foto di Silvia Meacci
È tornata la festa di Calendimaggio: a San Salvi, ex-città manicomio di Firenze, il primo giorno del mese lo si è passato in allegria. Si è ballato in gruppo con il ricco repertorio di musiche popolari degli Adanzé sotto gli alberi frondosi. Si è anche dato libero sfogo alla fantasia e alla creatività con i colori e la pittura. Famiglie, giovani, anziani. Un’occasione di spensieratezza grazie all’iniziativa dei Chille de la Balanza, storica compagnia di teatro di ricerca nata a Napoli nel 1973 ma residente dal 1998 in un padiglione dell’ex comprensorio psichiatrico (Chille de la Balanza è il nome dei venditori di frutta del ‘600 del centro storico che a sera narravano le storie raccolte durante il giorno). La compagnia porta avanti un progetto culturale di teatro, arti visive, danza e musica, battendosi come presidio culturale costante e meritevole per il recupero di San Salvi “città aperta”. L’area, di proprietà della USL Toscana e del comune di Firenze, è in via di risanamento ma ha ancora zone a rischio da bonificare. Ed è un vero peccato perché con i suoi alberi maestosi, cedri del Libano, platani, pini, abeti, tigli e lecci, è considerata “il secondo polmone verde della città di Firenze, dopo il Parco delle Cascine”. Ottima location per celebrare il risveglio della natura.

Calendimaggio è una festa che prende il nome dal quinto mese e dalle Calende latine che celebravano la dea Flora. Esprime l’allegria della primavera e dei fiori. Celebre il Calendimaggio a Assisi ma anche a Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova. In Toscana si celebra sulla montagna pratese e quella pistoiese. Relativamente a Firenze se ne hanno testimonianze già nel Medioevo. Dino Compagni descrisse la volta in cui Dante vide Beatrice proprio il primo giorno di maggio quando i giovani si sfidavano in tornei, cantavano e danzavano con fronde fiorite davanti alla Regina di maggio, una ragazza prescelta per l’occasione. Di buon auspicio e allegoria della rinascita è la ballata del poeta e umanista Angelo Poliziano, alla corte di Lorenzo il Magnifico:

Ben venga maggio
e ’l gonfalon selvaggio!
Ben venga primavera,
che vuol l’uom s’innamori:
e voi, donzelle, a schiera
con li vostri amadori,
che di rose e di fiori,
vi fate belle il maggio,
venite alla frescura
delli verdi arbuscelli.
(…)


