Il giorno 10 marzo si è tenuta la quarta uscita scolastica dell’anno 2025-2026 delle classi prima, seconda e terza della sezione C della scuola media Bettino Ricasoli di Gaiole in Chianti. Il progetto, al suo secondo anno di vita, è in collaborazione con l’Associazione Radici in Chianti che ha dato indicazioni sui percorsi per la conoscenza del territorio con un taglio culturale, e con il sostegno del comune di Gaiole in Chianti che prevede per ogni uscita uno scuolabus, con ampia disponibilità per eventuali variazioni dovute alle condizioni metereologiche. Ad accompagnare gli allievi alla scoperta del territorio i professori Duccio Incagli, italiano; Marzia Mencarelli, matematica; Federico Gasparetto, italiano; Flavia Massi, arte; Luna Ballatori, insegnante di sostegno e Simona Santi, religione, insieme a Claudio Bonci e Luca Bartoloni, dell’Associazione Radici in Chianti, studiosi e amanti del territorio che hanno raccontato, alternandosi, storie e curiosità giunti nella località Volpaia destando interesse negli allievi che, in silenzio, hanno ascoltato la storia di un’antica famiglia legata a un luogo di cui si fa menzione in un primo documento redatto a Cintoia il 21 aprile 1172.

Con questa introduzione ha avuto inizio il racconto di Claudio e Luca. “In questo documento sono citati i fratelli Franculus e Galfredus da Cintoia che, dopo essersi assicurati il consenso del padre e di Liquiritia, uxor Franculi ( Liquirizia, moglie di Franculi) accesero un prestito di 28 libbre d’argento con Spinello di Montegrossoli, concedendo in ipoteca i loro possedimenti, che erano situati nella ‘Curte et castello de Vulpaio’ (Corte e castello di Vulpaio). Ma l’origine del castello è sicuramente molto più antica del documento, probabilmente risale intorno al X secolo, come altri castelli che punteggiano il paesaggio dell’alta Val di Pesa. Il Castello di Volpaia sorse sul crinale di una delle colline che si dipartono dalla Badia a Montemuro in direzione di Radda, sullo spartiacque di due piccole valli, formate da affluenti della Pesa, ed era facilmente difendibile, requisito prezioso in un’epoca in cui l’assestarsi della società feudale aveva reso i territori profondamente insicuri, nonchè prerogativa che accomunava la maggior parte dei castelli toscani edificati allora. Per Volpaia la situazione strategica era doppiamente importante in quanto si trovava in terra di frontiera, fra Firenze e Siena. Dal punto di vista politico, il borgo fortificato rientrava, insieme alla vicine Pieve di Santa Maria Novella, nell’ambito della ‘judicaria florentina’, la magistratura fiorentina, fin dal IX secolo. Risulta però con certezza nel territorio dipendente da Firenze solo a partire dalla seconda metà del XII secolo, epoca in cui si ebbero i primi regolamenti di confine fra la Repubblica senese e la Repubblica fiorentina. Così, quando quest’ultima andò organizzando nel 1250 il proprio territorio in giurisdizioni autonome dette ‘Leghe’, Volpaia venne a trovarsi compresa nella ‘Lega del Chianti’, tra i popoli del ‘Terzo’ di Radda. Da questa collocazione dipendevano sia la circoscrizione ecclesiastica, sia i collegamenti stradali. Volpaia faceva parte infatti della diocesi fiesolana e la sua chiesa, dedicata a San Lorenzo martire, dipendeva dalla pieve di Santa Maria Novella. Da quest’ultima località, importante nodo viario chiantigiano, si dipartiva una strada che, passando per Volpaia, serviva per i collegamenti fra l’alta valle della Pesa e il Valdarno superiore e proprio per questo a Volpaia nacque nel XV secolo uno spedale per il ricovero dei pellegrini.” È stato proprio questo particolare ricovero che ha incuriosito i ragazzi e che ha segnato un ottimo collegamento con il tema della passeggiata che è proseguita verso la salita sul Monte San Michele.

Prima di ripartire, i ragazzi hanno fatto una visita all’Ospedaletto dei Cavalieri di Malta che si trova a metà della via che divideva il Castello di Volpaia e il racconto è ripreso: “L’Ospedaletto dei Cavalieri di Malta, edificio oggi adibito a cantina dall’antica famiglia Selvolini, fu costruito al centro del Castello — per castello si intende un borgo fortificato — intorno all’anno 1400 e forniva ospitalità e cure ai pellegrini. Potete notare su un architrave di una finestra una grande pietra arenaria con incisa la Croce di Malta, simbolo dei Cavalieri. All’interno la struttura possiede archi in mattoni, e le sue pareti sono formate da grandi pietre poste a filaretto. Nel XI secolo i Cavalieri di Malta, all’epoca conosciuti come Cavalieri Ospitalieri, fondarono un ospedale a Gerusalemme per assistere i pellegrini di qualsiasi religione o provenienza. L’opera degli Ospitalieri divenne sempre più importante fino a quando, nel 1113, papa Pasquale II riconobbe ufficialmente la comunità monastica come ordine religioso laicale. Il Papa indica nel Beato Gerardo il fondatore dell’ordine, assistito da un gruppo di monaci: i ‘Professi’, che costituiscono ancora oggi il cuore dell’Ordine di Malta.”
Il fatto che l’ordine sia nato a Gerusalemme ha dato modo a Claudio e Luca di introdurre l’importanza della città per i pellegrini e il concetto della linea micaelica riferita alla leggenda di San Michele. Prima di ripartire dalla Volpaia, hanno voluto stupire i ragazzi con una interessante curiosità inerente i Della Volpaia: “Era una famiglia fiorentina che dal castello prendeva nome, e che nei secoli XV e XVI espresse una serie di eruditi, artisti e costruttori di orologi, sfere, armillari, compassi e notturlabi. Questa particolare meccanica di precisione, tipico aspetto della scienza pre-galileiana, solitamente è fatta risalire, per Firenze, proprio ai Della Volpaia. Tra di essi, i primi nomi conosciuti sono quelli di Benvenuto e Lorenzo del XV secolo. Quest’ultimo, amico di Leonardo da Vinci in questioni tecniche e spesso suo confidente, è noto per aver costruito per conto dei Medici l’orologio planetario. Egli ebbe tre figli: Benvenuto, Eufrosino e Cammillo. Da un figlio di quest’ultimo, Girolamo, è pervenuto il maggior numero di strumenti.”

Il Museo Galileo possiede numerose opere loro, di Girolamo una sfera armillare del 1564 che veniva comunemente usato nella didattica dell’astronomia, uno strumento che rappresenta con anelli metallici, dal latino armillae, le principali circonferenze celesti: equatore, zodiaco, tropici e circoli polari.

Sempre di Girolamo, al Museo Galileo, si trova un ‘notturnale’, datato 1567, un orologio notturno, strumento che permetteva di determinare l’ora durante la notte osservando le stelle.

Dell’Orologio dei Pianeti di Lorenzo, c’è la riproduzione in quanto l’originale, del 1510, è andato perduto. La ricostruzione, realizzata nel 1994 dal Museo di Storie e delle Scienze di Firenze, è stata possibile grazie ai taccuini dei Della Volpaia. Il quadrante dell’orologio mostra, oltre all’ora, le posizioni del Sole, della Luna e dei cinque pianeti allora conosciuti e si trova anch’esso esposto al Museo Galileo. Mentre altri strumenti si trovano al Science Museum di Londra, al National Maritime Museum di Greenwich e all’Adler Planetarium di Chicago. A conclusione della presentazione della famiglia Della Volpaia, il cammino è ripreso per un sentiero per arrivare sulla cima del Monte San Michele, a quota 890 metri circa, tra castagni, querce, lecci e pini, superando piccoli ristagni d’acqua e ammirando la natura circostante.


Alla fine del quale a circa 850 metri di altezza sorge la chiesa titolata a San Michele che in passato era sede di un complesso monastico di antica origine e che, nel corso del XII, venne accorpato alla Congregazione Camaldolese insieme alla vicina Abbazia di Montemuro. Davanti alla facciata in pietra i racconti sono ripresi destando interesse e curiosità negli allievi sulla storia e la leggenda dell’Arcangelo Michele: “Fin dall’inizio del XX secolo, in occasione delle feste di San Michele numerose processioni partivano dai vicini paesi del Valdarno e del Chianti per confluire nel piccolo oratorio. Questa tradizione rappresenta la più recente manifestazione di un culto micaelico d’origine assai antica che coinvolse gran parte dei monti del Chianti. Nei dintorni sono infatti presenti numerosi piccoli luoghi di culto dedicati all’Arcangelo, organizzati sulle antiche strade montane che congiungevano Firenze, Arezzo e Siena. La ‘Sacra linea di San Michele’ nota anche come ‘Spada di San Michele’ è una linea immaginaria che collegherebbe sette dei principali luogo di culto dedicati a San Michele Arcangelo in Europa e in Terra Santa. Questa linea passa per lo Skelling Michael in Irlanda, St Michel’s Mount in Cornovaglia, Mont Saint Michel in Bretagna, Sacra di San Michele in Piemonte, Santuario di San Michele in Puglia, il Monastero di San Michele Arcangelo a Panormitis in Grecia, e il Monastero di Stella Maris sul Monte Carmelo ad Haifa, in Israele.”
Dopodiché il portone della chiesa è stata aperta per poter ammirare un affresco inserito all’interno di un’edicola a forma di arca, raffigurante la Madonna e Santi, fra cui l’Arcangelo Michele, attributo a Paolo Schiavo e realizzato nella prima metà del XV secolo.


Dopo essere riusciti a tenere alta l’attenzione dei ragazzi, Claudio e Luca hanno lasciato loro lo spazio per fare domande che non sono mancate, come non sono mancati i momenti di svago nel piccolo campetto di calcio nelle vicinanze, per poi riprendere la strada del rientro nella discesa verso la Badiaccia a Montemuro che ha dato modo agli allievi di giocare con i confini di provincia calpestando il suolo di ben tre diverse province: Siena, Firenze e Arezzo, in pochissimi metri.

