Quello delle fake news è un mare che diventa sempre più grande, vischioso, immensamente pericoloso ed oscuro. La facilità di accesso per tutti a qualunque tipo di informazione ha creato il mostro delle ‘bufale’ non distinguibili dalla verità e ne ha scoperto la potenza per manovrare le masse. E’ un mare che fa paura, è vero, ma come ogni paura la si può vincere solo imparando a conoscerla e ad attraversarla. E per questo, Diari Toscani, parte per un nuovo viaggio, per provare a dipanare un po’ dell’enorme matassa imbrogliata delle troppe notizie false da cui veniamo bombardati. La nostra guida è Sara Nicolini, due lauree con il massimo dei voti in filosofia, attenta osservatrice del fenomeno fake news, che sarà la nostra luce in un percorso pieno di ombre. Ancora una volta: buon viaggio.
Le fake news sono un fenomeno dilagante e fuori controllo della nostra epoca, ma cosa sono esattamente? Si tratta di un fenomeno tipico dell’era moderna o, semplicemente, di un nuovo termine per indicare una disinformazione che è sempre esistita?
Giuseppe Riva, professore di psicologia della comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, spiega, nel suo libro Fake News (Il Mulino, 2018), che le fake news moderne non corrispondono ai processi di disinformazione che sono sempre esistiti nella scena politica. Le fake news moderne sono un fenomeno totalmente nuovo, in grado di influenzare l’opinione pubblica con un coinvolgimento e una velocità mai viste prima.
Secondo il Collins Dictionary, il termine fake news, nonostante fosse stato coniato nel XIX secolo, per indicare notizie false in ambito politico, ha acquisito il suo attuale significato di “informazioni false, spesso sensazionalistiche, diffuse con la forma di una notizia giornalistica” solo nel 2015.
In particolare, il termine ha acquisito popolarità grazie alle elezioni americane del 2016, vinte da Donald Trump e caratterizzate da un’ampia diffusione di fake news sui social network, create con lo scopo di screditare Hillary Clinton. Tali notizie sono state prodotte e diffuse da un’azienda indipendente di San Pietroburgo, l’Internet Research Agency. Secondo Riva, è stata proprio quell’agenzia a dare vita alle moderne fake news.
I proprietari delle piattaforme social non avevano realizzato ciò che stava succedendo: Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, pur essendo stato avvertito da Barak Obama dell’eventualità che qualcuno stesse usando account falsi per influenzare le elezioni, trovava folle l’idea che gli elettori potessero scegliere chi votare in base a ciò che leggevano su Facebook.
Eppure eccoci qui: a 10 anni da quelle elezioni, siamo circondati da bufale, che circolano principalmente attraverso i social e che influenzano i nostri pensieri e le nostre scelte. Ma perché crediamo alle bufale? Siamo ingenui? No, siamo semplicemente sovraccarichi di contenuti che il nostro cervello non riesce a processare. Dunque, utilizziamo delle scorciatoie mentali per scegliere a cosa credere: accettiamo come vere quelle notizie che ci coinvolgono emotivamente, oppure quelle che vengono postate dai nostri amici e parenti, perché li consideriamo persone affidabili.
Lo scopo di questa rubrica è proprio smontare alcune delle tantissime fake news che dilagano in rete.
