Carlo Rosselli è stato l’esempio che per essere antifascista non devi per forza essere comunista. Nacque a Roma il 16 novembre 1899 in un’agiata famiglia di origine ebraica. Suo padre Giuseppe Emanuele era di origine livornese e sua madre, Amelia Pincherle, era di origine veneziana, nonché sorella di Carlo, il padre dello scrittore Alberto Moravia. La famiglia Rosselli visse a Vienna, prima della nascita di Carlo e si trasferì nella città eterna, dove suo padre condusse un’esistenza dissoluta, che portò alla separazione dei genitori nel 1903. Carlo, con sua madre i fratelli, si trasferì a Firenze, dove il ragazzo frequentò le scuole tecniche, dopo aver dimostrato poco interesse per lo studio classico. Nel 1911 morì suo padre e Carlo Rosselli. La famiglia Rosselli si proclamò interventista, quindi accolse con entusiasmo l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915. Durante quel conflitto morì Aldo, suo fratello e Carlo iniziò a collaborare con il foglio di propaganda “Noi giovani” ed a scrivere i suoi primi articoli. Carlo Rosselli esaltò il risveglio della Russia contro il potere degli Zar, auspicando una rivoluzione pacifica, che purtroppo non avvenne. Nello stesso periodo incensò la politica internazionale del presidente americano Wilson, che alla fine della prima mondiale si espresse per l’autodeterminazione dei popoli. Carlo Rosselli, dopo essersi diplomato, si laureò nel 1921 al corso di Scienze sociali, con una tesi sul sindacalismo. Si avvicinò al Partito Socialista Italiano, simpatizzando per l’ala riformista di Filippo Turati. Il congresso di Livorno e la scissione dell’ala filobolscevica, allontanò Carlo Rosselli dal Partito Socialista e con l’avvento del fascismo, il quadro fu chiaro. Rosselli si trasferì a Torino e si legò a Piero Gobetti, un esponente liberale antifascista che pagò con la vita il suo attivismo. Nel 1923 Carlo Rosselli conobbe Giacomo Matteotti e si iscrisse al Partito Socialista Unitario, costola del Partito Socialista Italiano. Nel 1923 Carlo Rosselli tornò a Firenze e aderì all’associazione antifascista Italia libera, della quale facevano parte: Gaetano Salvemini, Piero Calamandrei, Ludovico Limentani ed Enrico Rossi. Nello stesso anno Carlo Rosselli si laureò in giurisprudenza all’università di Siena, con una tesi sulla teoria economica e i sindacati operai. Subito dopo partì per Londra per conoscere da vicino il laburismo. Al suo ritorno si impiegò come assistente volontario nella facoltà di economia dell’Università Bocconi a Milano. Nel 1924 Carlo Rosselli si iscrisse al PSU, era stato appena ucciso Giacomo Matteotti e l’Italia aveva preso una china irreversibile. Malgrado i tempi bui, Carlo Rosselli pensava che ci fosse spazio per un’opposizione antifascista moderata, la realtà era molto diversa dai sogni di Rosselli. Proprio a tal riguardo, arrivò nel 1925 la denuncia di un tipografo che si fece delatore di un foglio ideato da Carlo Rosselli, Gaetano Salvemini e Piero Calamandrei, dal titolo: Non Mollare. Salvemini fu arrestato, altri fuggirono, mentre Carlo Rosselli vide la sua casa di Firenze devastata dalle squadracce fasciste. La vita di Carlo Rosselli divenne sempre più difficile, tra agguati e minacce. Nel luglio del 1926 sposò Marion Catherine Cave, una laburista inglese. I due si spostarono a Milano, dove Carlo Rosselli fondò insieme a Pietro Nenni, la rivista Il Quarto Stato. In quello stesso periodo Carlo Rosselli costituì, insieme a Claudio Treves e Giuseppe Saragat, il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Alla fine del 1926 Carlo Rosselli organizzò la fuga di Turati, Sandro Pertini e Italo Oxilia a Nizza in Francia, durante il ritorno in motoscafo fu arrestato a Marina di Carrara, insieme a Ferruccio Parri. Carlo Rosselli fu recluso nel carcere di Como e poi inviato al confino a Lipari. Trascorse 3 anni a Lipari, dove fu raggiunto da sua moglie e suo figlio Giovanni Andrea. Il 27 luglio 1929 Carlo Rosselli evase dall’isola e fuggì in Tunisia e poi in Francia. A Parigi Carlo Rosselli fu promotore del movimento antifascista Giustizia e Libertà, che pubblicò diversi numeri e fece azioni dimostrative, come lanciare volantini sopra Milano nel 1930. In quello stesso anno Carlo Rosselli pubblicò, in lingua francese, Socialisme liberal, un’aperta critica al marxismo ortodosso, quel socialismo liberale, democratico e riformista, che Rosselli credeva potesse essere l’unica via per vincere contro la dittatura fascista. Nel 1931 il movimento Giustizia e Libertà aderì alla Concentrazione Antifascista di tutte le forze non comuniste e l’avvento del nazismo in Germania, non fece altro che alzare l’asticella della lotta contro i regimi. Nel 1936 scoppiò la guerra civile in Spagna tra i rivoltosi dell’esercito filo-monarchico che effettuarono un colpo di Stato contro il legittimo governo del Fronte Popolare di ispirazione marxista. In quegli anni si scoprì l’importanza della radio come mezzo di comunicazione veloce e capillare. A Milano trasmetteva Radio Barcellona, una radio pirata che comunicava con gli antifascisti italiani impegnati nella guerra civile spagnola. Carlo Rosselli pronunciò un discorso che fece storia, dalle antenne di Radio Barcellona. Disse: «È con questa speranza segreta che siamo accorsi in Ispagna. Oggi qui, domani in Italia. Fratelli, compagni italiani, ascoltate. È un volontario italiano che vi parla dalla Radio di Barcellona. Non prestate fede alle notizie bugiarde della stampa fascista, che dipinge i rivoluzionari spagnuoli come orde di pazzi sanguinari alla vigilia della sconfitta.» Nel giugno del 1937 Carlo Rosselli fu raggiunto da suo fratello Nello, presso Bagnoles-de-l’Orne, una località termale in Francia. Furono purtroppo raggiunti dai miliziani della Cagoule, una formazione di estrema destra francese, su mandato di Galeazzo Ciano. I due fratelli Rosselli furono trucidati e i loro corpi fatti sparire, venendo ritrovati dopo 2 giorni. Carlo e Nello Rosselli furono sepolti nel cimitero parigino del Père Lachaise e poi nel 1951 vennero traslati nel cimitero Monumentale di Trespiano, in un piccolo borgo nel comune di Firenze. Alla commemorazione, Gaetano Salvemini e Luigi Einaudi, che nel frattempo era diventato presidente della Repubblica, ricordarono i due fratelli sepolti nel Sacrario di Giustizia e Libertà, ciò che Carlo Rosselli aveva sognato per se stesso e il suo Paese.
Carlo Rosselli: il socialista liberale
