“Nemo propheta in patria” è una locuzione latina che significa “Nessuno è profeta nella [propria] patria”. L’espressione vuole indicare la difficoltà delle persone di emergere in ambienti a loro familiari. L’espressione è tratta dalla frase “Nemo propheta acceptus est in patria sua”, riferita dai Vangeli come pronunciata da Gesù in Nazareth, per stigmatizzare la fredda accoglienza dei suoi conterranei. L’espressione è di solito usata per significare che difficilmente si possono vedere riconosciuti i propri meriti nel proprio paese. Da questa situazione sembrano non essere esenti anche alcuni personaggi lodigiani attivi in diversi campi artistico-socio umanistico ed arrivati ad essere noti a livello nazionale e, in alcuni casi, anche in tutto il mondo, ma, poi, inspiegabilmente dimenticati e praticamente sconosciuti alle generazioni successive . Tra loro spicca senza dubbio il cavalier Paolo Ciceri, presidente e fondatore della S.A.B.I. (Società amatori del Bracco italiano), considerato il “padre” del Bracco Italiano, cane da caccia dotato di ottimo carattere, molto docile, che dimostra una facilità di apprendimento molto spontaneo. Ciceri, nato a Zorlesco quando era ancora un comune, negli anni ’30 del 1900, ha iniziato il lavoro di recupero della razza. Molti libri sono stati scritti da Ciceri, tra cui “Il bracco italiano”, sicuramente il libro più rappresentativo su questa razza, scritto da una delle figure più importanti nella storia della cinofilia italiana. Con il suo affisso “Dei Ronchi” segnò un’epoca indimenticabile per il nostro continentale da ferma. Un libro leggendario, ormai molto difficile da reperire in versione cartacea. I cani del suo allevamento, dei Ronchi, sono stati considerati i migliori per lo standard di razza. Infatti, alcuni di questi esemplari sono stati introdotti anche in America dal figlio Giancarlo. Tra i suoi più importanti bracchi Bice dei Ronchi che diventò Campionessa Mondiale nel 1934 a Francoforte sul Meno e Zara dei Ronchi. Il bracco italiano è una razza conosciuta sin dall’Antica Grecia, al punto da essere stata citata anche da Senofonte in una delle sue opere. Anche Dante Alighieri lo immortala in un bellissimo sonetto “Sonar bracchetti e cacciatori aizzare”. Da Dante quindi a…Zorlesco. Dopo un periodo in cui sembrava che la razza potesse scomparire, grazie al lavoro di Ciceri, il Bracco Italiano ha conosciuto una nuova diffusione e si è ripresentato oggi pienamente rigenerato, dopo molte selezioni accurate che ne hanno salvato le caratteristiche originali della razza. Da prima della Seconda Guerra Mondiale Paolo Ciceri, presidente e cofondatore, assieme a Camillo Valentini, della S.A.B.I. si mise in luce con il proprio lavoro. Il continuatore della linea braccofila di Paolo Ciceri è stato Giovanni Pietro (Gian Piero) Grecchi di Caselle Landi, un altro lodigiano nella storica della razza canina.
Paolo Ciceri: il papà del Bracco Italiano
