di Luigi Vassallo
Il mio nome è Gennaro Capuozzo, ma tutti mi chiamano Gennarino. Ho 12 anni e ogni giorno vado a lavorare come commesso in un negozio, perché, quando una famiglia è povera, a Napoli anche i bambini danno una mano per mettere qualcosa in tavola. A Napoli non ce la passiamo bene. Gli aerei americani e inglesi buttano bombe ogni giorno. Vogliono fare arrendere i tedeschi e i fascisti e intanto uccidono i napoletani. Hanno pure distrutto la Chiesa di Santa Chiara.

Ora pure i tedeschi sono arrabbiati con noi, da quando il re ha fatto pace con gli inglesi e gli americani ed è scappato da Roma. I tedeschi ci chiamano traditori e sono feroci. Hanno incendiato la Biblioteca Nazionale e hanno sparato sulla folla che voleva spegnere l’incendio. Hanno fucilato un marinaio sulle scale dell’Università e hanno costretto la folla ad applaudire. Hanno fucilato 14 carabinieri vicino Caserta. A Nola hanno fatto uscire gli ufficiali italiani dalla caserma e li hanno fucilati. Hanno cacciato gli abitanti dalle case sulla costa, così 350.000 napoletani non sanno dove andare a dormire. Hanno ordinato che tutti i cittadini dai 18 ai 33 anni si presentino al lavoro obbligatorio. Se ne aspettavano 30 mila, se ne sono presentati solo 150. Allora i tedeschi si sono infuriati e vogliono fucilare chi non si è presentato. I generali italiani che dovrebbero difenderci sono scappati.
Allora a Napoli abbiamo detto Mo’ Basta!
Oggi è il 27 o forse il 28 settembre 1943, non lo so bene. La gente ha trovato armi nelle caserme; qualcuno per sbaglio ha preso anche munizioni a salve, quelle che fanno solo rumore. Per tutta la città si spara contro i tedeschi. Non c’è un comando unico. Ci sono capi improvvisati quartiere per quartiere. Chi non ha armi tira dai balconi qualsiasi cosa in testa ai tedeschi: piatti, lampadari, sedie, letti, persino tazze del cesso.

Gli studenti sono i più agitati, corrono per la città, attaccano manifesti, fanno assemblee. Dal carcere minorile sono fuggiti gli scugnizzi e si sono messi a combattere contro i tedeschi. In una strada le donne hanno bloccato un camion tedesco che trasportava i prigionieri e li hanno liberati. Abbiamo fatto barricate nelle strade contro i carri armati tedeschi. Su una barricata c’era anche un prete. I preti non sparano ma dicono preghiere per i napoletani contro i tedeschi.
Dicono che i soldati italiani, che si erano sbandati dopo la fuga del re, sono tornati a aiutare i napoletani. Loro la guerra la sanno fare e ci sono pure ufficiali che prendono il comando della lotta. Sulla barricata dove sto io ora ho visto arrivare anche i femminielli, quei maschi che si vestono e vivono come femmine. Anche loro vogliono cacciare i tedeschi da Napoli. Un vecchio sta raccontando che al rione Sanità una ragazza, Maddalena, ha sfidato i tedeschi che avevano messo le mine per far saltare il ponte e ha salvato il ponte.

Io non sono andato a lavorare oggi. Sto sulle barricate e ci sono altri ragazzi come me.
Ora stiamo tentando di fermare i carri armati tedeschi in via Santa Teresa degli scalzi. Insieme con altri due salgo sul terrazzino dell’Istituto delle Maestre Pie Filippine. Lancio bombe a mano contro i carri armati tedeschi. I tedeschi ci sparano contro con mitragliatrici e bombe a mano.
Mi hanno colpito. Sento che sto per morire. Vorrei vedere per l’ultima volta mia madre.
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Gennaro Capuozzo, nato a Napoli il 22 giugno 1932, venne ucciso in combattimento il 29 settembre 1943 diventando il più giovane eroe della Resistenza napoletana e il simbolo stesso di questa lotta.
Gli verrà conferita la Medaglia d’oro al Valor militare alla memoria.
Il 1° ottobre 1943 entravano in Napoli i soldati inglesi e americani, ma i napoletani, con le loro quattro giornate, avevano già costretto l’esercito tedesco a lasciare la città.
Il prof. Luigi Vassallo, di Nola, è ex Dirigente scolastico e coordinatore del Centro Studi Costituzione e Democrazia di Finale Ligure.
