seconda e ultima parte
Prosegue l’intervista a Monica Granai, in arte Monique, frontwoman del gruppo Honda Durto, che nel 1991 partecipò e fu apprezzata in un’edizione del festival di Sanremo.

È finita la collaborazione con quel tipo di ambiente?
No, ancora oggi io ho dei contatti con autori che mi propongono brani che altri non vogliono fare. Mi dicono provali vediamo cosa ne esce fuori. Comunque alla fine degli anni ’90 mi chiesero di sostituire la cantante in una grande orchestra che ancora faceva musica dal vivo e così feci l’esperienza con l’orchestra di Vittorio Borghesi, poi ho pensato di rimanere in questo ambiente ed ho formato la mia orchestra con Luigi Domenici che avevo conosciuto ai tempi della discografia.
Come si chiamava l’orchestra?
Gigi e Monique ed abbiamo girato la Toscana, l’Umbria, la Liguria, eravamo in sette in tutto.
È cambiato il mondo da allora?
Sì, perché arrivavano già i primi minidisc, le prime basi, poi c’è stata l’esplosione del karaoke, anche il modo di fare selezione è cambiato. Una volta c’era il talent scout che veniva a scovarti, ora invece funziona tutto con i like sui social ed è un po’ una fregatura, perchè per i primi due anni cammini con le tue gambe, poi, se sopravvivi entra in gioco il produttore e ti porta avanti.
Allora è vero che oggi il produttore non scommette più sul cantante, ma lo uniforma a ciò che è di tendenza al momento?
Assolutamente. Ti racconto una storia: ho fatto recentemente uno spettacolo con una scuola di canto, tutti ragazzi bravissimi. A mio parere all’interno di questo gruppo c’era una ragazza che aveva delle caratteristiche che un mio contatto stava cercando. Lo chiamo, gliela segnalo, invitandolo magari a farla andare a Milano per un provino e lui mi risponde “Ok basta che canti come Annalisa”
Perché non ha chiamato Annalisa allora?
Bravo, questo è un esempio tra tanti. Siccome Annalisa ha fatto tanti like e ha tanti follower, allora anche questa nuova voce deve seguire quel cliché. Succede però che poi spersonalizzi quella cantante, perdi la sua creatività, non è più lei. Era successo anche a me, volevano a tutti i costi trasformarmi in una rocker. Ho studiato per due anni la tecnica del canto rock, la chiusura sulle note, come apri come chiudi le vocali, ma io non sono una rocker. Utilizzo quello che ho imparato magari quando sono un po’ stanca ed aggiungo il graffiato, sono trucchi del mestiere, ma non sono una rocker! È un mondo particolare e bisogna anche imparare a proteggersi.

Come nascono gli Honda Durto?
Dominici, pur continuando a seguire l’orchestra, ad un certo punto lasciò per motivi personali e io mi ritrovai con gli altri musicisti con i quali decidemmo di andare avanti. Ovviamente, non potevamo continuare con il vecchio nome, solo Monique non mi piaceva quindi è venuto fuori questo nome, anche se esisteva già un’orchestra chiamata Onda per cui abbiamo giocato con le parole ed è venuta fuori Honda Durto.

Collabori con tante persone?
Sì, ad esempio ho un chitarrista a Livorno che mi segue negli eventi su Firenze. Recentemente si è aggiunto anche Pasquale, il mio compagno, che canta con me.
Abbiamo spesso parlato di autori e parolieri ma tu hai mai cantato qualcosa di tuo, che hai scritto tu?
Io collaboro con Dominici, ma in realtà tutte le canzoni che canto hanno i miei testi e le sue musiche, anche se compare solo lui. La canzone “Non trovo le parole” che ho eseguito al Microfono d’oro del 2014 su Radio Z era mia.
Nasce prima la musica o il testo?
Prima la musica. Un riff magari dal quale poi scaturisce la melodia ed infine le parole. Mi è capitato anche il contrario però poi il testo va adattato perché non sempre va d’accordo con la melodia.
Da dove trai ispirazione?
Dalla vita. Dalle cose belle, quelle brutte preferisco lasciarle nell’armadio. Penso che le persone ne abbiano già abbastanza di drammi, non ci aggiungo anche i miei. Le canzoni devono trasmettere positività. Credo che le persone oggi abbiano bisogno di speranza, i miei traumi li lascio da parte, sono una capo orchestra briosa, tra un pezzo e l’altro parlo col pubblico, sorrido
Spesso vediamo nelle band che il frontman assomiglia più ad un comandante, mentre gli altri rimangono indietro con un ruolo di comprimari…
Ovviamente per me non è così, ho detto capo perché mi assumo la responsabilità di quello che accade, ma per me gruppo vuol dire che tutti remiamo nella stessa direzione, anche se qualcuno sbaglia non me la prendo, faccio un sorriso e gli dico che alla prossima andrà meglio. Io ho sempre dato fiducia incondizionata a tutti e se, ad esempio, canto con qualcun altro e questo sbaglia, la mia preparazione mi permette di andare sopra, correggendo l’errore. Concedo sempre spazio alla creatività dei miei componenti, non li ho mai ingabbiati nella mia.

Ultime domande. I giovani che oggi emergono dai talent televisivi, seguono un percorso sincero?
Obbligato, più che sincero. Non mi piacciono però quei format, non mi piacciono quelli che rubano le illusioni ed i sogni. Sono format che portano numeri alla televisione, ma sminuiscono chi partecipa. Le piccole etichette hanno già i loro artisti e loro spesso vengono usati per fare numero ma magri tra loro c’è davvero chi potrebbe fare il salto di qualità
Cosa consiglieresti ad un giovane che vuol fare il cantante?
Di cantare, cantare, cantare. Non importa dove, il successo arriva se piaci alla gente ed oggi hanno un sacco di strumenti per farsi conoscere, specie quelli legati ad Internet. Soprattutto suggerisco di non spersonalizzassi mai
Ma è davvero necessario essere famosi?
No, puoi vivere anche senza esserlo, accumulando esperienze che ti aiutano non ad avere la notorietà, ma ad essere te stesso. Alla fine la musica è davvero l’armonia dell’universo e ha degli effetti psicoterapeutici. È necessario non perdere la bellezza del canto.

Come vedi, da cantante, la musica italiana oggi?
Deprimente. I trapper sono inascoltabili, hanno dei testi osceni. I rapper hanno il loro percorso,, ma a me non piacciono anche se è comunque un genere musicale. Stendiamo un velo pietoso sui rapper che vogliono fare i cantanti, uno su tutti Fedez che non si può mandare a Sanremo a rappresentare la musica italiana. Un altro inascoltabile è Tonyeffe…
Chi ti piace allora?
Giorgia perchè si è saputa ritrasformare, la Amoroso, Tiziano Ferro, Laura Pausini.
Per concludere, la Lunigiana ha riconosciuto la tua bravura? Ti è stata grata?
Come artista certamente ma io sono grata alla Lunigiana perché mi ha accolta come persona. Qui ho trovato persone molto genuine, ho girato paesini come Podenzana, Ugliancaldo ed ho trovato persone stupende. La musica mi ha permesso di scoprire luoghi e persone bellissime, la Lunigiana è una di quelle.
