È stato il suo più grande successo, il primo brano che parlava apertamente del consumo dell’hashish, che portò ovviamente scompiglio nel mondo musicale e politico e sociale di quegli anni. Quella storia disonesta che Stefano Rossi, in arte Stefano Rosso, scrisse e interpretò nel 1977, fu il suo apogeo e in qualche modo perigeo della carriera. Andiamo con ordine, Stefano Rosso nacque a Roma il 7 dicembre 1948. Dopo la licenza media iniziò a lavorare come garzone di un fornaio e contemporaneamente a conoscere i rudimenti musicali suonando la chitarra nei night e nelle osterie. Insieme a suo fratello Ugo, si presentò al Festival degli Sconosciuti di Ariccia nel 1968, formando il duo Remo e Romolo, intriso di una forte romanità. Vinsero quel festival ed incisero il loro primo 45 giri, i brani erano: Io e il vagabondo e La bambina di piazza Cairoli, quel disco non ebbe molto successo. Remo e Romolo pubblicarono altre tre canzoni, Il mondo è un circo, Così non va e Vecchio carillon. Suo fratello Ugo, decise di abbandonare il mondo della musica e Stefano continuò la carriera come autore, scrivendo per Miranda Martino, Se il mondo cambiasse nel 1970 e negli anni successivi come solista. Nel 1974 scrisse due canzoni per Claudio Baglioni, che l’artista interpretò ma non pubblicò mai, C’è un vecchio bar nella mia città e Valentina, che sarebbe stata pubblicata da Stefano Rosso qualche anno più tardi. Nel 1975 Stefano Rosso partecipò a un programma televisivo, Alle sette della sera, condotto da Gianni Morandi ed Elisabetta Viviani. Grazie a quella esperienza scrisse dopo qualche anno la canzone Milano, che dedicò alla sua compagna, l’annunciatrice Teresa Piazza, che aveva conosciuto nel 1979, alla quale dedicò il brano. Facciamo un passo indietro torniamo al 1976, quando Stefano Rosso pubblicò il 45 giri, Letto 26/…ci siamo ancora noi. Il brano era nato durante una degenza ospedaliera al letto 26 e la sua vita a Trastevere, in via della Scala, dove abitava in quel periodo della sua vita. Qualche mese dopo Stefano Rosso pubblicò Una storia disonesta, un racconto ironico della generazione uscita dal 1968, da quella primavera che non arrivò mai. Come abbiamo già sottolineato, la canzone parlava di uno spinello tra amici, anche se Stefano Rosso lo usò come stereotipo, in quanto non era un consumatore, era soltanto un grande fumatore e amante della bottiglia di vino. In quello stesso anno uscì l’album che conteneva il brano omonimo, poi Letto 26, La banda degli zulù, Anche se fosse peggio. In quegli anni Stefano Rosso scrisse Preghiera, che fu interpretata da Mia Martini e Dov’è andata Marì, cantata da Gigi Proietti. Con Una storia disonesta vinse il Telegatto di Sorrisi e Canzoni nel 1977 e in quegli anni si dedicò all’impegno politico e sociale, scrivendo Odio chi e Bologna 77’, dedicata a Giorgiana Masi, uccisa durante una manifestazione del Partito Radicale a Roma. Nel 1979 Stefano Rosso fu boicottato dalla RCA per l’album Bioradiofotografie, che conteneva brani come Ragazza sola e Lettera a un pulcino. L’inizio degli anni ottanta vide la partecipazione di Stefano Rosso al Festival di Sanremo, con L’italiano, che fu inserito nell’album Io e il signor Rosso, che conteneva anche, Quello che mi resta, Per male che gli vada e Quando partì Noè, quest’ultima fu protagonista dello spettacolo di cabaret con Massimo Troisi e Marco Messeri. Stefano Rosso pubblicò altri due album, Vado, prendo l’America e torno e Donne, poi si eclissò dalle scene, inventando la scusa di un suo arruolamento nella legione straniera. Nel 1984, dalla sua relazione con Teresa Piazza, nacque Justin Rosso, diventato un rapper di successo con il nome di Jesto, e morto nel 2025 a causa di un arresto cardiaco. Nel 1985 Stefano Rosso tornò e incise l’album Stefano Rosso, partecipò alla manifestazione, Un disco per l’estate con il brano Bella è l’età. Due anni dopo uscì il 45 giri, Com’è difficile e nel 1989, l’album Femminando. Negli anni novanta Stefano Rosso pubblicò raccolte di canzoni e si esibì dal vivo, spesso con la sua chitarra acustica, senza l’ausilio di un gruppo musicale. Stefano Rosso morì il 16 settembre 2008 a causa di una malattia che aveva nascosto al suo pubblico che rimase sorpreso dalla sua dipartita, Stefano Rosso aveva 59 anni. Oggi riposa nel Cimitero Flaminio a Roma. Stefano Rosso è stato interprete di una generazione che ha sognato un futuro migliore e più equo e si è risvegliata in un mondo pieno di ineguaglianze e culturalmente regredito.
Si discuteva dei problemi dello stato
Si andò a finire sull’hashish legalizzato
Che casa mia pareva quasi il parlamento
Erano in 15 ma mi parevan 100
Io che dicevo “Beh ragazzi andiamo piano
Il vizio non è stato mai un partito sano”
E il più ribelle mi rispose un po’ stonato
E in canzonetta lui polemizzò così:
“Che bello
Due amici una chitarra e lo spinello
E una ragazza giusta che ci sta
E tutto il resto che importanza ha?
Stefano Rosso: una storia dis-onesta
