“Tutto è nell’attitudine” Diane von Fürstenberg. Il talento, inteso come attitudine, capacità innata che consente di ottenere risultati eccezionali, ma anche come predisposizione, ingenio, cervello, genio, e la passione, intesa come desiderio forte, intenso e ardente, e anche come fervore, dedizione ed entusiasmo, sono qualità che sicuramente appartengono a Lina. Infatti Lina, Lina Mastrini, è, nella sartoria massese, genio creativo, appassionata e dedita sino al sacrificio, un’eccellenza del nostro territorio nel mondo della moda. Ago e filo, stoffe e cartamodelli, forbici, metro e macchina da cucire, sono tutti strumenti del mestiere che hanno caratterizzato la vita di Lina che da sempre ha amato la sartoria e la moda.

Sono Vanessa ed Emiliana Bertelloni, figlie della signora Lina, a raccontarmi con emozione, affetto ed orgoglio la vita della madre. Il nostro incontro avviene nello studio-laboratorio delle due sorelle in centro città a Massa. Quando, dopo aver bussato mi aprono, mi ritrovo in un grande spazio aperto e luminoso, in mezzo a stoffe, abiti, grucce, aghi, spilli, rocchetti di fili, rotoli di tessuti colorati, decorati e preziosi, insomma, da amante della moda quale sono, mi ritrovo dentro un sogno e la mia mente va subito alle botteghe e atelier parigini dove i primi couturier, a partire da Worth, padre dell’Haute Couture e colui che ha fatto del semplice sarto-esecutore un designer e sarto-creativo, in poi, hanno dato vita alla moda moderna creando abiti unici dall’estetica straordinaria in un’unione perfetta di creatività bellezza ed eccellenza nelle tecniche di lavorazione. Lina Mastrini nasce il 7 marzo 1944 a Vezzano Ligure sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale e nasce in una famiglia poverissima, nella quale mancava qualsiasi cosa, soprattutto il cibo, ma dove non è mai mancato l’amore, un amore vero, sano e profondo, lo stesso con il quale poi Lina ha creato la sua famiglia ed allevato le due splendide figlie che crescendo hanno ereditato il talento, la capacità creativa e la passione per la moda dalla madre e che, seguendone le orme, hanno aperto a loro volta una sartoria e una scuola di moda, molto conosciute e rinomate nella nostra città. Lina viene ad abitare con la famiglia al “Ponte” di Santa Lucia a Massa, città d’origine del padre, all’età di un anno ma la difficile condizione economica purtroppo continua. Lina conosce così “la fame”, quella vera, fino a quando non incontrerà il futuro marito Mario, il quale era considerato benestante, se non addirittura ricco. Mario era infatti titolare di un negozio di generi alimentari e sebbene avesse sette fratelli nella sua famiglia il cibo non mancava mai. Tornando alla protagonista di questo mio articolo, Lina nasce con la passione per la moda. Creatività, taglio e cucito sono “suoi” da sempre, Lina infatti comincia a praticare il mestiere sartoriale fin da bambina. Ho scritto “mestiere sartoriale” perché Lina già da piccola, intorno a nove-dieci anni, talentuosa, caparbia e ambiziosa quale è sempre stata, già lavorava combinando arte, creatività e, da geniale e tenace autodidatta, tecnica artigianale per ideare, disegnare, tagliare e confezionare abiti su misura. Lina, da allora e per tutta la sua vita e carriera, come i più grandi sarti, idea e crea cartamodelli, seleziona tessuti, prende misure, taglia e cuce, a mano o a macchina, curando qualsiasi dettaglio possibile, creando così abiti unici ed esclusivi e valorizzando la figura di ogni cliente. Poche righe sopra ho definito Lina geniale e tenace autodidatta perché mai ha frequentato scuole o corsi di moda ma come volgarmente si dice “è nata imparata”, a parte aver appreso qualche “cosina” tra le più basilari, come i sottopunti e i punti molli, dalla sarta del paese, frequentando la sua casa come si usava a quel tempo. Dalla sarta del paese Lina faceva, quindi, un po’ di esperienza e apprendeva l’essenziale per il suo mestiere, ma queste nozioni, seppur fondamentali, avevano poco a che fare con lo studio e la creazione di disegni, cartamodelli e abiti. I cartamodelli Lina li riprendeva dalle riviste di moda, come “Burda” la sua preferita, quando poteva permettersi di comprarle. Dal cartamodello preso nel giornale, Lina ricavava poi altri cartamodelli per tante e diverse persone, in base alle loro misure e taglie, esigenze e desideri, ma solo dopo averlo studiato a lungo, calcolato e ricalcolato, rivisitato ed infine ridisegnato, passando giorni e notti al lavoro senza mai avvertire il peso del sacrificio o della rinuncia alla vita, tra libri, quaderni, bambole e altri giochi, che poteva fare una bambina qualsiasi della sua età. Quella di Lina era infatti una scelta di vita dovuta alla sua grandissima passione per i vestiti e la moda e portata avanti, giorno dopo giorno, con entusiasmo e felicità.

Quando iniziò a tagliare e cucire, la Mastrini non aveva neppure un tavolo da lavoro e faceva tutto inginocchiata a terra, finché un giorno suo padre, intenerito, impietosito e anche un po’ stufo di vedere quella ragazzina, la sua sarta, sempre per terra, le costruì un piano da lavoro con una tavolaccia di compensato e quattro gambe, un tavolo grezzo e tanto piccolo che spesso Lina si ritrovava comunque a lavorare per terra e pure con le dita piene di schegge di legno che le si conficcavano quando stava al suo “tavolo da lavoro”. Vanessa ed Emiliana, con struggente affetto ed immenso orgoglio, mi dicono che Lina “dal niente e col niente” è diventata una sarta eccezionale, una bravissima maestra di taglio e cucito, una moglie devota e premurosa, ma soprattutto è diventata la loro madre, madre di “affetto, arte e mestiere”. Le due donne mi spiegano infatti che quando esci da una scuola di moda professionale hai un bagaglio di conoscenze e di studi vario e molto importante, e teoricamente sai tutto, ma è poi solo l’esperienza continua di ore, mesi e anni di lavoro e la pratica costante accanto a maestri e professionisti del settore che ti rendono davvero bravo, indipendente nel mestiere, dandoti la possibilità di praticarlo nel modo migliore. Lina era così capace e infaticabile nel suo lavoro che, ancora ragazzina, quando il padre rimase senza lavoro, riuscì con la sua “sartoria casalinga” a sostenere la famiglia, a sfamare i suoi cari, sfamare nel senso proprio del termine, poiché allora i suoi lavori, gonne, camicette, vestiti, cappotti, venivano pagati non in denaro, bensì in generi alimentari. Le figlie mi raccontano anche un aneddoto interessante, che la dice lunga sul “caratterino” di Lina e la passione per il suo lavoro: quando il futuro marito le propose di smettere di lavorare non appena convolati a nozze per permetterle finalmente di rilassarsi dopo anni di sacrifici nonostante la giovane età e poter così vivere in serenità la loro nuova famiglia, Mario si sentì rispondere che se avesse dovuto scegliere tra ciò che le stava dicendo e chiedendo ed il proprio lavoro, sicuramente avrebbe scelto il lavoro e non il matrimonio. Fu così che Lina, con il sostegno dell’innamorato marito, continuò a fare la sarta, specializzandosi sempre più e diventando anche un’ottima insegnante, una maestra di taglio e cucito, amata e stimata dalle sue allieve che ancora oggi portano con loro il ricordo delle belle lezioni fatte, i “dolci ricordi” delle “ragazze della Lina” come sono solite dire.

La Mastrini nella sua carriera ha realizzato più di cento abiti da sposa, vestendo nel contempo anche la famiglia della sposa e cucendo, come si usava all’epoca, tutti gli altri capi d’abbigliamento necessari dopo le nozze. Moltissimi di questi abiti sono stati cuciti in casa, che allora non solo era casa familiare, ma anche studio-laboratorio e scuola di moda. Vanessa ed Emiliana mi dicono che la loro stanza da letto fungeva anche da laboratorio della madre e diventava una vera camera solo la sera, quando da due mobili venivano tirati fuori i loro lettini, e mi raccontano anche che le loro notti, come del resto il giorno, erano accompagnate dal suono, il bel suono, come di una ritmata melodia, della macchina da cucire di mamma Lina che, premurosamente, per non disturbare il loro sonno, durante la notte usava manovella invece del pedale perché meno rumorosa. Lina non solo ha creato e confezionato vestiti nuovi ma, in alcuni momenti della sua attività, coincidenti con i periodi storici di crisi economica, ha “rivisto”, risistemato, a volte addirittura sfacendoli e rifacendoli da capo, abiti che aveva già realizzato per la sua clientela, dando a questi indumenti una seconda vita, e anche aggiornandoli alle tendenze della moda. Ascoltando i racconti di vita e lavoro di Lina, mi vengono alla mente i due ultimi articoli usciti in questa mia rubrica “Tutto quanto fa… glamour” dedicata al mondo della moda, quello sull’ “Haute Couture” e quello sul “Pret-à-porter”, in quanto Lina, con il suo mestiere e il modo in cui lo ha portato avanti, mi sembra essere il “trait d’union” tra l’uno e l’altro, tra il “su misura”, l’artigianalità e l’esclusività dell’Haute Couture, e l’ “accessibilità” del Pret-à-porter, con abiti belli ed eleganti a prezzi giusti, sempre alla moda, ma di facile vestibilità e sempre curati nella manifattura e in ogni dettaglio. Se molto del suo lavoro è stato fatto in casa, Lina ha poi avuto la possibilità di esprimere la sua arte creativa con grande successo e moltissime soddisfazioni in una vera e propria sartoria. Infatti, malgrado un po’ di timore e ritrosia iniziali nell’abbandonare le abitudini di una vita, grazie alla sua inesauribile energia, passione ed entusiasmo per il lavoro, Lina decide di seguire la figlia Vanessa quando, agli inizi del 1998, il 15 gennaio, apre la sua sartoria. Qui le due donne lavoreranno a lungo fianco a fianco, e Lina lavorerà tanto anche con Emiliana nelle sfilate della sua scuola di moda. Parlando delle tante sfilate di successo che insieme hanno presentato nel corso degli anni, Emiliana, sorridendo compiaciuta e divertita, mi racconta di quando Lina fu notata per strada da alcuni talent scout e organizzatori di una sfilata di “Miss” allestita presso il Teatro Guglielmi di Massa ed invitata a partecipare all’evento come modella, come miss in passerella. Per l’occasione Lina si confezionò un abito spettacolare, molto particolare ed eccentrico, era infatti un vestito da principessa delle favole, ma tutto ricoperto di caramelle Charms, vere e proprie caramelle Charms.
“La bellezza salverà il mondo” Fëdor Dostoevskij.
Lina non avrebbe mai voluto smettere di lavorare, perché, come tutti i più grandi sarti che hanno dedicato la loro intera vita alla sartoria e alla moda, avrebbe voluto “morire con l’ago in mano”, ma, per cause indipendenti dalla sua volontà, è stata costretta al pensionamento anticipato, un pensionamento forzato, prematuro e sicuramente amaro, mai penoso però, né sofferto, e che dimostra ancora una volta che donna straordinaria Lei sia. Lina, infatti, a 75 anni, lascia il suo lavoro per scelta, una scelta d’amore, lascia il suo mestiere per prendersi cura dell’amata madre Teresa, malata di Alzheimer. Vita e mestiere, genio, arte e maestria, conoscere la signora Lina Mastrini, anche solo attraverso il racconto delle figlie, è stato per me un piacere immenso e scrivere di Lei un grandissimo onore. Ascoltare i racconti della sua vita mi hanno fatto pensare, riflettere e anche sognare, mi hanno fatto “vivere” la sua storia e così chiudo questo mio pezzo con “La sarta”, una poesia in versi liberi da “I pensieri di Martina” che io stessa ho scritto, dedicata e in omaggio a Lina che è “talento, passione, sacrificio ed eccellenza sartoriale” della nostra città.
“Lina , una bambina
Il talento e la passione
Tessuto, ago e filo
Lina è già sarta
L’ostinazione
La caparbietà
L’ambizione
Il sacrificio
Lina , una donna
una moglie
una madre
Il talento e la passione
Tessuto, ago e filo
Lina è sarta
L’ostinazione
La caparbietà
L’ambizione
Il sacrificio
Lina è passione e talento
Tessuto ago e filo
Lina è sarta…
sempre e per sempre”
