12 febbraio1958 –
La SADE comunica al Servizio Dighe di aver preso visione del voto con la richiesta di ulteriori perizie e formula le sue osservazioni in merito ai rilievi, suggerimenti e raccomandazioni. Nel testo nessun riferimento alla richiesta delle nuove indagini. Né il Servizio Dighe né il Genio Civile rilevano tale lacuna.
– 1 aprile 1958 –
La IV sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nomina la Commissione di collaudo, il cui compito è quello di accertare che la diga venga costruita secondo le prescrizioni, che gli invasi e gli svasi diano risultati soddisfacenti e che l’impianto si dimostri pienamente efficiente. Di essa fanno parte: Francesco Penta, geologo; Francesco Sensidoni, ingegnere capo del Servizio Dighe; Pietro Frosini, ingegnere, presidente della IV Sezione del Consiglio Superiore Lavori Pubblici, che aveva proposto al Consiglio Superiore l’approvazione del progetto; Luigi Greco, presidente del Consiglio Superiore Lavori Pubblici, che aveva approvato il progetto: il Regolamento sui lavori di competenza del Ministero dei Lavori Pubblici vieta espressamente che possa essere nominato collaudatore né far parte di Commissione di collaudo chi abbia preso parte alla redazione del progetto da collaudare. Alla lettera, Frosini e Greco non hanno redatto il progetto della diga del Vajont, bensì lo hanno approvato. E’ chiaro comunque che vengono chiamati a controllare due di coloro che hanno partecipato alla formazione dell’atto da controllare. Francesco Penta è inoltre consulente privato della SADE per l’impianto di Pontesei a Forno di Zoldo.
– 22 aprile 1958 –
Autorizzazione provvisoria del Genio Civile di Belluno alla SADE ad iniziare i getti di calcestruzzo.
– 24 aprile 1958 –
La SADE sottoscrive le condizioni dettate dal voto del 15.6.1957, dunque impegnandosi anche alle indagini geologiche suppletive. 25 agosto. Liquidazione del primo contributo del Ministero dei Lavori Pubblici alla SADE.
– 3 ottobre 1958 –
Viene concesso alla SADE di sostituire la passerella prevista nel 1952 sul bacino con una strada perimetrale lungo tutta la sponda sinistra del bacino: alle proteste degli erto-cassani che preferivano la passerella, la SADE risponde “che non si può, che la natura del terreno non permette la costruzione dell’opera.”
– 29 ottobre 1958 –
Nuova relazione Dal Piaz, riferita al tracciato della strada perimetrale sulla sinistra del Vajont. In essa si osserva l’esistenza, in località Pozza, di roccia fratturata e si suppone che possano esservi in profondità fessurazioni parallele alla valle. Dal Piaz conclude però sostenendo che mancano “segni superficiali per i quali si potesse parlare di avvenuti movimenti”.
– 7 marzo 1959 –
Liquidazione del secondo contributo del Ministero dei Lavori Pubblici alla SADE.
– 22 marzo 1959 –
Frana di Pontesei: 3 milioni di metri cubi di roccia cadono nell’invaso costruito dalla SADE. Muore l’operaio Arcangelo Tiziani. Consulente geologico dell’impianto è Francesco Penta, che fa parte della Commissione di collaudo per la diga del Vajont.
– 23 marzo 1959 –
Lettera del geologo Pietro Caloi (che sta studiando la zona della diga dal 1953) all’ingegner Tonini, a proposito della frana di Pontesei: “… ti prego di rileggere la relazione che al riguardo che ti ho inviato ai primi di luglio 1958: ciò che è avvenuto vi è previsto con esattezza sconcertante”
– 27 marzo 1959 –
Caloi, sempre a proposito della frana di Pontesei e della sua prevedibilità, scrive all’ingegnere Rossi-Leidi: “Rassicuri pure l’ing. Biadene: la discrezione è nel mio costume. Piuttosto, se mi posso permettere un consiglio, suggerirei di trarre le naturali conseguenze dal fatto”.
– 3 maggio 1959 –
Costituzione del Consorzio civile per la rinascita della valle ertana, fondato da 126 cittadini di Erto e Casso.
– 5 maggio 1959 –
Appare sull’Unità un articolo a firma di Tina Merlin dal titolo “la SADE spadroneggia ma i montanari si difendono” dove si denunciano le responsabilità della SADE e si segnalano i pericoli cui la costruzione del bacino espone gli abitanti di Erto. L’articolo costa alla Merlin ed al direttore dell’Unità la comparsa in giudizio “per diffusione di notizie false, esagerate, tendenziose capaci di turbare l’ordine pubblico”.
– 30 maggio 1959 –
Decreto di concessione relativo al progetto del 1957.
– 19-21 luglio 1959 –
Primo sopralluogo della Commissione di collaudo, che viene portata anche a Cortina d’Ampezzo e a Venezia, a cena sulla terrazza dell’Hotel Europa. Del sopralluogo l’ingegner Sensidoni deve presentare una relazione al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici: “ma del Vajont, tra paesaggi, pranzi e cene, si ricorda poco. Per essere più sicuro la chiede alla SADE, che gliela manda. Gliela invia il Direttore dell’Ufficio studi, Dino Tonini”.
– 23 luglio 1959 –
Il capo del Genio Civile di Belluno, ingegner Desidera, che ha appena imposto alla SADE la sospensione dei lavori di costruzione della strada di circonvallazione sulla sinistra del Vajont (in quanto la società non ha presentato il relativo progetto al Genio Civile), viene trasferito in altra sede con lettera urgentissima firmata dal Ministro dei Lavori Pubblici.
– Settembre 1959 –
La costruzione della diga è ultimata:
261,60 metri di altezza,
190,15 metri di lunghezza al coronamento,
725,50 metri di quota del coronamento,
22,11 metri di spessore alla base,
3,40 metri di spessore alla sommità,
168 metri di corda in sommità,
360.000 metri cubi di calcestruzzo e 400.000 metri cubi di roccia asportata
– Ottobre 1959 –
La SADE incarica il professor Caloi di condurre una campagna geofisica sul versante sinistro a monte della diga.
– 10 ottobre 1959 –
Sesto rapporto geologico di Leopold Müller: i suoi dubbi sulla stabilità della sponda sinistra sono tali che egli propone alla SADE di saggiare la stabilità dei fianchi del futuro serbatoio attraverso dieci diversi tipi di indagine.
– 22 ottobre 1959 –
Secondo sopralluogo della Commissione di collaudo.
– 28 ottobre 1959 –
La SADE avanza domanda di invaso sperimentale, fino a quota 600 metri.
– Dicembre 1959 –
Viene installata presso i comandi centralizzati della diga una stazione sismica definita da Caloi “unica al mondo”.
– 2 dicembre 1959 –
Crolla la diga del Frejus. Semenza scrive a Dal Piaz: “Spero di vederla presto anche per riparlare del Vajont che il disastro del Frejus rende più che mai di acuta attualità”.
– 4 febbraio 1960 –
Caloi consegna la sua relazione, che parla di “un potente supporto roccioso autoctono”, dunque di una roccia solida e compatta, dall’elevatissimo modulo elastico, con uno spessore del detrito superficiale di 10-12 metri. La relazione viene consegnata agli organi di controllo.
– 9 febbraio 1960 –
Il Servizio Dighe (capeggiato dall’ingegner Frosini) concede alla SADE l’autorizzazione per un invaso sperimentale fino a quota 595 (comunicazione da parte del Genio Civile di Belluno del 16.2.1960): la SADE aveva già iniziato a immettere acqua il 2.
– Marzo 1960 –
In concomitanza con il primo invaso si verifica una frana che si stacca dalla parete del monte Toc, immediatamente sovrastante il fondovalle e poco a monte dello sbocco del rio Massalezza.
– Maggio 1960 –
Vengono installati i primi capisaldi destinati a identificare eventuali moti franosi del Toc.
– 10 maggio 1960 –
La SADE, nonostante la frana, giudica positivi i risultati del primo invaso sperimentale, e chiede di poter elevare direttamente il livello dell’acqua fino a quota 660, senza prima aver svasato.
– Giugno 1960 –
Relazione geologica di Franco Giudici e Edoardo Semenza, figlio di Carlo (commissionata dalla SADE su indicazione di Leopold Müller): dopo avere elencato una serie di rischi minori, la relazione afferma che “più grave sarebbe il fenomeno che potrebbe verificarsi qualora il piano d’appoggio della intera massa e della sua parte più vicina al lago fosse inclinato (anche debolmente) o presentasse un’apprezzabile componente di inclinazione verso il lago stesso. In questo caso il movimento potrebbe essere riattivato dalla presenza dell’acqua, con conseguenze difficilmente valutabili, attualmente, e variabili tra l’altro a seconda dell’andamento complessivo del piano d’appoggio”. La relazione Giudici-Semenza non verrà mai inviata agli organi di controllo. Viceversa, prima che la relazione venga consegnata ufficialmente alla SADE, viene visionata da Carlo Semenza, che scrive al figlio: “Carissimo Edo, riteniamo indispensabile che tu mostri preventivamente la relazione al Prof. Dal Piaz, al quale preannuncio la cosa con la lettera che ti allego in copia. Se anche dovrai a seguito del colloquio attenuare qualche tua affermazione, non cascherà il mondo “ (Lettera di Carlo Semenza a Edoardo del 24.5.60). E a Dal Piaz: “Egregio Professore, ho piacere che lei la veda (la relazione ). Anche se ci saranno eventuali sfumature di opinioni, poco male: resterebbero sempre sotto la responsabilità di mio figlio, se Ella riterrà opportuno che egli firmi la relazione”.
– 11 giugno 1960 –
Il Servizio Dighe concede l’autorizzazione a proseguire l’invaso fino a quota 660 (comunicazione del 22/6/60).
– 9 luglio 1960 –
Relazione Dal Piaz sugli smottamenti: “non può escludersi che questi smantellamenti dell’orlo esterno del ripiano non possano concorrere a dare alla superficie valliva sottostante un andamento sempre meno ripido, raggiungendo gradualmente (…) il profilo di equilibrio”. Ciononostante, anche Dal Piaz consiglia una “sistematica sorveglianza”.
– 4 novembre 1960 –
Una nuova frana di 700.000 metri cubi di roccia si stacca dalla parete del Toc e cade nel bacino. In contemporanea alla frana, compare sul Toc, sul versante sinistro della valle, una fessura lunga 2.500 metri, a forma di M: è il profilo della frana del 9 ottobre 1963. Dopo la frana, Edoardo Semenza continua le sue indagini. Al Giudice Istruttore Fabbri dirà: “in conclusione ritenevo che la massa instabile avesse un fronte di circa due chilometri di lunghezza, un volume di circa 250.000.000 di metri cubi e spessori variabili da 100 a 250 metri in media. Queste mie conclusioni comunicai a voce sul posto (Vajont) al prof. Müller che le prese per buone, facendo poi approfondire studi di dettagli sulle fessure e sui movimenti manifestatisi. Ciò avveniva in una o due riunioni del novembre 1960”.
– 15-16 novembre 1960 –
Riunione di tutti i tecnici SADE presso il cantiere del Vajont: Leopold Müller, Semenza, Pancini (capocantiere), Linari, Ruol, Biadene; si decide lo svaso e la costruzione di una galleria di sorpasso (by-pass) che colleghi, in caso di caduta della frana, i due bacini risultanti. Spesa prevista: un miliardo di lire.
– 17 novembre 1960 –
Inizia lo svaso fino a 600 metri, raggiunti il 31 dicembre.
– 28 novembre 1960 –
Terzo sopralluogo della Commissione di Collaudo.
– 30 novembre 1960 –
A Milano si apre il processo contro Tina Merlin e L’Unità: tre testimoni di Erto e le fotografie della frana del 4 novembre fanno desistere la parte denunciante a deporre. Il processo si chiude con l’assoluzione della Merlin e dell’Unità, perché, recita la sentenza, nell’articolo incriminato “nulla vi è di falso, di esagerato o di tendenzioso”.
– dicembre 1960 –
Inizia la seconda campagna geosismica di Caloi. Caloi e Müller non vengono mai fatti incontrare tra di loro, né sono a conoscenza dei reciproci studi.
– 1 dicembre 1960 –
Promemoria del professor Penta: “una tra le numerose fenditure, lunga circa 2.500 metri, ha fatto sorgere i maggiori timori, in quanto può essere interpretata come l’intersezione con il terreno di una superfice di rottura profonda e che arriverebbe praticamente fino al fondo valle, separando dalla montagna una enorme massa di materiale. (…) Prima di accedere a tale interpretazione catastrofica”, Penta osserva che i dati a disposizione “sono relativi a manifestazioni di superficie, ma non si hanno elementi per giudicare se il fenomeno si estenda in profondità e se sia veramente in atto un movimento di massa. (…) il movimento potrebbe essere limitato al massimo ad una coltre dello spessore di 10-20 metri, con velocità molto basse, e comunque, non coinvolgerebbe masse di materiali tali da decidere non solo della vita del serbatoio, ma anche del pericolo di sollecitazioni anormali sulla diga. (…). Nell’altro caso, si dovrebbe ammettere la possibilità di un improvviso distacco di una massa enorme di terreno (suolo e sottosuolo)”.
