Un folto gruppo di residenti del quartiere 4 di Firenze si è riunito ieri insieme al presidente del quartiere Mirko Dormentoni, sotto il murale di Silvano Sarti, detto Pillo. Era un partigiano con un soprannome evocativo: il pillo era uno strumento di legno che, usato con due braccia, batteva e calcava la terra per le massicciate. La sua è una storia emblematica. Prese parte alla liberazione e dopo la fine della guerra fu impegnato nella ricostruzione del partito comunista e lottò come sindacalista per i diritti dei lavoratori. Fu anche presidente onorario dell’Anpi fiorentina. Soprattutto, guidato da una forte senso di responsabilità, raccontò la sua storia e quella dei suoi compagni ai giovani, nelle scuole di ogni ordine e grado. Pochi mesi dopo la sua morte, avvenuta nel gennaio del 2019, la città di Firenze lo ha ricordato con l’intitolazione dei giardini di Lungarno Santarosa e l’inaugurazione di un grande murale davanti al campo sportivo Audace-Legnaia del Quartiere 4. “Per continuare a tramandare la storia ai ragazzi, è necessario partire dalle microstorie delle persone. La narrazione delle vite individuali rimane maggiormente impressa nella memoria” ha commentato Dormentoni.

Davanti al murale c’erano tanti bambini con le loro famiglie e i pochi testimoni dell’epoca a raccontare, con accenti toscani e schietti, fatti ancora vividi nella loro memoria. “Pillo era per la pace, ma non avevano alternativa per porre fine alla guerra, se non quella di imbracciare a loro volta delle armi”, “Pillo aveva carisma”, “Ora c’è troppo benessere, il consumismo impigrisce”, questi alcuni dei commenti delle persone che lo avevano incontrato almeno una volta. La narrazione delle vite, in effetti, serve a ricordare.
Anche il sindaco Sara Funaro in piazza della Signoria per il suo consueto discorso nella mattina del giorno della Liberazione, ha esordito: “Il 25 aprile è la festa di tutte e di tutti”. Ha poi ricordato alcune donne della Resistenza: Liliana Benvenuti, la staffetta che nascondeva messaggi in codice dentro un fiore rosso tra i capelli, Tosca Bucarelli, la “Toschina”, autrice di azioni audaci, arrestata e torturata a Villa Triste e anche Teresa Mattei le cui parole risuonano potenti: “Nessuna Resistenza sarebbe potuta essere senza le donne. Si dice che furono poche le partigiane, ma non è vero: ogni donna che io ho incontrato in quel periodo era una partigiana. Per aver diviso a metà una patata con chi aveva fame, aver svuotato gli armadi per vestire i disertori, per aver rischiato la vita tenendo in soffitta profughi o ebrei. Era quella la vera resistenza”. Nel Quartiere 4 di Firenze, accanto al murale di Pillo, si trova piazzetta Mario Pucci, dedicata a un ragazzo che, come molti all’epoca, non si opponeva al regime fascista, ma che fu ucciso per non aver collaborato con la polizia durante un interrogatorio su un volantinaggio antifascista compiuto da alcuni suoi amici.

“Non furono solo i partigiani a liberare Firenze”, ha detto Dormentoni, “senza gli alleati, non sarebbe stato possibile. Anche le storie di quei giovani arrivati da paesi lontanissimi, per salvare noi e il nostro paese, sono intrise di grande valore: neozelandesi, indiani, anche i nippoamericani, i maori. I sudafricani furono i primi a arrivare a Firenze il 4 agosto, senza però riuscire ad attraversare i ponti minati dai tedeschi”. Dalla folla un uomo ha aggiunto: “Già, i rhodesiani si erano sistemati al Poggio”. Una tessera in più a perpetuare la memoria. Non molti sanno che il 237° Rhodesian Squadron, costituito nel 1940 a Nairobi, partecipò a operazioni in Etiopia e Somalia, operò in Egitto come scorta ai convogli nel Mar Rosso e nel Mediterraneo ed ebbe poi base in Corsica per intervenire in Francia e in Italia. In rete si trova il diario di guerra di Jack de Wet, giovane volontario rhodesiano. Arrivò al Cairo nell’ottobre 1943 come pilota collaudatore e fu poi trasferito in Corsica. A Napoli assistette all’eruzione del Vesuvio. Fu catturato vicino a Viterbo e caricato su un treno diretto in Germania. Riuscì a fuggire dal convoglio sugli Appennini e ricevette aiuto da molti civili (uomini e donne generosi di cui si annotò i nomi). Tentò di dirigersi verso sud passando per il Monte Albano, Vinci ed Empoli. Venne però ricatturato prima di Signa e imprigionato nello Stalag Luft I fino alla fine della guerra, da cui fu liberato.
La vita di ogni persona è una microstoria di ampio valore che, intrecciandosi con le altre, costruisce la Storia.
