C’è stata una stagione che più di ogni altra ha caratterizzato la lotta studentesca del ventesimo secolo, è stata il 1968. I movimenti studenteschi internazionali di quella primavera sono rimasti nell’immaginario collettivo di un’intera generazione. Come ogni avvenimento il ’68 ha avuto la sua colonna sonora e in Italia il maggior rappresentante di questo filone compositivo è stato Paolo Pietrangeli. Nacque a Roma il 29 aprile 1945, pochi giorni dopo la liberazione dal nazifascismo, forse un segno del destino. Paolo era figlio di Antonio Pietrangeli, un regista cinematografico e Margherita Ferrone. Già nei primi anni sessanta iniziò a comporre canzoni a sfondo sociopolitico, denunciando il malcostume italiano che c’era, c’è e ci sarà sempre nel nostro paese. Paolo Pietrangeli dal 1966 fece parte del Nuovo Canzoniere Italiano, il gruppo musicale che nacque a Milano nel 1962, legato alla rivista diretta da Roberto Leydi e Gianni Bosio. Degli etnomusicologi, come si autodefinirono, fecero parte in quegli anni: Sandra Mantovani, Enzo Jannacci, Nanni Svampa, Luciano Berio, Giorgio Bocca, Umberto Eco, Mario Soldati, Pino Masi, Michele Straniero, ovviamente Paolo Pietrangeli e molti altri. In quegli anni Paolo Pietrangeli compose le sue due canzoni di protesta più famose, Valle Giulia, che narrava gli avvenimenti del marzo 1968 presso la facoltà di architettura in via di Valle Giulia. Furono i primi scontri tra studenti e polizia, il non arretrare cantato da Paolo Pietrangeli, fu il prodromo dell’autunno caldo del 1969, le lotte operaie, ma questa è un’altra storia. Sempre nel 1968 scrisse Contessa, interpretata insieme a Giovanna Marini, un’altra protagonista di quella stagione artistica e politica. Paolo Pietrangeli dichiarò di aver composto il brano, dopo aver ascoltato in modo involontario, una conversazione in un bar del Quartiere Trieste a Roma. Contessa è una canzone cruda sullo sfruttamento della classe operaia e un inno alla ribellione contro i bassi salari. Divenne una canzone popolare nella vera accezione del termine e fu usata dagli studenti e gli operai che tentarono di cambiare le sorti degli oppressi. Alla fine degli anni sessanta, Paolo Pietrangeli iniziò a seguire le orme paterne e fu aiuto regista di Mauro Bolognini per L’assoluto naturale nel 1969, Luchino Visconti per Morte a Venezia nel 1971 e Federico Fellini per Roma nel 1972. Paolo Pietrangeli decise di mettersi in proprio nel 1974 e diresse un documentario di denuncia politica, che forse alla luce di quanto accadde negli anni seguenti avrebbe dovuto essere preso in maggior considerazione. Narrava delle collusioni del neofascismo, delle stragi, con settori deviati dello Stato, qualche anno dopo la bomba alla stazione di Bologna, sarebbe stata la logica conseguenza di voci inascoltate. Nel 1977 Paolo Pietrangeli diresse Porci con le ali, tratto dal romanzo scritto da Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, che ebbe un grande successo di pubblico e critica. Nel 1980 tornò alla regia con I giorni cantati, film con la partecipazione di Francesco Guccini, un altro interprete dalla canzone di protesta degli anni settanta. Paolo Pietrangeli nel 1983 interpretò Bobo, il personaggio creato da Sergio Staino, la trasmissione era Drive In, un programma di culto degli anni ottanta. La televisione divenne il nuovo terreno di regia di Paolo Pietrangeli. Diresse per anni il Maurizio Costanzo Show, il sodalizio non si interruppe neppure quando l’editore del gruppo Fininvest, un certo Silvio Berlusconi, decise di entrare in politica nel 1994. Paolo Pietrangeli fu anche regista delle prime edizioni di Amici di Maria De Filippi. Parallelamente alla sua attività di regia televisiva, Paolo Pietrangeli continuò a comporre canzoni, come Il vestito di Rossini, ispirato a una cavatina di Gioacchino Rossini e concerti in giro per l’Italia, privilegiando le piazze e i teatri con connotazione politica, sedi di partito e centri sociali. Negli anni novanta Paolo Pietrangeli tentò la carriera politica, ma non venne eletto alla Camera dei Deputati nel 1996, si presentò con Rifondazione comunista. Nel 2001 Paolo Pietrangeli diresse Genova Per Noi, un documentario alle giornate del G8 di Genova, che sfociarono negli scontri tra forze di polizia e manifestanti e la morte di Carlo Giuliani. Paolo Pietrangeli nel 2009 aderì al partito Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola e nel 2018 provò ancora con la candidatura alla Camera dei deputati con Potere al Popolo, ma non fu eletto a causa del mancato raggiungimento della soglia di sbarramento del 3 per cento. Paolo Pietrangeli è morto il 22 novembre 2021 e prima di morire, alla domanda se rimanesse convinto degli ideali di gioventù: “Assolutamente sì, non c’è nessun motivo per cui le contraddizioni di un mondo che non va come dovrebbe andare siano state risolte.” Paolo Pietrangeli è stato coerentemente di sinistra militante fino alla fine, perché non è sempre vero che si nasce incendiari e si muore pompieri e Paolo Pietrangeli ha incarnato lo spirito della protesta e l’uguaglianza sociale, non spegnendo mai il fuoco che arde nel cuore della rivoluzione.
Che roba Contessa, all’industria di Aldo han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti; volevano avere i salari aumentati, gridavano, pensi, di esser sfruttati. E quando è arrivata la polizia quei pazzi straccioni han gridato più forte, di sangue han sporcato il cortile e le porte, chissà quanto tempo ci vorrà per pulire…”. Compagni, dai campi e dalle officine prendete la falce, portate il martello, scendete giù in piazza, picchiate con quello, scendete giù in piazza, affossate il sistema…
