In occasione dell’inaugurazione del locale CasaMatta, che si è tenuta sabato 4 aprile in via Baccio Bandinelli, a Gaiole in Chianti, Diari Toscani ha incontrato Deborah Montagnani presidente dell’associazione EvOrArt.
Deborah, perché il nome CasaMatta?
La Casamatta è un concetto gramsciano che anni fa mi piacque approfondire, soprattutto per curiosità personale, poi la lampadina si è riaccesa grazie ad alcune persone che fecero una connessione con la Casamatta gramsciana quando parlai loro del progetto che noi di EvOrArt avevamo in mente per questo locale.
Gramsciana, quindi da Gramsci, qual era per lui il principio base di una Casamatta?
Le Casematte erano degli avamposti militari, solitamente si trovavano sulle linee di confine, con una struttura abbastanza particolare: semi-interrate però visibili, erano comunque postazioni strategiche. Gramsci teorizzò che le Casematte potevano essere dei punti di resistenza e di avamposti culturali e sociali. Una Casamatta come struttura della società civile dove si sviluppava un pensiero critico, dove ci si confrontava, dove si approfondivano temi culturali e si condivideva, fosse anche solo guardare un vecchio film e poi parlarne. Noi vorremmo dare vita, appunto, a un luogo di questo tipo per stare insieme socialmente, come si faceva un tempo nelle aree culturali e ricreative.

Deborah, parlando di questo progetto parli al plurale, perché il ‘noi’?
Perché siamo un’associazione culturale: EvOrArt, che ultimamente era andata in letargo, purtroppo portare avanti le associazioni non è semplice, e questo è dovuto principalmente al tempo che è sempre tiranno, presi come siamo sia da impegni lavorativi che dal quotidiano. Avendo avuto l’opportunità di questa nuova sede abbiamo deciso di ripartire. Dopo l’inaugurazione siamo arrivati a oltre duecento soci.
Quanti soci fondatori siete?
Augusto, Lorenzo, Renzo, Massimiliano, Antonio e io. Insomma, siamo un numero abbastanza fornito e vorremmo creare molteplici iniziative.

Questo luogo ha una storia: prima era la cantina della tua famiglia…
Sì, era della mia famiglia, la cantina Montagnani, edificata, pietra su pietra, nel vero senso della parola, da mio nonno Nello e dal mio babbo Aldero. Erano gli anni ’60-’70, periodo di pieno fermento nello sviluppo delle aziende famigliari, quindi fu creato questo ambiente che è stato una cantina fino al 2020, anno in cui l’azienda è stata chiusa.
Questo luogo che valore affettivo ha per te?
È il posto della vita, è dove sono cresciuta io, dove ho lavorato e dove, poi, ho cresciuto i miei figli. Dopo la chiusura, vederlo abbandonato il dispiacere era tanto, ora è tornato a rinascere. È accogliente e vivo, e questo per me è particolarmente emozionante.
Questa emozione come la si può mettere a frutto? Qual è la potenza del suo motore?
Le idee, affinché lo si possa tenere aperto il più possibile. Purtroppo ci sono delle limitazioni burocratiche, in quanto sarà un circolo riservato solo ai soci, perché se volessimo tenere aperto al pubblico ci sono adempimenti burocratici che noi, come associazione, non possiamo permetterci, a me questo dispiace perché mi è stato insegnato che dovremmo cercare di includere il più possibile in quanto ogni occasione di scambio e di incontro è un seme che viene posto, purtroppo al momento è così, poi vedremo in futuro. La mia emozione sarà sicuramente veicolata nella realizzazione di tutte le idee che abbiamo.

In questo ambiente si ravvisa un’attenzione, una particolare ricercatezza per creare un’atmosfera che, seppure lontana dall’origine di questo locale, ha mantenuto sobrietà, per esempio ci sono le pietre a vista, un po’ come se aveste voluto mantenere uno sguardo sul passato…
Devo dire che tutto questo è dovuto anche alla volontà della Chianti General Service, che ha finanziato il progetto, ma anche al motore che sono Augusto Bianciardi e Alessandra Sas i quali hanno portato avanti questa idea con determinazione, il gusto è loro. Questa costruzione la si potrebbe definire architettura industriale anche se oggi si chiama ‘archeologia industriale’. Quello che volevamo rendere nella ristrutturazione di questo posto era appunto tornare alle origini, ecco il perché della pietra, essendo stata questa una cantina nella quale si svolgeva un lavoro. Oggi volutamente abbiamo lasciato del ‘vuoto’, in quanto questo ampio spazio deve essere un contenitore.
A questo proposito: un accenno veloce su cosa andrà a riempire questo contenitore…
Nei progetti e nei programmi di EvOrArt c’è un calendario di eventi e iniziative che si svolgeranno a CasaMatta, e che verranno comunicati nel nostro sito, i quali faranno parte di un festival: ‘I Malcontenti’, un titolo un po’ provocatorio, in fondo: tanto contenti non siamo dato che la situazione attuale non è delle migliori, ma l’intento è affrontarla in modo sereno e costruttivo. Inoltre la nostra intenzione è che una parte dei nostri eventi, che sono iniziative extra rispetto al calendario, e che abbiamo chiamato ‘Stile libero’, vengano inseriti pur non essendo programmati. Chiaramente il nostro non sarà un cartellone pieno, anche perché quest’attività non è un lavoro e inoltre occorrono fondi.
Avete pensato a quanti incontri farete nel corso dell’anno?
Abbiamo pensato di partire più o meno con un appuntamento al mese di varie tipologie: un vecchio film, una mostra fotografica, una mostra d’arte, la presentazione di un libro, un incontro sulle etnie.

Come accennavi poc’anzi, l’ingresso sarà riservato ai soci, quindi su invito, ma anche l’apertura, per esempio in occasione di una mostra, non potrà avere lunga durata, quali saranno i giorni di apertura di CasaMatta?
Il fine settimana, proprio per i motivi che hai appena detto.
Il prossimo evento in programma?
Sarà per i dieci anni di vita della Chianti General Service che è nata nell’aprile del 2016. A maggio faremo l’assemblea con i soci lavoratori e poi, nell’occasione, faremo festa invitando dei soci e i clienti.

