Giovedì 23 aprile, presso il Centro Internazionale d’Arte a Siena, in via Mencattelli 5/7, è stata inaugurata, alla presenza di un numeroso pubblico, la personale dell’artista Massimo Innocenti. Le opere della mostra “Tremula la sera” sono tutte senza titolo, quasi a voler confermare, in chi le osserva, la libertà di interpretare e ascoltare il loro tremolio senza nessuna indicazione, senza nessuna definizione, lasciando al fruitore l’agio di un’esperienza contemplativa ed emotiva dove l’atmosfera, malinconica e riflessiva, assume, nella sua espressività artistica, toni smorzati e luci basse.

È proprio nell’astrazione delle immagini l’evocazione delle emozioni, nella prevalenza di pennellate d’oro, di giallo e di marrone ove sprazzi di luce vivida esplodono nell’oscurità di un possibile cielo crepuscolare, di un probabile sentiero nel bosco in cui la fantasia e l’immaginazione ci conducono. Il linguaggio artistico di Innocenti assume, nella luce crepuscolare, la potenza di un richiamo dentro il ‘sentire’, un invito a osservare quanto la luce del giorno che volge al termine sia, in verità, l’occasione per acuire i sensi fino a percepire il tremolio di un’oscillazione che vibra in ogni pennellata dinamica e coinvolgente, al fine di intuire in essa la transizione fra il giorno e la notte, e fra la notte e il giorno, in un ciclo di morte e rinascita.

L’artista sceglie di non dare segni netti alle sue pennellate, non esistono confini nel suo linguaggio artistico, l’impasto dei colori, nella loro morbidezza, definiscono senza arginare, quasi a voler fare intendere che tutto è possibile, che tutto è lì, davanti agli occhi di chi osserva, basta ascoltare come la sera stia tremolando per poter ossigenare il pensiero e proiettarlo verso quegli spicchi di cielo che compaiono quasi inaspettatamente in un’evocazione, una celebrazione dell’oltre, una sfida a squarciare l’oscurità, a destrutturare la forma che configura un oggetto corporeo, dando vita ad altro tipo di forma: l’essenza eterna e immutabile che si offre ai nostri sensi.

Massimo Innocenti, però, spazia, ed proprio nell’antitesi fra il rigore e il ‘non confine’ che trova, nella struttura rigida di un parallelepipedo, la perfezione della forma, dell’austerità, dell’osservanza delle regole in cui dovrebbero palesarsi sensazione di freddo e di asetticità. È il ‘non confine’ a rendere il parallelepipedo palpitante; esso vibra attraverso la ruggine, nel suo variare dei colori dal rosso al brunito, a momenti dorato. Il parallelepipedo ci dà la misura del tempo che scorre, diventa un contenitore di storia, di emozioni, di sofferenza, di un vissuto sul quale l’altra componente: uno specchio azzurro, che diventa a sua volta un riflesso del cielo che lo sovrasta; ma anche lo specchio in cui ravvisare l’immagine di noi stessi se ci affacciamo. Quel pozzo si fa portale fra cielo e terra, l’azzurrità che ci sovrasta un mantello sotto al quale essere accolti e protetti. L’artista, con quest’opera, ci porge un pensiero di speranza in cui, se in una luce crepuscolare è possibile trovare il cielo in un pozzo, è altrettanto possibile trovare il coraggio per guardare oltre.

