L’atmosfera che si viveva alla vigilia della gara ci aveva avvertito che questa non sarebbe stata una partita semplice: ai bosniaci non era andata giù l’esultanza dei nostri calciatori che aveva fatto il giro del mondo e i tifosi erano talmente vogliosi di sostenere la propria nazionale che oltre agli ottomila circa dello stadio se ne erano aggiunti più di duemila che avevano prenotato un posto nei balconi degli appartamenti limitrofi al Bilino Polje di Zenica. Questa atmosfera ha condizionato pesantemente la preparazione mentale degli azzurri che sono sembrati fin da subito impauriti e molto nervosi, situazione evidenziata soprattutto dai numerosi errori tecnici che quasi tutta la squadra ha commesso (complici forse anche le condizioni del terreno di gioco che non erano ottimali) e dalle numerose occasioni nelle quali i giocatori itapiani sono andati faccia a faccia con i loro avversari in contrasti molto animati.
Il primo tempo della nazionale azzurra è decisamente negativo. Come detto l’Italia ha commesso moltissimi errori tecnici e, oltre a questo, è scesa in campo in uno stato confusionario, senza un gioco preciso improntato alla costruzione di azioni che la potessero portare a segnare un gol. La Bosnia, d’altro canto, gioca una prima frazione di gioco molto positiva con tantissime azioni tentate, puntando sui propri punti forti e senza lasciarsi spaventare dal pronostico che vedeva l’Italia nettamente favorita. I punti salienti di questo primo tempo sono due: il gol dell’Italia che sblocca la gara: un errore in disimpegno del portiere bosniaco consegna la palla a Barella, che cerca Kean, il marcatore dell’uno a zero italiano con una prodezza che piazza il pallone in una zona quasi imprendibile per il portiere avversario. Dopo questo gol la nazionale del bel paese sembra rinascere e crescere dal punto di vista del gioco e del morale ma, verso la fine del primo tempo, arriva il secondo punto di svolta di questa parte di match, forse ancora più decisivo del gol di Moise Kean: dopo l’ennesimo errore su un rilancio di Donnarumma e dopo una palla contesa in un centrocampo molto confuso, la Bosnia si trova lanciata verso l’area azzurra, Bastoni decide di tentare l’intervento in scivolata, ma finisce per prendere solo il giocatore bosniaco, rosso diretto e Italia in 10 uomini per tutto il secondo tempo almeno, e ora la partita diventa seriamente complicata.
Nel secondo tempo l’Italia cala di intensità e di sicurezza nei propri mezzi, rimane con il solo Moise Kean a combattere contro il muro di difensori bosniaci poiché Retegui è stato sostituito dopo l’espulsione di Bastoni per rimettere un difensore in campo, ma soprattutto la squadra azzurra soffre l’entrata in campo di Alajbegovic, il golden boy bosniaco. Il secondo tempo è caratterizzato dalle numerosissime azioni portate avanti dal giovanissimo esterno, che sembra, quasi, imprendibile su quella fascia e che riesce a crossare tantissimi palloni velenosi che mettono in seria difficoltà la difesa nazionale. Dopo due errori grandissimi degli azzurri che, con Kean prima e con Pio Esposito poi, sprecano le uniche due occasioni per il raddoppio che gli capitano (ancora una volta per errori bosniaci più che per loro meriti), la Bosnia riesce a trovare il gol del pareggio: un cross partito dalla parte destra del campo termina sulla testa di Dzeko e, dopo qualche rimpallo praticamente sulla linea di porta arriva Haris Tabakovic a riportare la partita in parità.

Gli ultimi minuti di partita con supplementari annessi sono una sofferenza infinita per l’Italia, schiacciata nella propria metà campo per quasi tutto il tempo da una Bosnia nettamente superiore e che avrebbe meritato sicuramente anche il gol del vantaggio, unico bagliore positivo di questa ultima parte di gara per gli azzurri è il giovanissimo Marco Palestra che riesce a giocare un’ottima partita sulla fascia destra reggendo il contrasto con Alajbegovic. I calci di rigore condannano gli azzurri all’inferno per la terza edizione consecutiva: la Bosnia ne segna 4 su 4, l’Italia segna solo un rigore dei 3 tirati ed è eliminata ufficialmente dal mondiale 2026, festeggia invece la Bosnia che torna ai mondiali per la seconda volta nella sua storia dopo la fin’ora unica partecipazione nel 2014.
Il giorno dopo ai tifosi italiani fa ancora più male: 12 anni senza la propria nazionale alla coppa del mondo, con un’intera generazione di giovani ragazze e ragazzi che quest’Italia ai mondiali proprio non l’hanno mai vista e quello che cercano di fare gli italiani è cercare una motivazione a questo inferno, in cui la nazionale sembra latitare ormai da dopo il mondiale sudafricano del 2010. La mente dei tifosi vola subito al dossier che Roberto Baggio aveva consegnato nel 2011 alla FIGC, con 900 pagine scritte in collaborazione con esperti di ogni ambiente del calcio, per cercare di risollevare un ambiente calcistico che dopo il 2006 sembrava non riuscire più a produrre talento e che in Sudafrica aveva fatto una figuraccia epocale, uscendo ai gironi dietro a Nuova Zelanda, Slovacchia e Paraguay. Questo dossier venne brutalmente ignorato dai vertici federali, tanto che Baggio lo definirà “carta morta” nella sua lettera di dimissioni datata 2013. La mente degli italiani va, anche, poi al nostro ultimo mondiale: dopo un’altra eliminazione ai gironi Fabio Caressa si era chiesto in diretta su Sky sport se davvero l’Italia si fosse dimenticata improvvisamente di come si gioca a calcio o se il problema fosse ormai ben radicato nel sistema calcio italiano. Il giorno dopo la terza eliminazione ai playoff mondiali consecutivi, quinta figuraccia consecutiva della nazionale nel calcio mondiale, se contiamo anche i due mondiali fallimentari del 2010 e del 2014, gli italiani tornano a chiedere sui social le dimissioni dei maggiori organi federali e un ricambio rivoluzionario nel sistema calcistico italiano.
Rimane solo una domanda ora: dopo questa ennesima eliminazione l’Italia calcistica riuscirà a rendersi conto del problema che c’è in questo sport, attuando subito un cambiamento a partire dai settori giovanili di tutto il paese, oppure anche nel 2030, prossima edizione dei mondiali, gli azzurri dovranno versare altre lacrime e saranno costretti a vivere l’ennesimo mondiale da spettatori?
