“Il merletto è l’arte di disegnare il vento con ago e filo trasformando il vuoto in pura bellezza” Anonimo.
Il merletto, noto anche come pizzo o trina, è una particolare lavorazione di filati con la quale si ottiene un tessuto traforato leggero e prezioso, ma la lavorazione del merletto, a differenza di altre, non avviene su stoffa in quanto è il pizzo stesso che si fa tessuto, attraverso la costruzione di un intreccio nel vuoto. Diversamente dal ricamo, che necessita di una stoffa di supporto, il merletto nasce dal nulla. Infatti, i fili, che possono essere in cotone, lino, seta, argento o oro, vengono lavorati e annodati su sé stessi a creare disegni, motivi e decorazioni varie.

“Il pizzo è il gioiello dei tessuti” Coco Chanel.
Il pizzo è un intreccio di pazienza ed eleganza, è un’arte antica che unisce la precisione della geometria e la pazienza di chi lo lavora, alla poesia della raffinatezza delicata e preziosa, in grado di trasformare semplici fili in capolavori senza tempo. Il pizzo è “qualcosa” di eterno, unico, straordinario, da sempre amato, da sempre presente nel guardaroba di ogni donna, simbolo di femminilità e sempre di moda. La trina ha conquistato le passerelle già da tempo ed è pronto a dominare le “tendenze moda” anche nel 2026. Gli stilisti delle più prestigiose case di moda e di ogni brand sembrano infatti avere riscoperto, tra tulle e merletti, il fascino degli abiti preziosi, suntuosi e fiabeschi, decorati o completamente realizzati in pizzo, e che oggi non sono più appannaggio esclusivo dell’Haute Couture ma anche del Prêt-à-porter. Il desiderio di bellezza, lusso, spettacolo e sogno, si fa così realtà e quotidianità dando vita a look diversi, particolari, molto personali e glamour. Il pizzo, simbolo di dualità estetica e psicologica, che sarà sempre una delle lavorazioni più affascinanti nel mondo della moda, ha avuto “declinazioni” storiche molteplici: candore e malizia, purezza e tentazione, maschile e femminile. Dai corredi agli abiti da sposa, dai centrini delle nonne alla lingerie casta e audace, fino all’abbigliamento genderless, il viaggio del merletto nel tempo ha una storia lunga e ricca. Inizialmente legato al mondo religioso, alla decorazione degli altari e delle vesti clericali, il suo utilizzo si estese poi agli ornamenti dei corredi, per arrivare ad impreziosire gli abiti dei nobili, diventando da allora sempre più di moda. Cominciarono così a nascere diverse industrie artigianali in varie località d’Europa che divennero ben presto tanto famose da dare ciascuna il nome al pizzo caratteristico appartenente a quelle zone, trasformandolo in prodotto tipico, vero e proprio patrimonio della tradizione locale.
“Contrariamente a tanti altri elementi preziosi che, con l’evoluzione industriale, hanno perduto gran parte del loro carattere lussuoso, il pizzo, adattandosi alle esigenze economiche e industriali del nostro tempo, è riuscito a conservare le sue caratteristiche di eleganza preziosa, di leggerezza e di lusso” Coco Chanel.

Tra i pizzi più famosi ricordiamo: il pizzo di Bruxelles, tipico della tradizione delle Fiandre, caratterizzato da fantasie floreali; il pizzo Valencienne, leggero e a sfondo geometrico anticamente realizzato a tombolo; il pizzo Chantilly, famosissima lavorazione dell’omonima città francese, e il pizzo Honiton, uno dei primi realizzato con processo industriale.
“Il tombolo è un’arte antica e nobile che consente con un magico intreccio di fili di creare preziosi merletti al dolce suono dei fuselli” Citazione popolare
La lavorazione tanto particolare del pizzo richiede l’uso di strumenti e supporti idonei ad assicurare i fili secondo le “direzioni” richieste dal disegno progettato e successivamente anche adornarli. Tra i supporti ci sono il tombolo e appositi telai da ricamo, mentre tra gli strumenti necessari troviamo fuselli, aghi, uncinetti, navette e modano, ma spesso vengono usate anche direttamente le dita, come per il pizzo Macramè, che è un merletto creato secondo un’antica tecnica marinara con filati intrecciati e annodati tra loro senza l’ausilio di alcun strumento. In origine il pizzo faceva parte indistintamente del guardaroba dell’uomo e della donna, ma intorno al XVIII secolo inizia a farsi sempre più elemento legato alla femminilità, associandosi alla bellezza muliebre, al romanticismo e alla seduzione. Negli anni Cinquanta Christian Dior lo usava per decorare e realizzare gonne ampie e preziose e bustini strutturati, celebrando la femminilità come ideale estetico e sociale. Con i suoi abiti straordinari arricchiti da meravigliose trine, Dior creò una nuova immagine della donna, facendo del pizzo uno strumento di armonia e ordine che restituisse alla figura femminile, troppo a lungo mortificata negli anni della Seconda guerra mondiale, eleganza, grazia, bellezza e desiderabilità. Mezzo secolo dopo, in netto contrasto al grande couturier francese, Alexander McQueen userà il pizzo in modo radicalmente opposto, in stile gotico e “luttuoso”. Tra “sacro e profano” il pizzo non ha mai smesso di essere protagonista, e anche oggi torna ad imporsi in ogni collezione e su ogni passerella. Il pizzo si mostra dark anche nelle “piratesse” vittoriane di Ann Demeulemeester, mentre è barocco nelle collezioni di Ralph Lauren. È casto e accollato nelle camicie di Anna Sui, caldo ed avvolgente negli “sweater dress” di Jil Sander. Paco Rabanne lo ricopre di cerata, creando look da pioggia molto chic e bon-ton. E se Ralph Lauren dà al pizzo una forma diversa e professionale con completi in stile anni 80 composti da gonne a matita e giacche con maxi spalline, Blumarine lo rende sensuale, molto sensuale, quasi erotico, in abiti lussuosi e trasparenti, mentre Dolce & Gabbana, elevando l’underwear a capo d’abbigliamento, propone il merletto così come era usato in origine, a decorare “bralette e culotte” da indossare a vista sotto capispalla e pellicce, declinandolo poi anche nella lingerie primavera-estate. Givenchy lo propone in un abbinamento inaspettato, inusuale ma estremamente fascinoso, con abiti ricamati, delicati e romantici sotto “chiodi” in pelle decisamente in stile punk, e Miu Miú lo porta in passerella nelle sue collezioni, nelle quali ha peraltro reso il grembiule protagonista assoluto, come descritto nel mio articolo dedicato a tale iconico accessorio, divenuto trend inaspettato e straordinario del 2026.

“Lo stile è eleganza, non stravaganza. L’importante non è farsi notare, ma farsi ricordare” Giorgio Armani.
Indossare un abito di pizzo è da sempre una scelta di stile, è avvolgersi nella poesia, nel romanticismo, nella seduzione e nell’incanto, e indossare un capo in pizzo delle nuove collezioni 2026 è indubbiamente un modo per farsi ricordare, ma sicuramente anche per farsi notare. Infatti, le collezioni 2026 degli stilisti dei brand più famosi e delle più grandi case di moda fanno sfilare sulle passerelle creazioni eteree e principesche, drammatiche e seducenti, romantiche e teatrali, proposte eterne, senza tempo, sospese tra sogno e realtà, per chi ama la bellezza, il lusso, il fascino e non teme di “osare” creando look veramente sensazionali, ammalianti, di tendenza e indimenticabili. La moda 2026 torna a farci sognare attraverso l’eleganza poetica del pizzo, che è “fatto di vuoti e di pieni, di luci e di ombre” e che sta a ricordarci che la vera bellezza è senza tempo e senza fine e ancora una volta che “tutto quanto fa… glamour”.
