“Il pavone è un uccello benedetto poiché la sua coda ha i colori del paradiso” Malek Chebel, scrittore e filosofo argentino. Il pavone, o pavone reale o pavone blu, noto anche come pavone indiano, “Pavo Cristatus” per Carl Nilsson Linnaeus, medico, botanico e naturalista svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, è un uccello appartenente alla famiglia dei Fasianidi “Phasianidae”, una sottofamiglia dei fagiani, uccelli dell’ordine “Galliformes”.
“La ruota del pavone ospita migliaia di farfalle colorate” Fabrizio Caramagna.

Il pavone è sicuramente uno degli uccelli più maestosi ed affascinanti della natura. Originario dell’Asia, più precisamente delle regioni dell’India e dello Sri Lanka dove vive ancora oggi in stato selvatico, il pavone è un uccello dal portamento elegante e dal piumaggio abbagliante e per questo è considerato da sempre simbolo di grazia e bellezza, ed è noto per la sua magnifica coda, che, composta da lunghe piume colorate, si apre in uno spettacolare ventaglio. Il pavone ha un aspetto particolare e unico che lo rende differente da qualsiasi altro uccello esistente. Aggraziato ed elegante, ha una stazza importante per essere un uccello, con un peso medio che va, per il maschio, dai 4 ai 6 chilogrammi e con una lunghezza totale, dalla testa alla punta della coda, che oscilla tra 180 e 250 centimetri; la femmina, meno imponente, presenta dimensioni più ridotte, con un peso compreso tra 2,5 e 4 chilogrammi e una lunghezza di circa 90-100 centimetri. Le zampe del pavone sono lunghe e robuste, adatte alla corsa e alla camminata, ricoperte da scaglie brunastre, mentre le ali non sono quasi mai utilizzate per volare a lunga distanza, in quanto il pavone è un uccello principalmente terrestre, che trascorre la maggior parte del tempo al suolo camminando; nonostante, infatti, sia in grado di raggiungere facilmente in altezza il tetto di una casa di tre piani, la sua capacità di volare è limitata a brevi decolli ed usata soprattutto come metodo di fuga. Il pavone può quindi essere definito un “uccello camminatore” al pari del fagiano, appartenente anch’esso alla famiglia dei “Phasianidae”.
“Il pavone era enorme. Con la testa crestata sfiorava il soffitto, ne sentivo il fruscio contro l’intonaco mentre la muoveva con lievi scatti. Aveva il petto gonfio di azzurro violaceo come il mare quando il sole è appena tramontato. E sventagliava una ruota maestosa e occhiuta che dipingeva la stanza di tanti colori quanti mio padre ne lasciava sulla sua tavolozza in camera da pranzo, mescolati con perizia lungo la costa di paste lucide e dense” Domenico Starnone, insegnante, scrittore e sceneggiatore italiano.

La livrea di questi uccelli, intesa letteralmente come l’insieme dei colori e dei disegni del loro piumaggio, così come per la pelle e il pelo di tutti gli animali, che si è sviluppata durante l’evoluzione con l’unico e importantissimo fine della sopravvivenza, è uno dei casi più rappresentativi di dimorfismo sessuale. La testa e il collo del maschio sono ricoperte di piume blu elettrico dai riflessi metallici, la zona intorno agli occhi è nuda con la pelle bianca interrotta da una striscia nera, e sulla nuca sono presenti alcune penne nude a formare un elegante ciuffo dalla cima colorata. Il petto e il dorso sono ricoperti da grandi piume blu-verdi metallizzate, le ali sono bianche marezzate di nero, mentre i fianchi sono giallo-arancione. La caratteristica più evidente del pavone maschio è rappresentata da ciò che volgarmente chiamiamo coda, ovvero dalle “penne copritrici” del groppone, molto sviluppate in lunghezza e che possono raggiungere anche i 200 centimetri di lunghezza. In ognuna di queste penne lo sviluppo delle barbe non è costante per tutta la lunghezza e all’estremità si allargano a forma di paletta, con la tipica, bellissima, vistosa “macchia a forma di occhio”. Queste penne a dispetto delle loro dimensioni sono molto leggere e non sono erettili; il loro sollevamento nella parata nuziale, durante la cosiddetta ruota, è dovuto infatti alle “penne timoniere”, che costituiscono la coda vera e propria, che è molto simile alla breve coda quadrata delle femmine, e che generalmente è ben nascosta, diventando visibile durante il rituale ostentativo. La femmina ha la testa bianca e bruna, e il collo e il petto verde metallico e bruno; fianchi e ventre sono biancastri macchiati di bruno e le ali, così come la coda, sono brune e marezzate di nero. La femmina nonostante non presenti le stesse caratteristiche estetiche del maschio, è comunque elegante, fiera ed aggraziata.

I pavoni sono animali socievoli, che in natura vivono in gruppi e solitamente si riuniscono attorno ad un maschio dominante che fa da guida al gruppo negli spostamenti e ne garantisce la sicurezza. Il pavone è un uccello con abitudini diurne, sensibile e vigile, che rileva facilmente pericoli potenziali. In natura ha un comportamento simile a quello del Gallo cedrone o “urugallo”, un altro uccello appartenente alla famiglia di Farsanidi; anche il pavone, infatti, ha accoppiamenti poligami con “harem” di quattro-cinque femmine. Queste in primavera depongono dalle quattro alle nove uova, che poi covano in genere per circa quattro settimane. I pulcini alla nascita sono già “capaci e abili”, in grado di seguire la madre in cerca di cibo. L’alimentazione del pavone è principalmente composta da semi, frutta, insetti e piccoli rettili; i semi, in particolare quelli delle piante erbacee, e i cereali sono una parte importante nella dieta di questi uccelli, che apprezzano molto per il suo sapore dolce anche la frutta, come fichi, uva e mele. Per quanto riguarda gli insetti, il pavone predilige grilli, cavallette, vermetti ed altre piccole prede dal carapace morbido, nonché i vermi delle farine, i lombrichi e le chiocciole.

“Le piume della coda del pavone sono esempio perfetto di selezione sessuale. Le femmine del pavone sono attratte dai maschi con una grande coda colorata: più la coda è ampia e dai colori vivaci maggiore sarà la possibilità che il maschio venga scelto e trasmetta alla discendenza i geni che codificano per una coda con queste caratteristiche” Cameron M. Smith, antropologo, archeologo e professore statunitense. Il “ventaglio” del pavone, a mo’ di magnifico, straordinario e sontuoso strascico che ricopre il dorso degli esemplari maschi, è stato un “cruccio” che ha portato a diversi interrogativi e molte riflessioni parecchi biologi evoluzionisti sin dai tempi di Darwin; dal punto di vista della selezione naturale il pavone, infatti, rappresenta un paradosso evolutivo. Questi scienziati si chiedevano come fosse possibile che il pavone avesse sviluppato quella lunga e pesante struttura, che lo rendeva sì bello, ma sicuramente meno agile per terra e in volo, e più esposto al pericolo di essere afferrato dai predatori. Fu lo stesso Darwin a rispondere a questi interrogativi, spiegando come la base del processo che ha portato il pavone ad essere così, come peraltro è ancora oggi, non è stata tanto la selezione naturale, quanto la selezione sessuale. In questa specie, infatti, non “vince” l’individuo con le migliori caratteristiche per la sopravvivenza, ma il favorito dal sesso opposto; sono state, quindi, le femmine ad avere selezionato con le loro scelte i geni che hanno portato il pavone ad avere queste meravigliose caratteristiche morfologiche.

Nel corso della mia vita ho visto più volte da vicino diversi esemplari di pavone, ammirandone la grazia e l’eleganza, rimanendo affascinata dalla maestosa bellezza delle sue penne a ventaglio che nella ruota appaiono come una vera e propria opera d’arte, l’opera d’arte di Madre Natura, e conoscere la sua storia per scrivere questo mio pezzo, a lui dedicato, è stato molto interessante e mi ha tolto anche tante curiosità, mentre ci sono domande che rimarranno senza risposta, per me come per altri, ora e forse per sempre…
“Nella coda di un pavone ci sono cento occhi. Ma a chi appartengono? Sono occhi di un drago o di una divinità misteriosa? Sono gli occhi dell’infinito? Quegli occhi affascinano e il pavone lo sa. Per questo apre la ruota di scatto e ipnotizza come un prestigiatore” Fabrizio Caramagna.
