prima parte
Abbiamo visto come il Vajont non fu affatto un disastro naturale imprevedibile. La sua genesi è stata lunghissima. Negligenze e omissioni si sono succedute, nell’arco di ben 35 anni, senza soluzione di continuità, con una pervicacia tale che persino la giustizia italiana non ha potuto fare a meno di inserirle come aggravanti nelle pur miti sentenze di condanna penali e civili. Quella che segue è una cronologia dettagliata del lungo cammino che ha portato alla tragedia, corredata da molte citazioni tratte da lettere o conversazioni intercorse tra i vari protagonisti che si sono alternati negli anni.
– 4 agosto1928 –
Prima relazione del prof. Giorgio Dal Piaz per la progettazione di un bacino artificiale: “Le condizioni strutturali dell’intera conca del Vajont, per quanto l’apparenza possa trarre nell’inganno, in sostanza non sono peggiori di quelle che si riscontrano nella grande maggioranza dei bacini montani dell’intera ragione”.
– 30 gennaio 1929 –
La Società Idroelettrica Veneta chiede la concessione di derivazione del torrente Vajont per la produzione di energia elettrica, corredata dal progetto dell’ingegner Carlo Semenza.
– 9 agosto 1937 –
Relazione geologica Dal Piaz.
– 5 giugno 1940 –
Nuova relazione geologica Dal Piaz.
– 22 giugno 1940 –
La Società Adriatica di Elettricità (SADE), che ha assorbito la Società Idroelettrica Veneta, presenta domanda di autorizzazione per utilizzare i deflussi del Piave, degli affluenti Boite, Vajont e altri minori, nonché la creazione di un serbatoio della capacità di 50 milioni di metri cubi d’acqua mediante la costruzione di una diga altra circa 200 mt, alla fine della gola del Vajont, presso il ponte del Colomber.
– 15 ottobre 1943 –
Voto favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici: alla riunione partecipano 13 componenti su 34, dunque senza che venga raggiunto il numero legale.
– 24 marzo 1948 –
Il Presidente della Repubblica firma il decreto di concessione, sulla scorta della stessa identica documentazione di cinque anni prima.
– 25 marzo 1948 –
Relazione Dal Piaz: “I numerosi sopralluoghi effettuati in sito, i sondaggi e i cunicoli eseguiti avevano confermato che la diga, nella sezione prescelta, veniva ad impostare per tutta la sua altezza e, cioè, fino al nuovo livello massimo assegnatole (202 m), nella zona in cui la roccia, generalmente ottima, si presentava, nel suo complesso, più compatta”.
– 15 maggio 1948 –
La SADE presenta domanda di variante per l’utilizzazione dei deflussi di Piave, Boite e Vajont per la costruzione di un serbatoio di 58 milioni di metri cubi, invece dei precedenti 50.
– 11 ottobre 1948 –
Semenza e la SADE non si accontentano di una grande diga. Vogliono che sia la più grande. Neanche sei mesi dopo avere presentato domanda di ingrandimento della capacità del bacino da 50 a 58 milioni di metri cubi, Semenza scriva a Dal Piaz: “Si tratterebbe ora di esaminare la possibilità di elevare il livello del serbatoio oltre la quota attualmente prevista di 677 metri slm, eventualmente fin verso la 730 mt slm. (…) Gradirei anche qui il suo parere.”
– 15 ottobre 1948 –
Dal Piaz risponde a Semenza. All’interno della missiva spicca una frase illuminante, diventata in seguito tristemente famosa “Le confesso che i nuovi problemi prospettati mi fanno tremare le vene e i polsi”.
– 21 dicembre 1948 –
Nella relazione che segue, della giusta preoccupazione di Dal Piaz non v’è più traccia. Nella relazione ”La struttura geologica della Valle del Vajont, agli effetti degli smottamenti dei fianchi che possono derivare dal progettato invaso e dalle oscillazioni del livello del lago.”, l’attenzione è posta in particolare alla zona di Erto e a quella di Pineda. Nonostante le due località presentino materiali detritici di dubbia stabilità, Dal Piaz sostiene che, pur non escludendo la possibilità di smottamenti, si tratti di frane meno ingenti di quanto si può sospettare a prima vista.
– 23 gennaio 1949 –
Il Consiglio Comunale di Erto-Casso ratifica la vendita alla SADE dei terreni situati in Val Vajont di proprietà comunale per la somma di Lire 3.500.000, a un prezzo di lire 3,94 al metro quadrato, da vincolare in titoli di Stato al Ministero dell’Agricoltura e Foreste, trattandosi di terreni sottoposti ad usi civici. Per un errore catastale il Comune vende anche terreni di proprietà privata. Quando si tratta di versare al Ministero dell’Agricoltura e delle Finanze l’importo, il Comune ha già speso i soldi, compresi quelli che deve restituire alla SADE per la vendita dei terreni non suoi. La SADE anticipa la somma al Comune, da scomputare dai canoni per i diritti rivieraschi in conseguenza dell’uso dell’acqua del torrente. Nei mesi seguenti comincia la trattativa tra la SADE e i proprietari privati per l’acquisto dei terreni non comunali.
– 18 marzo 1952 –
La SADE si impegna a costruire sul lago una passerella per riallacciare le comunicazioni con la sponda sinistra della valle, interrotte dal bacino.
– 18 dicembre 1952 –
Decreto Presidente della Repubblica di concessione relativo alla variante del 15.5.1948.
– 18 novembre 1953 – Appendice alla relazione geologica di Dal Piaz del 21.12.1948.
– Gennaio 1957 –
La SADE, senza autorizzazione, inizia i lavori di scavo.
– 31 gennaio 1957 –
La SADE inoltra la domanda per modificare il progetto della diga, portandone l’altezza a 266 metri, allegando la relazione geologica di Dal Piaz del 25.3.1948 e un’appendice datata lo stesso giorno della presentazione, vale a dire il 31.01.1957 (attenzione a questa data).
– 6 febbraio 1957 –
Lettera di Dal Piaz a Semenza, anche questa massimamente esplicativa del livello di connivenza fra i due: “Ho tentato di stendere la dichiarazione per l’alto Vajont, ma Le confesso sinceramente che non m’è riuscita bene e non mi soddisfa. Abbia la cortesia di mandarmi il testo di quella ch’Ella mi ha esposto a voce, che mi pareva molto felice. La prego inoltre di dirmi se devo mettere l’intestazione dell’Ente al quale deve essere indirizzata, e se devo mettere la data d’ora o arretrata. Appena avrò la sua edizione la farò dattilografare e Le farò immediatamente invio. Scusi il disturbo”.
– 7 febbraio 1957 –
L’amichevole carteggio continua, con Semenza che risponde all’amico geologo con queste bonarie indicazioni: “Le allego copia del testo al quale Ella secondo me potrebbe in linea di massima attenersi. Ho lasciato punteggiata una frase che, se Ella crede, potrebbe mettere per illustrare le condizioni delle note cuciture fra strato e strato. L’appendice dovrebbe avere l’intestazione e la data che ho indicato nell’appunto. In ogni modo Le lascio ogni più ampia libertà. (…) A guadagno di tempo, sarebbe meglio che Ella ci consegnasse la relazione già stesa da Lei firmata.”
La data che Semenza indica nell’appunto è il 31.1.1957. Quindi l’appendice della domanda di innalzamento della diga, presentata il 31 gennaio di quello stesso anno, verrà sostituita da quella scritta a posteriori da Dal Piaz.
– 1° aprile 1957 –
L’ingegner Bertolissi viene nominato dal Genio Civile assistente governativo per la diga del Vajont: il suo compito è quello di seguire in modo permanente i lavori del cantiere e riferirne regolarmente al Genio Civile ed al Servizio Dighe.
– 2 aprile 1957 –
La SADE presenta il progetto esecutivo, a firma dell’ingegner Carlo Semenza, con aumento dell’altezza della diga da 202 a 266 metri e conseguente aumento della capacità utile del serbatoio a 150 milioni di metri cubi: costo previsto 15 miliardi di Lire, con un contributo governativo di 4 miliardi e 805 milioni.
– 17 aprile 1957 – La IV sezione del Consiglio Superiore Lavori Pubblici autorizza l’inizio dei lavori, che la SADE ha già avviato dal gennaio.
– 31 maggio 1957 –
Il Servizio Dighe chiede una relazione geologica adeguata al nuovo progetto.
– 11 giugno 1957 –
Dal Piaz invia a Semenza il manoscritto della relazione geologica, con un appunto: “Spero che il mio scritto risponda ai suoi desideri e che non ci sia bisogno di modificazioni di fondo. La prego di rimandarmi con suo comodo il manoscritto con le sue osservazioni, delle quali non mancherò di tener conto come di consueto”.
– 14 giugno 1957 –
Lettera di risposta di Semenza a Dal Piaz: “Le ritorno la bozza della relazione che, previo soltanto due o tre varianti di scarsa importanza, ho fatto ribattere in bozza, pensando di fare cosa utile anche lei prima della stesura definitiva”.
– 15 giugno 1957 –
Voto favorevole dell’assemblea plenaria del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, con una prescrizione: “E’ però necessario completarle (le indagini geologiche) nei riguardi della sicurezza degli abitanti e delle opere pubbliche, che verranno a trovarsi in prossimità del massimo invaso.”
In altre parole si approva il progetto constatando che per affrontare lo stesso è indispensabile procedere ad ulteriori indagini. E’ presente Carlo Semenza, che porta con sé la minuta della vecchia relazione geologica di Dal Piaz, riveduta e corretta più e più volte nel corso degli anni precedenti.
– 6 agosto 1957 –
Rapporto geotecnico di Leopold Müller: “… il terreno in sponda sinistra, caratterizzato da ammassi di sfasciume, sui cui verdi pascoli sorgono numerosi casolari è in forte pericolo di frana, sebbene sia una formazione rocciosa. La roccia è ivi molto fratturata e degradata e può pertanto facilmente scoscendere ed essere posta in movimento”.
– 25 settembre 1957 –
La SADE invia al Ministero la versione ufficiale della relazione geologica di Dal Piaz. Se al suo posto fosse stato inviato il rapporto del famoso geologo austriaco, quasi certamente, le cose sarebbero andate diversamente.
continua…
