Professor Giorgio Dal Piaz (1872/ 1962)

Considerato uno dei padri della moderna geologia in Italia, Dal Piaz vanta una straordinaria carriera accademica, impreziosita da importanti riconoscimenti e ruoli ricoperti in varie associazioni. Sulla sua illustre memoria, però, grava un’ombra. L’ombra del Vajont. Insieme all’ingegner Semenza della SADE, Dal Piaz è una delle figure centrali del disastro. Le sue relazioni geologiche sono state il perno del progetto fin dall’inizio, e rappresentano gli unici documenti a sostegno della fattibilità dell’opera. Esse hanno accompagnato, per vent’anni, le varie istanze presentate dalla SADE presso il Ministero dei Lavori Pubblici, relative all’approvazione e alle modifiche del progetto “Grande Vajont”. L’amicizia con Semenza ⎼ arrivò al punto di parlargli apertamente della sua necessità di arrotondare la pensione da docente universitario, chiedendo di continuare a effettuare lavori per la SADE ⎼ dà vita ad un sodalizio professionale a dir poco ambiguo, in virtù del quale il famoso geologo prense posizioni progressivamente sempre più accomodanti, per non dire succubi, nei confronti delle ambizioni progettuali di Semenza riguardo le dimensioni della diga. Nel 1962, un anno prima del disastro, morì a causa delle gravi ferite riportate in un incidente stradale.
Ingegner Carlo Semenza (1893– 1961)

Non si può immaginare il Vajont senza l’ingegner Carlo Semenza. È lui il genio ingegneristico che creò il Vajont. E non solo ne fu il visionario ideatore, ma anche il suo più strenuo promotore e difensore, anche quando l’evidenza dei fatti consigliava l’abbandono delle ambizioni progettuali di partenza, soprattutto per quanto riguarda le dimensioni dell’invaso. Entrato alla SADE subito dopo la laurea, scalò velocemente la gerarchia tecnica dell’azienda e ne divene, in pochi anni, il capo ingegnere. A lui venne affidata la costruzione di tutte le grandi opere idrauliche della SADE. Nel corso della sua vita professionale progettò e realizzò ben quindici dighe fluviali e una terrestre, oltre a 11 centrali idroelettriche. L’importanza del suo contributo allo sviluppo dell’ingegneria idraulica in Italia ha pochi paragoni a livello mondiale. Nonostante ciò, la figura di questo illustre scienziato rimane, ancora oggi, assai controversa. E questo, paradossalmente, a causa della più stupefacente delle opere da lui realizzate, quella per cui sarà ricordato per sempre, nel bene e nel male.
Consapevole delle criticità geologiche del progetto d’invaso, egli si adoperò in prima persona affinché esse venissero edulcorate o addirittura taciute, in un comportamento che oggi sarebbe definito “sfacciatamente aziendalista”. E se è vero che molte decisioni critiche e cruciali furono prese dopo la sua morte, è vero anche che esse risultarono essere coerenti con l’approccio al problema che Semenza, insieme a tanti altri dell’epoca, aveva sempre sostenuto: e cioè che la fragilità del Toc potesse essere controllata attraverso lo svaso e l’invaso del bacino. Perché, in definitiva, la preoccupazione maggiore di Semenza e della SADE era che la diga tenesse qualora fosse colpita da un’onda creata da un evento franoso controllato.
Ma il 9 ottobre del 1963 la realtà superò di gran lunga le loro previsioni.
Il gioiello ingegneristico di Semenza è ancora lì, ma la gloria del suo ideatore e costruttore sarà offuscata per sempre dal prezzo che è stato pagato. Il 17 ottobre 1961 era presente all’inaugurazione del suo capolavoro, ma pochi giorni dopo morì per un’emorragia cerebrale. Come Dal Piaz, non visse abbastanza per svegliarsi la mattina del 10 ottobre del 1963 e vedere che cosa era rimasto del suo progetto, sfuggendo ad immani tormenti morali, e al processo penale iniziato a L’Aquila nel 1968 e conclusosi nel 1971, con la condanna di soli due dirigenti della SADE (Alberico Biadene e Mario Pancini)
Professor Leopold Müller (1908 – 1988)

È il geologo austriaco che fu chiamato a sostituire il professor Dal Piaz nella stesura delle varie relazioni commissionate dalla SADE o richieste a quest’ultima dalle autorità. Considerato un pioniere della geomeccanica e della geologia applicata, conobbe Semenza nell’autunno del 1957, durante un viaggio in Giappone, e ne divenne amico e collaboratore. Sebbene meno ottimista di Dal Piaz nelle sue valutazioni riguardo l’affidabilità geologica e morfologica della zona che fu interessata dall’invaso, il luminare tedesco non manifestò i suoi dubbi in modo netto e inequivocabile, bensì si rifugiò, anch’egli, in una sorta di accondiscenza verso la strategia di Semenza e della SADE.
Prof. Edoardo Semenza (1927– 2002)

Edoardo Semenza era uno dei cinque figli dell’ingegnere milanese. Brillantissimo negli studi universitari come il padre, non ne seguì le orme e diventò geologo. Gli venne chiesta una valutazione della situazione dopo i primi segnali di cedimento del Toc, e il risultato della sua indagine si rivelò tragicamente esatto. Individuò con sconcertante esattezza l’esistenza di una frana gigantesca avvenuta in tempi antichissimi (detta paleofrana), adagiata sul versante del Toc, in quel momento parzialmente ricoperto dall’invaso. La massa era fortemente instabile e la presenza dell’acqua alla sua base non fece altro che deteriorare la sua aderenza alla montagna, innescando un processo di distaccamento totale altamente probabile. Fu tra i pochi che intuirono e denunciarono l’imminente catastrofe. Ma questo non bastò a fermare o modificare il progetto. La decisione del padre di non dare adeguato seguito alle conclusioni del figlio, ebbe ampi risvolti tragico-drammatici, e meriterebbe una trattazione a parte, se non addirittura una trasposizione drammaturgica di natura teatrale o cinematografica, viste le implicazioni generazionali, morali e politiche di un tale scontro. In ogni caso, la figura di Edoardo Semenza è una delle pochissime che esce a testa alta dal disastro del Vajont. Le sue ricerche vengono rivalutate e diventa una delle voci più autorevoli nello studio geologico del Vajont. Non è l’uomo che “aveva previsto tutto” in senso assoluto, ma è sicuramente uno di quelli che aveva capito più a fondo cosa stava accadendo.
continua…
