di Lucia De Fiore
La storia eroica di Angelo De Fiore narra di un Questore che, seguendo il richiamo della propria coscienza, ha salvato da un destino nefasto numeroso ebrei. Nel suo ruolo di stimato funzionario di Polizia ha elevato la sua sensibilità umana disattendendo le leggi razziali con stratagemmi ed astuzie, incurante del pericolo al quale lui stesso si esponeva.

Era nato il 17 luglio 1895 a Rota Greca (Cs) da una famiglia agiata e, dopo la morte del padre, fu mandato a studiare a Roma nel Collegio militare. Dopo la laurea in Giurisprudenza entrò nella Pubblica Sicurezza dove ebbe una lunga e brillante carriera che lo portò a diventare Questore di Pisa, di Forlì e di La Spezia, e poi Ispettore Generale. Ma il periodo in cui significativamente rifulse il suo senso di giustizia, legalità e rispetto per la dignità umana, che avevano illuminato la sua scelta professionale, fu durante il periodo fascista e nei terribili anni dell’occupazione nazista, quando, come Vice Questore, fu Dirigente dell’Ufficio Stranieri della Questura di Roma.

Angelo De Fiore era un funzionario preparato e accorto, ma preferì essere considerato un incompetente senza alcuna professionalità dai suoi superiori e dalla Gestapo piuttosto che essere compartecipe o strumento di odiosi crimini. Mise quotidianamente a rischio la propria vita per salvare quella degli altri uomini che considerava suoi fratelli, ma non poteva osservare quelle leggi che disprezzavano la dignità umana, e dunque non si poteva farle osservare ai suoi sottoposti che condividevano con lui ogni sforzo. Così il dottor De Fiore, falsificando nomi e tessere annonarie, regolarizzando gli ebrei romani come profughi d’Africa settentrionale, apponendo timbri ufficiali su permessi di soggiorno contraffatti, e distruggendo documenti compromettenti, salvò più di 350 ebrei. Un uomo raccontò in seguito di essere stato salvato da sicura morte. Infatti, condotto dai nazisti nella prigione di via Tasso, quartier generale dei nazisti a Roma, stava per confessare di essere ebreo, quando in quella stanza dell’orrore entrò De Fiore che finse di riconoscere in quel giovane un ladruncolo italiano da tempo ricercato, e dopo avergli dato uno schiaffo per rendere credibile la cosa, lo portò via con sé in Questura sottraendolo ai tedeschi. Agli uomini della Gestapo agli ordini del colonnello Kappler che si presentavano in ufficio per avere gli elenchi degli ebrei, egli mostrava solo carteggi confusi e alterati, fascicoli volutamente disordinati e scrivanie ed archivi affollati di caotici documenti che rendevano impossibile l’identificazione e vana ogni ricerca. Tuttavia De Fiore si assunse personalmente la responsabilità piena e totale dell’operato della squadra salvaguardando così l’incolumità dei suoi preziosi e fidati collaboratori che in lui riconobbero un capo carismatico e una guida morale.

Il Vicequestore non si limitò solo alla funzionale gestione del carteggio e alla preziosa attività d’ufficio poiché si impegnò personalmente a proteggere molti ebrei trovando loro alloggio presso persone fidate o in ricoveri protetti. Inoltre prima del rastrellamento del ghetto ebraico di Roma, avutane notizia, con pochi coraggiosi collaboratori avvisò notte tempo in più occasioni decine di persone bussando casa per casa al fine di farle fuggire, attività questa che lo esponeva ad altissimo rischio. La sola moglie Nelly, fedele compagna di una vita, conosceva le azioni del marito e ne condivideva le preoccupazioni, come quella volta in cui Angelo le disse che sarebbe stato portato davanti alla Corte marziale per aver rifiutato seccamente di fornire i nominativi di venti ebrei al Questore di Roma Piero Caruso, da immolare nell’eccidio delle Fosse Ardeatine a seguito dei fatti di via Rasella in cui un gruppo di Gap attaccò una colonna tedesca. In quel caso De Fiore non ebbe alcun tentennamento ed esponendosi in prima persona oppose un secco e ultimativo diniego. Fu solo per una inaspettata resipiscenza del suo superiore gerarchico che non fu denunciato agli ufficiali di Kappler e deportato dai nazisti.

Angelo De Fiore non ostentò mai il suo eroismo e non raccontò mai di aver salvato tutte quelle vite umane. Il figlio Gaspare apprese il legame e la riconoscenza della comunità ebraica quando assistette personalmente all’arrivo del padre nel quartiere ebraico di Roma. Vide un uomo gettarsi ai suoi piedi ed altre persone acclamarlo come un “angelo salvatore”. Solo in quella circostanza, e su richiesta di spiegazioni, il padre gli disse che credeva di aver salvato più di 350 ebrei perché “era giusto farlo”.
Anche dopo la guerra si prodigò per gli altri promuovendo la realizzazione della Casa del Fanciullo presso il quartiere EUR di Roma, destinata ad accogliere molti orfani che il conflitto bellico aveva lasciato. Nel 1954 Angelo De Fiore fu insignito della Legion d’Onore della Repubblica Francese. È morto a Roma il 18 febbraio 1969.
Questa è la sua storia, purtroppo non conosciuta da molti in Italia. Non così a Gerusalemme dove il suo nome è scolpito sulla stele della collina degli ulivi nel Giardino dei Giusti, il più grande monumento dell’olocausto, accanto ai nomi di Giorgio Perlasca e di Giovanni Palatucci.

A Rota Greca Gaspare De Fiore, che fu architetto e docente universitario, ha realizzato nel 2004 un monumento dedicato al padre, ed ogni anno la Questura di Cosenza e l’Amministrazione comunale commemorano quest’uomo coraggioso, sensibile e caritatevole la cui vita dev’essere tramandata come esempio alle generazioni future affinché ne traggano ispirazione e ne perpetuino i valori.
Molte sono le testimonianze pubbliche in memoria e onore di Angelo De Fiore : lapidi e targhe commemorative presso le Questure di Pisa e Forlì; intitolazione del giardino antistante l’aeroporto Galileo Galilei di Pisa, intitolazione di una strada a Cosenza… Il 31 gennaio 2018 e il 27 gennaio scorso il Comune di Roma ha inaugurato presso la casa in cui visse una targa e un’artistica mattonella commemorativa in bronzo facente parte del progetto nazionale “Il civico giusto”, “apposta sui portoni di quanti decisero di non voltarsi dall’altra parte” e dotata di un qrcode attraverso il quale accedere a un video documentario sulla storia di Angelo De Fiore.

Lucia De Fiore è insegnante a Cosenza e cugina di Angelo De Fiore. Ha fondato ed è Presidente dell’Associazione “ Angelo De Fiore – un Giusto tra le Nazioni”, nata con la volontà di svolgere attività culturali, educative, pedagogiche, di promozione sociale e di solidarietà. Inoltre l’Associazione si propone di sostenere la pratica della difesa delle libertà civili, individuali e collettive, di essere punto di riferimento per le nuove generazioni, ma soprattutto portare avanti la figura umana e storica di Angelo De Fiore. È proprio con la nascita dell’Associazione nel 2018 e grazie all’intenso e importante lavoro da essa svolto, che si sono realizzati nel suo nome tanti eventi nelle scuole, nelle piazze, nelle Questure, con apposizioni di targhe e intitolazioni di strade, biblioteche e spazi verdi. È stato creato anche un concorso poetico “Un Angelo in divisa”, e il nome e la storia di Angelo De Fiore sono finalmente usciti dall’oblìo perchè si perpetui la memoria di un “Uomo giusto”.
