Maglia, pullover, golf o con qualsiasi altro termine si voglia indicare il maglione, questo è, per definizione riconosciuta, un capo di abbigliamento che ha il fine di coprire la parte superiore del corpo di una persona, nello specifico il busto, e che solitamente viene indossato sopra ad un altro capo come una camicia, una maglietta o una canottiera. In passato, specialmente alle origini, erano fatti solo in lana, ora sono invece realizzati in diversi tessuti naturali, come il cotone e ancora la lana, oppure in fibre sintetiche, in fibre artificiali, ed anche in composizioni miste.

Quando si parla di fibre sintetiche o artificiali non ci si riferisce alla medesima cosa; questo tipo di fibre, infatti, non presentano le stesse caratteristiche, se non quella evidente ed ovvia di non essere una fibra naturale. Entrambe sono fibre chimiche o tecnofibre, ossia fibre create dall’uomo attraverso reazioni chimiche. Nello specifico, le fibre artificiali sono ottenute dalla trasformazione di materie prime naturali di origine organica e si possono produrre a partire da proteine animali o vegetali; le fibre sintetiche invece si ottengono dai derivati del petrolio e per questo sono molto resistenti, termoisolanti e non si stropicciano. La produzione di filati come le tecnofibre è detta “filatura impropria” e si ottiene attraverso la “filiera”, ossia un ugello metallico munito di uno o più fori attraverso i quali viene estruso il polimero fuso o in soluzione che è necessario per la fabbricazione delle fibre artificiali e sintetiche. Con la parola maglione si intende una vasta gamma di indumenti realizzati in molteplici e differenti modelli. Tra le varie caratteristiche dei maglioni c’è sicuramente lo scollo, ossia quella parte del capo di abbigliamento che circonda e definisce l’apertura per il collo e che nel maglione, come in ogni altro indumento, non solo ne delimita e disegna la linea del collo, ma ne determina anche l’estetica e lo stile, mettendo in risalto le caratteristiche di chi lo indossa e valorizzandone la silhouette; lo scollo può essere tondo, a “V”, a collo alto, ma anche in altri diversi modi.

Nel caso di maglioni a collo alto, si parla di due modelli tipici: “il dolce vita” e “il lupetto” e che non sono due tipologie di maglia uguali come spesso si è portati a credere. Il dolce vita è un maglione a collo alto, che spesso si usa risvoltato su sé stesso e che è sempre aderente al collo di chi lo indossa. Sembra che questo tipo di maglione prenda il nome dal film “La dolce vita” di Federico Fellini, nel quale un personaggio, il dandy Pierone, indossava questo tipo di maglia. Il dolcevita è molto usato sia nella moda casual che sportiva; inizialmente nasce come indumento maschile e da lavoro, diventando poi un capo unisex con l’avvento del femminismo.

Il lupetto invece è una maglia con il collo che arriva a metà altezza del collo di chi lo indossa, più o meno all’altezza della gola, e a differenza del dolcevita non è mai risvoltato su sé stesso. È un indumento sia maschile che femminile e, a seconda del materiale col quale è realizzato, è adatto sia alla stagione estiva che a quella invernale; inoltre può essere confezionato con o senza maniche. Il lupetto è un capo molto versatile, che è utilizzato anche nella maglieria intima e che troviamo in ogni tipo di guardaroba, casual, sportivo ed anche formale, risultando sempre molto trendy e stiloso. Così come per il lupetto, anche per il maglione in generale, le maniche possono essere presenti come no. Se un maglione ha le maniche, queste possono avere lunghezze differenti: manica corta, manica lunga, manica a tre quarti, e tutte caratterizzano e sono distintive di ogni capo. Se una maglia è senza maniche e completamente chiusa si parla di “gilè” o più comunemente “gilet” in lingua francese. Questo tipo di maglione ha le sue origini in Francia nella prima metà del XVII secolo e durante il regno di Luigi XVI ha il suo momento di massimo splendore; in questo periodo, infatti, il gilet diventa un elemento distintivo e una componente essenziale dell’abbigliamento maschile. All’epoca però il gilet non era inteso come maglia intera e chiusa, ma era un indumento molto simile, se non uguale, a quello che ora indichiamo con il termine panciotto, ovvero un capo aperto sul davanti e con l’allacciatura chiusa da bottoni.

Peraltro, il gilet deve il suo nome proprio a Luigi XVI, che con questo termine descriveva entusiasta la giacca aderente, senza maniche, che si abbottonava frontalmente, spesso decorata con ricami, che tanto amava portare sotto la giacca principale e che divenne popolare proprio grazie all’imposizione modaiola che il re ne fece a corte. I maglioni aperti sul davanti, chiusi con bottoni o cerniere e con le maniche lunghe sono invece detti “cardigan”, termine questo che viene da James Brudenell, VII conte di Cardigan, un comandante dell’esercito britannico che svolse il suo servizio durante la guerra di Crimea e che amava indossare maglie di questa tipologia. Realizzati in vari tipi di filati, sono utilizzabili ed utilizzati da entrambi i sessi, sebbene all’origine, così come fu per il gilet, facevano parte esclusivamente del guardaroba maschile; sono stati poi introdotti nell’abbigliamento femminile col tempo riscuotendo da subito un grandissimo successo soprattutto nella tipologia del “twinset”.

Con il termine twinset o “twin-set” si indica l’insieme, la combinazione, di due capi di abbigliamento in maglia. Normalmente il twinset è composto da un cardigan e da una maglia propriamente detta. I primi twin-set cominciarono a diffondersi negli anni Trenta, quindi assai prima del gilet che, nella moda femminile, cominciò ad affermarsi solo intorno agli anni ’60. Nel twin-set, il pezzo inferiore, la maglia, è solitamente più leggero e aderente rispetto a quello superiore, il cardigan, che tra l’altro è spesso indossato aperto. In passato sono state molte le donne famose che hanno amato indossare il twinset, contribuendo a farlo diventare “popolar and trendy” e tra queste ricordiamo Grace Kelly e Marilyn Monroe. Fra i vari capi d’abbigliamento, i maglioni sono sicuramente tra i più versatili per tipologia e possibilità di abbinamento e hanno una storia lunga, articolata, ricca e senza dubbio molto interessante, che racconta di come il maglione da semplice indumento pratico per i lavoratori, sia diventato un capo di moda sempre più popolare, fino ad essere un simbolo di stile ed eleganza quotidiana. Le origini del maglione risalgono al medioevo e a quel tempo il motivo per il quale si indossava non era certamente per essere alla moda, ma strettamente legato alla praticità e alle necessità contingenti. La parola maglione deriva dal termine “jersey” ed inizialmente era un indumento di lana grossa lavorato a maglia che veniva comunemente indossato dai pescatori delle Isole del Canale della Manica, in particolare quella di Jersey. Questi primi maglioni erano fatti di lana spessa, poiché questo tipo di fibra naturale, avendo proprietà idrorepellenti e grandi capacità di isolamento, era perfetta per tenere caldi e asciutti i marinai durante la navigazione, anche nelle condizioni più estreme.

Erano maglie realizzate per uno scopo preciso e molto pratico e per questo erano estremamente semplici e funzionali e nulla avevano a che fare con la moda, lo stile e l’estetica, poiché l’importante era che avessero le giuste caratteristiche necessarie ai lavoratori dell’industria marittima. In quest’epoca il maglione era quindi un capo di abbigliamento utile, comodo, pratico e durevole, fondamentale per vestire, oltre la cosiddetta “gente di mare”, anche tutte quelle persone che lavoravano all’aperto ed erano esposte al freddo, spesso molto intenso, come gli agricoltori e gli operai in genere. Nel corso XIX secolo l’uso del maglione cambia e da indumento principalmente pratico e lavorativo, passa ad essere un capo di abbigliamento di uso comune e quotidiano. In questo cambiamento la Rivoluzione industriale ebbe un ruolo fondamentale poiché, con la creazione delle macchine da maglieria, i maglioni potevano essere prodotti in quantità sempre maggiori, rendendoli meno costosi e di conseguenza più accessibili. Al tempo avevano ancora finalità pratiche e continuavano ad essere capi d’abbigliamento funzionali, ma via via divennero più popolari e si diffusero anche tra i soldati, gli atleti ed altre persone che per svariati motivi avevano bisogno di indossare indumenti caldi, comodi e versatili. In questo periodo la popolarità del maglione nel mondo sportivo crebbe considerevolmente, diventando per tanti sportivi, come calciatori, canottieri e giocatori di cricket, un capo sempre più comune da indossare anche nella vita quotidiana, contribuendo così alla sua popolarità e alla sua diffusione. Un ulteriore significativo cambiamento nella storia del maglione si verifica nel XX secolo con l’avvento della moda casual che modificò lo status di questo tipo di maglia che passò da essere semplice capo funzionale ad importante elemento di moda. Fu in questo periodo, infatti, che i designer cominciarono a sperimentare nella maglieria, creando pezzi di moda maschili e femminili, belli, versatili, sempre pratici ma fashion, trendy e stilosi. Coco Chanel fu una delle figure più importanti nella diffusione del maglione tra il grande pubblico, rendendolo un capo di abbigliamento attraente molto apprezzato. Chanel rese la maglieria popolare ed estremamente glamour nella moda femminile, con creazioni che mettevano in risalto l’estetica, il comfort, l’eleganza e lo stile del maglione. Anche lo star system hollywoodiano ed il mondo del cinema hanno contribuito alla popolarità e al grande successo del maglione. Celebrità come Audrey Hepburn e Steve McQueen hanno reso il maglione un capo fondamentale ed irrinunciabile del guardaroba, maschile e femminile, facendone un indumento desiderabile da chiunque e dal fascino casual.

L’evoluzione del maglione non riguarda però solo il fashion system, ma anche la cultura sociale. Intorno alla metà XX secolo i maglioni divennero parte della cultura giovanile. Gli adolescenti degli anni Cinquanta e Sessanta, infatti, adottarono i maglioni come parte integrante del loro abbigliamento e come parte importante e significativa del loro rilassato stile di vita, facendone anche un simbolo di resistenza e libertà. In questo periodo, inoltre, il nuovo design del maglione, con colori vivaci, motivi particolari e con una nuova vestibilità più aderente, a volte addirittura un po’ audace, contribuì a rompere lo stretto legame che le maglie avevano con l’abbigliamento formale.

Negli anni ’80, sulla scia dello stile preppy, nato nella seconda metà del novecento tra gli studenti delle scuole preparatorie d’élite e dei college della Ivy League americana nel Nord-est degli USA e che era contraddistinto da un look classico e sofisticato, la moda del maglione è caratterizzata da maglie a cable e aderenti, che gli studenti, soprattutto universitari, e i giovani professionisti indossano in modo estremamente casual, elegante, raffinato e molto fashion, abbinandoli con gemelli da camicia e al blazer. Un maglione a “cable” o “cable-knit sweater” è un tipo di maglione lavorato con motivo a treccia in rilievo. La parola Cable si riferisce infatti alla tecnica di lavorazione delle trecce, detta anche Aran poiché tipica delle isole Aran in Irlanda, che si realizza intrecciando gruppi di maglie tra loro utilizzando ferri ausiliari. I maglioni lavorati con questa tecnica presentano un design fatto di intrecci e motivi in rilievo che creano un effetto tridimensionale e strutturato sulla maglia, che avrà così uno stile caldo e artigianale, un po’ rustico, ma classico ed estremamente bello, storico, sicuramente intramontabile. Durante questo periodo “tipo preppy”, il maglione diventa anche un mezzo d’espressione personale, con dettagli e colori particolari che ne fanno un simbolo di orgoglio culturale e valori personali e non più semplicemente un pezzo d’abbigliamento. Ma i maglioni sono anche tradizione, come quella molto “pop” e famosa del maglione di Natale, che è diventata un vero e proprio fenomeno culturale e di costume.

Il maglione natalizio o “Christmas Jumper” è un simbolo inconfondibile del periodo delle feste, che, con i suoi colori sgargianti e motivi spesso eccessivi, con le immagini di Babbo Natale ritratto in varie pose, con renne sorridenti, con i classici fiocchi di neve e tante altre immagini evocative, calde, gioiose e spensierate, ha conquistato il cuore di milioni di persone in tutto il mondo. La storia del Christmas Jumper nasce in terra anglosassone e la sua popolarità, che esplose negli anni ’80, si deve soprattutto alle trasmissioni televisive e ai film commedia a tema natalizio nei quali i personaggi protagonisti riuscivano a trasformare questo maglione da indumento a volte di dubbio gusto e spesso imbarazzante, ad indumento trendy e fashion, al punto da renderlo un vero e proprio simbolo delle feste, e dal 2012, ogni 15 dicembre, viene celebrato il “Christmas Jumper Day”, evento nato e promosso da Save the Children, col nobile scopo di portare sostegno economico in favore di progetti dedicati ai bambini in difficoltà. In realtà la tradizione del maglione di Natale può essere fatta risalire a tempi più antichi, nei paesi Scandinavi e Islandesi, dove venivano indossati maglioni decorati con motivi tipicamente invernali che rappresentavano l’intimità ed il calore domestico, e che spesso erano cuciti a mano come simbolo di affetto e protezione contro il freddo. Indossare un maglione natalizio è una bella tradizione che porta in sé il significato profondo della condivisione, dell’inclusione e della gioia collettiva, non solo nella famiglia ma anche in feste private e pubbliche e in contesti più formali come i posti di lavoro.

Quanto ho imparato e scoperto sul maglione e la sua storia, informandomi per scrivere questo articolo. Quella del maglione è una storia antica e ricca, affascinante ed estremamente glamour, indubbiamente bella da raccontare e da far conoscere, e pensare che “in principio fu solo un gomitolo di lana grossa”.
