Sono tempi pazzi, davvero. Tempi in cui, ad ogni ciclo di ventiquattr’ore, una donna viene ammazzata o è oggetto di violenze, persecuzioni e/o vessazioni.
Siamo giunti al punto ove dei mali tutti i mali coabitano: ovverosia, una donna non può più andare a giro liberamente, senza essere costantemente accompagnata dal terrore di imbattersi in qualche malintenzionato. Che ci crediate o no, una coppia di sculture del XIV secolo, collocata nel Duomo di Carrara e raffigurante l’Annunciazione, descrive perfettamente la fattispecie in oggetto. Ma ci dona anche un barlume di speranza che le cose possano, finalmente, cambiare.

Osservate attentamente la scena alla luce naturale: un ghignante Arcangelo Gabriele fronteggia una giovane Maria, che si sta leggendo in santa pace un buon libro. L’apparizione celeste sembra esser colta, almeno inizialmente, come una minaccia: il volto preoccupatissimo della vergine (atteggiato in un chiarissimo “E mò questo che vuole?”), la sua mano che corre sotto le pieghe della veste, in cerca dello Spray al Peperoncino: tutto dice “Altolà, Chivalà, Vade Retro villanzone!”.
Ecco. Ora munitevi di una torcia elettrica e provate a puntare il fascio di luce sul volto di Maria. Incredibile ma vero, quello stesso volto, che finora era contratto dal terrore e dall’ansia, davanti ai vostri occhi si trasfigurerà di colpo in un sorriso di fiducia e complicità.
Provate per credere.



Per quanto sia difficile farlo, bisogna sempre alimentare la speranza che, andando a giro per il mondo, una donna possa piuttosto imbattersi sempre in un BENintenzionato! Le “Cassanelle”, è il nome con cui è comunemente noto questo ambo di sculture, alle quali, a piacimento, possiamo donare la vita in questo particolare modo. Un nome, il loro, che viene tradizionalmente collegato al paese di Gassano, frazione di Fivizzano, terra d’origine di Bartolomeo Vasi, artista e benefattore insigne della cattedrale carrarina di Sant’ Andrea.
Una simpatica leggenda vuole che il toponimo “Gassano” derivi dalle parole pronunciate dai primi visitatori del luogo. Quei pellegrini, colpiti dalla bellezza dei posti, avrebbero detto “Ag’san”. Che in dialetto locale significa “Ci siamo, siamo arrivati”. Vogliano i numi che lo si possa esclamare anche per quanto riguarda la questione di partenza di questo mio umile elzeviro.
Affinchè nessuna donna debba mai più temere la paura.
🔦tenete sempre accesa e puntata quella torcia, mi raccomando🔦.
