Come tutte le settimane avrei voluto raccontare la Lunigiana sotto uno dei suoi mille aspetti, come ho sempre fatto, scrivendo di cucina, di storia, di leggende, di tradizioni, ma dopo aver letto e sentito dei fatti avvenuti a Massa in questi giorni, mi è sembrato doveroso scrivere anche di questo, perchè sebbene il territorio non sia proprio quello di mia pertinenza, credo che l’argomento riguardi anche noi. Mi serviva, però, una chiave di lettura per poter dire quello che penso e come ogni volta, ho acceso il computer e mi sono messo a cercare della buona musica che mi accompagnasse nell’impresa. Il caso ha voluto che il mio algoritmo abbia estratto John Lennon, ma io non credo al caso, anzi ho la convinzione che le cose accadano sempre per un motivo, anche se spesso faccio fatica a individuarlo. Se mai qualcuno non lo sapesse, l’ex Beatles è quello che scrisse e compose una canzone che ha avuto un grande successo dal titolo “Immagine”, un pezzo che ogni volta si debba parlare di pace qualcuno ha la grande idea di tirare fuori ed ogni volta io mi chiedo se abbiano letto e compreso il testo. Non mangiatemi vivo, ma, secondo me, è una canzone che parla di nichilismo e non di amore, con un testo che propone la pace attraverso l’appiattimento sociale in un futuro dove la quiete, non la pace, regna perché tutte le diversità devono essere cancellate, soppresse piuttosto che mescolate in armonia. Ma lasciamo però perdere le digressioni e torniamo al pezzo che mi suggerisce il mio computer: “God”, Dio. Il testo di Lennon è chiaro e semplice: “ Dio è un concetto con il quale misurare il proprio dolore. Non credo alla magia, all’I – Ching, alla Bibbia, ai tarocchi, a Hitler, Gesù, Kennedy, Buddha, i Mantra, ecc.. io credo solo in me, in me e Yoko. Questa è la realtà”. Eccola la chiave di lettura, quando dico che le cose non arrivano a caso.
Credere solo in sé stessi, è questa la nuova cultura che avanza. Sono appena passati i festeggiamenti della Pasqua che, specie nei paesi più piccoli, sono carichi di tradizioni popolari legate alle credenze ed alla fede contadina, che fanno una gran fatica a rimanere vive. Qui dove abito io, ma anche nei paesi vicini, sopravvivono a stento le cerimonie come il venerdì santo, nelle quali vengono portate in processione solenne le statue del Cristo morto e della Madonna addolorata. Io non sono originario della Lunigiana, ma ne sono diventato figlio adottivo, per cui mi sono messo addosso una cappa nera, la “buffa” ovvero il cappuccio nero a forma di cono rovesciato e quasi fossi un membro della sezione locale di una sorta di Ku Klux Klan, ho partecipato alla cerimonia sfilando con la congregazione cui mi sono unito, insieme alla banda e ad altre associazioni, lungo le vie del paese con una torcia in mano. Passando per i bar e per i locali ho sbirciato al loro interno ed ho visto per lo più ragazzi che al passaggio delle statue non hanno avuto la minima intenzione di smettere per una secondo di fare cioè che stavano facendo, nemmeno di uscire per un attimo fuori dalla porta per portare rispetto a quelli che formavano il corteo lì fuori e questo mi ha rattristato.
Anche Peppone, quando don Camillo passava in processione, si levava il cappello rimanendo in silenzio. A nessuno è chiesto di credere obbligatoriamente in Dio e nella Madonna, ma almeno di portare rispetto alle proprie tradizioni, alla propria storia, ai propri costumi, quello sì. Sentite ora come il testo di quella canzone suoni ancora più chiaro? “Non credo in Gesù, in Hitler, in Buddha o alla magia. Credo solo in me” diceva Lennon.
Che c’entra questo con i fatti di Massa? C’entra perché in questa cultura dell’io e dell’egoismo, un papà col proprio figlio si è permesso di dire ad alcuni ragazzi che forse, dico forse, prendere a bottigliate una vetrina non è cosa da società civile e la risposta è stata “IO”. IO faccio quello che voglio, IO non credo alla convivenza secondo delle regole, IO non ho nessun obbligo di starti a sentire, IO sono meglio di te, IO non ho bisogno di te, IO ti uccido. Forse sarebbe il caso di tornare alla cultura del NOI, non importa sotto quale bandiera, sotto quale religione o fede calcistica, però NOI. La convivenza si costruisce attraverso l’accettazione ed il rispetto delle regole, della diversità di opinione, non attraverso la loro soppressione e non lo dico da novello predicatore, ma da persona sensata, come la maggior parte di noi.
La Lunigiana per certi versi è ancora un’isola felice perché nei piccoli borghi si respira ancora l’aria dell’accoglienza, cosa che nelle grandi città fatica a tenere il naso sopra il pelo dell’acqua. Ancora ci si parla tra vicini di casa, ci si aiuta, forse è davvero questo il senso del portare insieme le statue in processione, ci si divide il peso della nostra esistenza, io trascino te e tu spingi me nelle avversità della vita. Nei nostri piccoli borghi resiste ancora l’idea che stare insieme vuol dire rispettarsi a vicenda, nei limiti della nostra condizione umana, perchè alla fine se proprio uno mi sta antipatico, al massimo non lo saluto, di certo non lo mando al creatore. Chissà che non sia il caso di ricominciare proprio dalle nostre vecchie tradizioni che ancora vivacchiano tra le strade semideserte dei borghi.
Però vi prego, il prossimo Natale, non cantate più “Immagine” e se non credete alla mia interpretazione del testo andate almeno a leggervelo.
