“I pinguini hanno capito tutto dalla vita. Vivono all’interno di paesaggi meravigliosi, amano tuffarsi, fanno serate sotto il cielo stellato, e sono sempre elegantissimi” Fabrizio Caramagna.
I pinguini, nome comune per gli “Sfeniscidi”, sono una famiglia di uccelli marini semi-acquatici non volatori che vivono prevalentemente nell’emisfero australe. Sono gli unici uccelli dell’ordine “Sphenisciformes” che è suddiviso in 18 specie attualmente viventi. Di queste 18 specie, 12 vivono esclusivamente in Antartide e nelle circostanti acque dell’Oceano Antartico, spingendosi fino ad alcuni arcipelaghi subpolari, mentre le altre sei si trovano in diverse regioni del mondo, in Oceania, Sudamerica, Africa e isole Galapagos. Sebbene i pinguini di queste 18 specie appartengano tutte alla stessa famiglia si presentano però in gruppi eterogenei con comportamenti e con nicchie ecologiche che possono essere assai differenti le une dalle altre. Il pinguino è un uccello acquatico strettamente legato al mondo marino che, nonostante faccia parte del gruppo filogenetico degli uccelli, nel corso del tempo ha perso la capacità di volare e il suo corpo ha subìto diverse trasformazioni morfologiche per adattarsi alla vita acquatica.

“Il pinguino ha la punta delle ali nel taschino del gilè” Jules Renard, scrittore e commediografo francese.
Il pinguino ha una figura fisica molto particolare, caratteristica e unica, basti pensare al colore del suo “manto” che lo fa apparire come fosse vestito in frac. Ha la testa piccola e arrotondata, un corpo tozzo e dalla forma idrodinamica, è ricoperto da un spesso strato di grasso e le sue ali si sono trasformate in robuste e forti pinne che gli permettono una notevole agilità nel nuoto. Il loro apparato scheletrico, che negli uccelli è generalmente costituito da ossa cave e leggere per favorire il volo, è invece formato da ossa più dense e pesanti, tali da consentirgli di immergersi più agevolmente in acqua e soprattutto di raggiungere profondità importanti. Inadatti al volo, i pinguini sulla “terra” camminano lentamente, dondolandosi in un’andatura dinoccolata e raggiungendo velocità elevate solo in discesa, quando si lasciano scivolare lungo il ghiaccio sulla pancia; invece in mare, che è il loro ambiente per eccellenza, sono nuotatori straordinari, capaci di muoversi con grande dinamismo e velocità. Come ogni uccello, anche il pinguino ha le piume, ma il suo piumaggio è molto particolare, differente da quello di qualsiasi altro uccello e unico per le sue caratteristiche. Vicino alla coda, infatti, il pinguino ha una grossa ghiandola sebacea, l’uropigio, che produce una sostanza oleosa che l’animale raccoglie con il becco e distribuisce su tutto il piumaggio, rendendolo liscio e impermeabile all’acqua. Questo è un adattamento evolutivo meraviglioso che permette ai pinguini di rimanere asciutti durante il nuoto e le immersioni, e favorisce anche il loro “movimento” fuori dall’acqua, facendoli scivolare facilmente sulle superfici ghiacciate. Questo secreto, inoltre, funge pure da “antigelo”, proteggendo i pinguini dalle basse temperature, dal freddo estremo, consentendogli di vivere bene nelle regioni artiche e facendoli sopravvivere anche a temperature prossime ai -60°C. Il piumaggio del pinguino si rinnova attraverso il fisiologico processo della muta. Il periodo della muta dura circa venti giorni e dal momento che senza piumaggio non hanno alcuna protezione per immergersi in acqua, sono costretti a restare sulla terraferma, con la conseguenza di essere impossibilitati a procacciarsi il cibo e per questo perdendo peso, molto peso, anche fino al 50% della loro massa corporea. I pinguini, che normalmente si cibano di pesci, crostacei e piccoli molluschi, digiunano non soltanto nel periodo della muta, ma anche durante la stagione riproduttiva, quando devono prendersi cura delle uova e poi dei pulcini. Il pinguino riesce ad affrontare bene il periodo di digiuno poiché, prima di quel momento, è capace di immagazzinare notevoli riserve di grasso, che gli consentono la sopravvivenza per lungo tempo anche in assenza totale di cibo. Il pinguino imperatore è per questo l’esempio di eccellenza; il maschio di questa specie, durante la cova delle uova, è infatti capace di digiunare per un lunghissimo periodo, anche cento giorni consecutivi. A proposito di riproduzione, il pinguino è un animale monogamo, conosciuto per la sua naturale propensione a creare legami stabili e duraturi, spesso per tutta la vita, con un solo compagno. La coppia condivide la cura per la prole, rappresentata da un solo pulcino, anche se generalmente la femmina depone sino a tre uova, ma il secondo e il terzo uovo sono considerati di “riserva” nel caso di perdita o danneggiamento del primo. I pinguini, a differenza di altri uccelli, non costruiscono un nido; i maschi, infatti, tengono l’uovo sulle zampe o sotto l’addome, evitando così che possa venire a contatto con il terreno ed il freddo, mantenendolo ad una temperatura costante di circa 38°C, che è la temperatura corporea dell’uccello.
“Il pinguino maschio si dedica anima e corpo all’incubazione dell’uovo. Quando soffiano venti impetuosi dell’Antartico, i pinguini padri, ciascuno col suo bravo uovo sulle zampe, si stringono l’uno all’altro facendo barriera contro il vento. Per oltre 60 giorni questi padri d’eccezione non toccano cibo e dimagriscono a vista d’occhio” Isabella Lattes Coifmann, etologa, nata a Milano nel 1912 da genitori russi immigrati.

Come visto, nella prima fase della cova è il maschio che si prende cura dell’uovo, mentre la femmina si procaccia il cibo in mare; i ruoli poi si scambiano alla schiusa, quando sarà la madre a prendersi cura del pulcino, a nutrirlo e a fornirgli tutte le attenzioni necessarie, mentre il maschio finalmente potrà tornare in mare a procurarsi il cibo dopo il lungo periodo di digiuno. Il pinguino rappresenta “qualcosa” di unico nel mondo animale, le coppie di pinguini della specie imperatore e reale, infatti, possono essere coppie adottive. Le coppie di queste specie che hanno perso la prole o non riescono a riprodursi possono adottare pulcini rimasti isolati o orfani, arrivando anche a rapirne uno ad un altro gruppo; inoltre possono adottare anche esemplari singoli che sono senza compagno. Il pinguino è un animale sociale che vive in grandi colonie, alcune delle quali, come quelle del pinguino imperatore o del pinguino reale, possono contare fino a 50.000 coppie. All’interno dei gruppi i pinguini hanno bisogno di comunicare, soprattutto tra partner, e il loro linguaggio è rappresentato da suoni brevi e combinati tra loro a formare un sistema comunicativo primitivo ma molto efficace.
“Nella folla rumorosa le sagome danzano e intraprendono il rituale del corteggiamento. In settemila intonano un canto, la coppia che si è formata inventa il suo codice di riconoscimento. I due restano nell’estasi dell’incontro indifferenti alla folla che si agita intorno” Luc Jacquet, La marcia dei pinguini.

Alcuni scienziati nel linguaggio del pinguino, attraverso importanti studi, hanno identificato diverse tonalità e lunghezze d’onda di suoni. In particolare, i pinguini reali e imperatore hanno un sistema fonatorio unico, a due voci, e cosa molto interessante è che interferenze tra due frequenze leggermente dissimili producono una sorta di canto diverso da un esemplare all’altro, un canto dal ritmo caratteristico e distintivo.
“Con quei loro inchini garbati, con loro amore monogamico, con l’altruismo che dimostrano, sono perfetti per suscitare quella partecipazione emotiva che assicura il successo” .Danilo Mainardi, etologo italiano.

Nota dolente in tanta bellezza è che, tra le varie, la specie pinguino imperatore, la specie simbolo delle regioni più estreme della terra, è oggi classificata nella Red List dell’Unione Internazionale della Conservazione della Natura,”IUCN”, come specie “EN”,”In pericolo”, sulla base di una valutazione coordinata da “BirdLife International”, e la causa principale del pericolo di estinzione del pinguino imperatore è una sola: il cambiamento climatico. Il pinguino imperatore “Aptenodytes fosteri”, che è la più grande tra tutte le varietà di pinguini esistenti, vive esclusivamente in Antartide e la sua sopravvivenza è strettamente legata ad un particolare tipo di ghiaccio marino, il “fast ice”, ovvero una piattaforma ghiacciata ancorata alla costa che rimane stabile e ferma per lunghi periodi.
“Il figliol prodigo degli oceani tormentati, il pinguino imperatore potrebbe nonostante le intemperie, fare i numeri tra i flutti, comporre figure aggraziate e originali per il più creativo dei balletti. Ma in questo rischierebbe di dimenticare la terribile sfida che deve raccogliere ogni anno all’inizio dell’inverno: lasciare il mare ricco di nutrimento e camminare per più di cento chilometri per raggiungere un luogo sicuro, dove la banchisa è stabile e dove potrà riprodursi” Luc Jacquet, La marcia dei pinguini.

Per il pinguino il “fast ice” è fondamentale alla sopravvivenza della specie tutta; è su questo ghiaccio infatti che si riproducono, depongono e covano le uova, e poi allevano i pulcini, che quando nascono, già bellissimi, sono solo ricoperti da un soffice “piumino” grigio che non è affatto impermeabile, e che diventerà tale solo dopo diverse settimane dalla nascita. Questo rappresenta un grande problema in relazione ai cambiamenti climatici; il riscaldamento globale, infatti, e il conseguente aumento della temperatura media del pianeta, rende il “fast ice” sempre più instabile, sottile e a rischio di rottura, e quando ciò accade e troppo presto rispetto alla normalità, le conseguenze sono tragiche, poiché intere colonie possono finire in acqua ancora prima che i piccoli siano diventati “impermeabili” e adatti al nuoto. Purtroppo questi eventi, rari in passato, negli ultimi anni si stanno facendo drammaticamente più frequenti, con nefaste conseguenze per i pinguini imperatori, che peraltro sono considerati dagli scienziati una “specie sentinella”, ossia una specie che attraverso lo stato di salute dei suoi esemplari riesce a fornirci tante e preziose informazioni sull’ambiente nel quale vive. Va da sé quindi che se questi pinguini faticano a sopravvivere, l'”intero sistema Artico” è in difficoltà; il ghiaccio marino, infatti, è importante non solo per loro, ma per molte altre specie e per tutto l’equilibrio climatico globale. Il pinguino è una creatura meravigliosa, bella e buffa, fragile e romantica, forte e coraggiosa, unica, capace di trasmettere tante e grandi emozioni e scrivere questo articolo è stato per me un grandissimo piacere.
“Pinguino. Una parola magica che evoca ricordi infantili. Il primo visto allo zoo da bambini. Così comico nella sua andatura eretta dondolante. Così patetico con quella sagoma di omino in frac dalla marsina nera e dal panciotto bianco. Forse per questo è sempre stato caro a scrittori e poeti” Isabella Lattes Coifmann.
