmente in flanella, con lo scollo rettangolare e con decori marinari, la moda lancia anche le prime maglie a righe bianche e blu, le scarpette traforate con lunghe stringhe da allacciare lungo la caviglia, e il foulard diventa un accessorio fashion indispensabile per completare e rendere inconfondibile il proprio outfit da spiaggia.

Archivio Michelino
Agli inizi del Novecento, quando i soggiorni al mare e nelle località famose e “socialmente” importanti diventano consuetudine, avere un outfit da spiaggia adeguato diventa indispensabile. Ogni donna vuole essere alla moda, seguire le tendenze, sentirsi bella, elegante, glamour, raffinata ed ammirata anche in spiaggia, e il costume da bagno, piano piano, comincia a cambiare, si trasforma velocemente e ulteriormente, pur apparendo ancora molto lontano da quello di oggi. Iniziano a diffondersi le prime “camicie da bagno” in colori tenui e delicati, gli abiti si fanno più corti e compaiono i primi costumi interi, all’epoca realizzati in lana, tessuto più pesante e spesso di altri, che bagnato non diventava trasparente, non aderiva al corpo e non lasciava intravedere le forme di chi lo indossava. Più o meno nello stesso periodo, nelle stazioni termali, venivano usati capi in lino bianco, impreziositi da ricami e merletti, e questi eleganti outfit erano completati da cappelli riccamente decorati e dall’immancabile e ormai iconico parasole bianco, in perfetto stile “Belle Époque”. Allora si cominciano a produrre anche le prime cuffie da bagno e piano piano a sostituire nella confezione dei costumi la lana con la maglia.
“La moda non è qualcosa che esiste solo sotto forma di abiti. La moda è nel cielo, nelle strade, la moda ha a che fare con le idee, il modo in cui viviamo” Coco Chanel.
È madame Coco Chanel che negli anni ’20 rivoluziona i canoni di bellezza e la storia del costume da bagno, trasformando l’abbronzatura in un simbolo di benessere e status sociale e imponendo per i costumi da bagno uno stile essenziale, rendendoli così più pratici e lineari, sicuramente lontani dagli ingombranti abiti vittoriani. La grande stilista, infatti, di ritorno da una crociera nel Mediterraneo, all’alba degli anni Venti, con una dorata tintarella, cominciò a consigliare in boutique alle proprie clienti di divertirsi e godersi le vacanze sotto il sole, perché poi rilassate e con un colorito abbronzato e luminoso, ogni loro abito ed outfit sarebbero apparsi ancora più belli, e il loro look e il loro stile ancora più personale, elegante e identitario. Da questo momento in poi l’abbronzatura non fa più paura, anzi, e il costume continua con una nuova e vigorosa “spinta” modaiola, trasformandosi seguendo le nuove tendenze, i cambiamenti e i nuovi “gusti” della società, facendosi sempre più glamour e femminile: corte gonnelline in taffettà con cintura sui fianchi, costumi da nuoto in jersey di lana aderenti e sfiancati senza maniche, abbinati a shorts o culottes, cappellini sempre più chic in piquet bianco e cuffie da bagno molto stilose. Negli anni ’30 e ’40 il costume cambia ancora, la stoffa usata per confezionarlo si riduce, le scollature si fanno più ampie, i pantaloncini si staccano dal corpetto facendo diventare di fatto il costume da bagno da intero a due pezzi, e con i nuovi tessuti utilizzati, come la seta elasticizzata o il lastex, anche più aderenti al corpo.
“Tutti i vestiti sono verticali, sono fatti per scegliere e avvolgere il corpo. Solo il bikini è orizzontale, una parte sopra e una parte sotto. Due strisce che si muovono lungo la spiaggia” Fabrizio Caramagna.
La grande, la vera e propria rivoluzione nella storia del costume, decisamente scioccante ed esplosiva, si ha nel 1946, quando viene lanciato il bikini, un costume in due pezzi, con una mutandina assai ridotta rispetto al passato e che lascia scoperto l’ombelico. Questo nuovo tipo di costume provocò in taluni un vero e proprio shock, al punto che inizialmente il suo utilizzo era considerato un oltraggio al pubblico pudore e per questo chi lo indossava poteva addirittura essere arrestato dalle forze dell’ordine e perseguito dalla legge.

“La semplicità è il segreto di ogni vera eleganza. Non c’è nulla di più sofisticato di un costume da bagno dalle linee essenziali, che non urla ma valorizza la silhouette” Giorgio Armani
Nel 1958 viene introdotto dall’omonima azienda, la “Lycra”, un materiale innovativo, pratico e perfetto per il costume da mare, che si adatta con raffinatezza e grazia a qualsiasi modello, esigenza e stile, e permette di coprire il corpo con garbo e al contempo, cosa estremamente funzionale, ha la capacità di asciugarsi molto velocemente, prima di qualsiasi altro tessuto utilizzato fino ad allora, consentendo così a chi lo indossa di sentirsi sempre elegante e “a posto” anche dopo aver nuotato. Via via che gli anni passano, la moda cambia e si evolve, così come la società di cui è specchio e riflesso, e gli stilisti e i più grandi brand si sbizzarriscono a creare continuamente nuovi modelli di costume da bagno in fantasie e colori sempre diversi, arricchiti da lavorazioni particolari ed impreziositi da decori, perline, paillettes, frange, affinché la donna possa sentirsi sempre bella, affascinante, sensuale e femminile anche in estate, estate dopo estate, ad ogni bagno e ad ogni sua apparizione in spiaggia.
“Il mare è la mia ispirazione. Unire lo splendore dei colori mediterranei alla libertà del corpo è l’essenza dell’estate” Gianni Versace.

Monokini, bikini particolari con i due pezzi che cambiano forma, modello e tessuti, e ancora il costume intero, ma trasformato, arricchito, reso più chic e fashion rispetto al passato, kaftani, parei, turbanti, cappellini, diventano indumenti ed accessori indispensabili per creare il proprio outfit “da spiaggia”. Il costume da bagno come ogni altro indumento di moda e tendenza, iconico, sempre presente su ogni passerella stagione dopo stagione e ispirazione continua per ogni più grande stilista, è bellezza, creatività, arte, è espressione di sé, della propria personalità e, poiché “Tutto quanto fa… glamour”, è una vera e propria dichiarazione di stile.
“L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare. Anche in riva al mare una donna dovrebbe indossare la sua classe innata” Christian Dior.
