Si attende solo da un momento all’altro che sul sito e sui canali social della Carrarese appaia la nota ufficiale ma non ci sono più dubbi: dopo circa 870 giorni, da quel 17 gennaio 2024 in cui Antonio Calabro, quello che sarebbe diventato l’uomo del destino per la storia della Carrarese Calcio, sostituì Alessandro Dal Canto in panchina e fu presentato ai media dopo aver firmato il contratto, la strada dell’allenatore leccese di Melendugno e quella della società di viale XX Settembre si separano.
In mezzo ci sono state 104 gare ufficiali sufficienti per scrivere pagine indelebili: 17 giornate della stagione regolare di serie C, otto sfide dei playout culminate con la vittoria nella finalissima col Vicenza del 9 giugno 2024 e il ritorno in serie B dopo 76 anni; ci sono state 76 giornate di due campionati di serie B con due salvezze ottenute la prima con qualche affanno la seconda in totale sicurezza tanto che fino all’ultima giornata la squadra azzurra è stata in corsa per entrare nei playoff per la promozione in serie A; ci sono state tre gare di Coppa Italia maggiore che la Carrarese non giocava da 40 anni.
Tutti avvenimenti che sono entrati, mentre si stavano avverando, nella storia sportiva e non solo della città. Mai la società azzurra fondata nel 1908 aveva ottenuto la promozione in serie B e nei due campionati cadetti disputati ottanta anni fa era entrata per una revisione degli organici dopo la seconda guerra mondiale. Mai erano state battute, e in qualche caso nemmeno affrontate in competizioni ufficiali, società come Sampdoria (sconfitta due volte), Palermo, Salernitana, Bari (tre volte), Frosinone, mai aveva sconfitto il Venezia allo stadio dei Marmi Quattro Olimpionici Azzurri, mai era uscita vittoriosa da stadi che hanno fatto la storia del calcio come il San Nicola, il Partenio e lo Stirpe, da trenta anni precisi mancava la vittoria sull’Empoli, da oltre 25 quella al “Picco” nel sentitissimo derby, da 32 il doppio successo andata e ritorno contro i bianconeri spezzini. Questi i successi più significativi ma anche le affermazioni con Cesena, Modena, Cosenza e Pisa sono da sottolineare.
Il tutto con un entusiasmo crescente che in poche settimane, dai 500 paganti di quel Carrarese-Arezzo 2-3, Antonio Calabro ha velocemente riportato nell’ambiente non solo attraverso i risultati ma instaurando con la tifoseria un rapporto quasi viscerale, di reciproca e vincente sinergia. Di pari passo a quello che faceva la squadra sul campo cresceva infatti il numero dei tifosi e allo zoccolo duro che non ha mai mollato si sono riaggiunti o avvicinati per la prima volta centinaia di sostenitori che hanno colorato lo stadio dei Marmi Quattro Olimpionici Azzurri e gli altri in cui si è esibita la Carrarese in questo frangente.
Come tutte le favole, anche le più belle come questa, finisce sul campo quella tra la Carrarese e Antonio Calabro, non finirà mai la riconoscenza, la gratitudine e l’amore dei sostenitori azzurri verso il loro concittadino onorario (riconoscimento giustamente concesso all’indomani della promozione in serie B), ne sono testimonianza le decine, centinaia di messaggi che già da alcuni giorni, da quando le voci sull’interruzione del rapporto si sono fatte via via più insistenti, inondano i siti social a cui non possiamo non unirci ricordando uno degli ultimi episodi: al termine della conferenza stampa dopo Carrarese-Pescara, Antonio Calabro stava ritornando verso gli spogliatoi quando un gruppo di ragazzini, riconosciutolo e muniti di palloni e magliette, l’hanno chiamato a gran voce per avere l’autografo. È tornato indietro e li ha accontentati uno per uno.
Insomma per Carrara e la Carrarese Antonio Calabro è stato più di un allenatore e il fatto che si sia interrotto questo magico connubio è un altro, l’ultimo, gesto del tecnico pugliese che nonostante un altro anno di contratto, non sentendo più il fuoco dentro per garantire un’altra stagione sulla trincea, pardon sulla panchina della società azzurra, ha preferito interrompere la sua collaborazione e congedarsi senza avere la certezza di avere un contratto pronto con un’altra società anche se le ultime stagioni lo hanno proiettato tra i tecnici più in vista e c’è da scommettere, prima dell’inizio della prossima stagione, che si siederà su un’altra panchina essendo entrato tra i papabili a Pisa, Empoli, Catanzaro, Padova, Cesena e Cremona. È una certezza invece, e non una scommessa, che quando tornerà da avversario allo stadio dei Marmi Quattro Olimpionici Azzurri da avversario, perché prima o poi succederà, sarà accolto dalla standing ovation di tutti gli sportivi di fede azzurra che non dimenticheranno mai i risultati straordinari ottenuti.
Insieme al doveroso omaggio verso un tecnico riuscito in imprese memorabili, c’è però la consapevolezza che Antonio Calabro non ha vinto da solo. C’è, ancora prima, una società organizzata, con regole e filosofia ormai mandate a memoria, una società cresciuta negli anni grazie agli investimenti del presidente Manrico Gemignani che si è circondato di uno staff dimostratosi pienamente all’altezza della categoria, una società che pur di portare la squadra in serie B e tenercela non si è fermata davanti a niente: non ad una tribuna inagibile per cinque anni, non a dover giocare tre partite a Pisa, non a doverne disputare sette in attesa della costruzione della nuova curva nord Lauro Perini. Prima di Calabro, per chi lo avesse dimenticato, la Carrarese aveva raggiunto cinque volte i playoff per la promozione in serie B con tre allenatori diversi (Baldini, Di Natale, Dal Canto). Le persone vanno e vengono, Il progetto va avanti e l’intenzione del presidente Manrico Gemignani e del suo staff è quella di provare ad alzare l’asticella, difficile non credere e non dare fiducia a chi in nove anni è passato dalla posizione numero 80 del ranking calcistico italiano ad occupare per due anni consecutivi la posizione numero 32 cosa mai successa nella storia del sodalizio azzurro. A breve verrà comunicato il nome del nuovo allenatore di una società, la Carrarese, modello di serietà e programmazione, sarà il primo passo verso un nuovo futuro.
