“Distese sulla terraferma le foche assomigliano a dei naufraghi che dopo l’affondamento di una nave hanno raggiunto la riva a nuoto” Fabrizio Caramagna
Le foche o focidi “Phocidae” sono una famiglia di mammiferi carnivori marini che fanno parte della superfamiglia dei Pinnipedi. I “Pinnipedia” che formano un gruppo monofiletico, la monofilia in biologia è la proprietà di un insieme di specie di essere tutte e le sole discendenti di un comune antenato, sono una super famiglia di mammiferi carnivori distribuiti su ogni parte della terra che si sono adattati alla vite all’ambiente acquatico e principalmente in ambiente marino; infatti il loro corpo ha una forma idrodinamica e tutti e quattro gli arti si sono modificati in pinne. Ai Pinnipedi appartengono altre due famiglie, gli “Odobenidi”, rappresentati.

Oggi solo dal tricheco e gli “Otaridi”, otarie che invece comprendono 16 specie. Le foche che vivono generalmente lungo le coste dei mari ghiacciati freddi e temperati più raramente nei mari caldi o nei laghi si dividono in due sottofamiglie le “Monachinae” con otto specie viventi che abitano principalmente le acque dell’emisfero australe e si distinguono per adattamenti specifici alla vita acquatica e per una notevole diversità morfologica e le “Phocinae” con 10 specie viventi, che sono conosciute anche come “foche vere” o “foche prive di orecchie esterne”. In questo mio articolo scriverò della foca monaca mediterranea “Monachus monachus” che appartiene alla sottofamiglia delle Monachinae, e che purtroppo è una specie minacciata di estinzione; oggi infatti di animali di questa specie, in natura, sopravvivono più o meno 700 esemplari.

“La foca non cammina, non vola, non salta, non striscia. Si trascina. Sembra un animale goffo, schiacciato dal suo stesso peso. Si muove e dà la sensazione di una creatura che sta facendo uno sforzo contro la forza di gravità e si vorrebbe fare qualcosa per lei. Ma quando si tuffa sembra che abbia lasciato la sua goffaggine sulla terraferma come si lascia un’ombra. E allora diventa una sirena veloce che va a curiosare negli anfratti del mare come i bambini quando cercano posti nuovi”. Fabrizio Caramagna
La foca monaca ha il corpo allungato, irregolarmente cilindrico, rivestito da uno spesso strato adiposo e ricoperto da un fitto pelo corto, vellutato e impermeabile all’acqua. Negli esemplari maschi la pelliccia è di colore nero nelle femmine marrone o grigia e più chiara sul ventre; nel maschio spesso il ventre è talmente chiaro da risultare bianco. I quattro arti della foca si sono modificati e adattati per la vita acquatica trasformandosi in pinne; le pinne anteriori sono dotate di unghie mentre le pinne posteriori ne sono praticamente prive e sono fuse a costituire un’unica grande pinna. La lunghezza del corpo di una foca va dagli 80 centimetri circa alla nascita fino ai 240 centimetri degli esemplari adulti e può raggiungere un peso intorno ai 320 chilogrammi. Le femmine hanno dimensioni leggermente più piccole rispetto ai maschi ma mantengono comunque uguali tutte le altre caratteristiche somatiche.

Le foche monache hanno la testa tonda, abbastanza piccola eleggermente appiattita e sono prive dei padiglioni auricolari e questo è un dettaglio utile per distinguere la foca dalle otarie con le quali è spesso confusa e che invece possiedono i padiglioni auricolari anche se poco sviluppati. Sul muso le foca in alcuni baffi lunghi e robusti detti “vibrisse”. Le “Vibrissa” nei mammiferi sono peli con funzioni sensoriali, tanto importante e utili da risultare veri e propri organi tattili, che si presentano costituiti da una base o radice e da uno stelo di forma cilindrica con una terminazione appuntita. Le vibrisse sono localizzate principalmente sulla testa dell’animale nella zona della rima naso-labiale della rima orbitale. La foca monaca svolge la sua vita soprattutto in mare dove pure dorme, o in superficie in mare aperto o in piccoli rifugi naturali sul fondale risalendo periodicamente per respirare. Durante il periodo riproduttivo si trattiene nei tratti di mare vicino alle coste, cercando spiagge isolate e sistemandosi in grotte e piccoli anfratti accessibili solo dal mare in modo da essere al sicuro, in luoghi protetti, dal momento che il parto e l’allattamento avvengono sulla terraferma.

“Anche le foche partoriscono all’asciutto. Esse spingono a poco a poco i loro cuccioli a fare prova del mare facendoli emergere subito dopo che si sono immersi. Le madri fanno ripetere spesso questa sequenza di immersioni ed emersioni fino a quando i piccoli, abituatisi, non hanno preso il coraggio e non hanno cominciato ad apprezzare la vita acquatica” Plutarco
I maschi adulti sono molto territoriali e nel periodo riproduttivo, che generalmente comincia con i mesi autunnali, spesso si scontrano con altri esemplari maschi. La femmina della foca monaca raggiunge la maturità sessuale tra i tre e cinque anni e partorisce un solo cucciolo l’anno, di solito tra i mesi di settembre e ottobre. I piccoli di foca, che nascono già di buone dimensioni con una lunghezza che va dagli 80 agli oltre 100 centimetri e un peso variabile tra i 16 e 18 chilogrammi, entrano in acqua già pochi giorni dopo la nascita e e viene lasciato libero dalla madre già dopo poche settimane sebbene questa torni periodicamente ad allattarlo. Per quanto riguarda la dieta di una foca, essendo questa carnivora, si nutre di molluschi cefalopodi, crostacei e pesci, sia bentonici, ossia quelli organismi acquatici marini o di acqua dolce che vivono a stretto contatto col substrato tipo sabbia, fango e rocce, come murene, corvine, cernie, dentici e mostelle, che pelagici, ossia pesci catturati in mare aperto. Un tempo l’areale della foca monaca era molto vasto e comprendeva tutto il Mediterraneo, il Mar Nero, le coste atlantiche di Spagna e Portogallo comprese le isole Canarie e l’arcipelago di Madeira, il Marocco e la Mauritania, ma oggi purtroppo, dopo secoli di persecuzione la foca, diventata una specie a maggior rischio di estinzionedel pianeta, sopravvive in pochi esemplari e in poche colonie sparse nell’Oceano Atlantico e nel Mediterraneo che per secoli e secoli ha solcato silenziosa e solitaria e riparandosi in grotte marine, muovendosi goffa, buffa ma sempre bellissima sulle spiagge isolate e nuotando elegante ed affascinante in acque aperte. In passato la foca monaca è stata infatti presente lungo l’intera costa del bacino Mediterraneo dove era una presenza comune e ben nota in ogni tradizione locale di quelle zone, mentre oggi il suo habitat è drasticamente ridotto e frammentato.

Questo mammifero si trova infatti confinato solo in poche aree isolate dove ci sono acque relativamente incontaminate e dove ancora riesce a trovare rifugi tranquilli e sicuri. La fortissima riduzione della popolazione è causata principalmente dall’uomo che con i suoi “interventi” ha ridotto questi mammiferi marini a piccoli gruppi e individui isolati. Attualmente c’è un solo luogo al mondo dove la specie è in numero sufficiente a formare una colonia ed è “Capo Blanco” in Mauritania. Secondo IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, oggi sopravvivono circa 700 esemplari di foca monaca che è quindi classificata nella Red list dell’Unione come “Endangered”. Anche la “Docietà Zoologica di Londra” considera la “Monachus monachus” una delle 100 specie di mammiferi a maggior rischio di estinzione. Animale socievole e intelligente la foca, che ama vivere in piccoli gruppi ed è sempre pronta a scorgere minacce e pericoli grazie alla sua ottima vista e al suo eccellente udito, è sempre stata considerata simbolo di positività. Grazie alla sua doppia natura acquatica e terreste, rappresenta la capacità di muoversi fluidamente tra il mondo conscio e quello inconscio delle emozioni, unendo forza interiore e leggerezza. La foca è simbolo di giocosità ad adattabilità ed equilibrio emotivo. Rappresenta la capacità di “scivolare” sopra gli ostacoli, di adattarsi con grazia agli eventi della vita, e, essendo un animale che deve riemergere dalle profondità marine per respirare e anche considerata simbolo di equilibrio e trasformazione del bisogno di bilanciare le proprie emozioni con la razionalità e la chiarezza mentale. Questo mammifero marino è inoltre simbolo di equilibrio perduto tra uomo e natura, è emblema delle battaglie per la salvaguardia degli ecosistemi marini e per la tutela della biodiversità nei nostri mari. Ma la foca è anche simbolo di giocosità e intuito, evoca infatti la leggerezza, il valore del gioco e l’ascolto della propria voce interiore e dei messaggi intimi e profondi dell’inconscio.

“La foca è goffa nei movimenti ma che leggerezza nel tenere un oggetto in equilibrio sul naso”. È con queste parole di Fabrizio Caramagna, pensando alla foca come simbolo di serenità, vivacità e bellezza che voglio chiudere questo mio pezzo dedicato al “mammifero con le pinne goffo sulla terra ed elegante in mare” che da sempre ho vissuto legata a momenti belli della mia infanzia, all’allegria e alla spensieratezza della vita e che mi strappa un grandissimo sorriso al solo immaginarla con un enorme pallone a strisce colorate in equilibrio sul naso, mentre si muove come in un buffo ballo, sbattendo felice le pinne come fossero piccole mani.
