Forse non erano solo gli alti ideali dell’anima legati alla patria e alla libertà, ma qualcosa di più terreno ed umano che portava, Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei Due Mondi, a frequentare la bassa lodigiana. Il territorio bassaiolo, infatti, lo ospitò a più riprese e lui lasciò ricordi indelebili del suo passaggio.

Garibaldi fu spesso ospite di un altro grande personaggio del Risorgimento italiano: il conte Giorgio Trivulzio Pallavicino che aveva la propria residenza a San Fiorano, dove, “nella quiete dell’umile paesello lombardo si dedicava agli ozi campestri”. Da San Fiorano, Garibaldi, visitò un volontario che aveva militato con lui e che era rimasto ferito in battaglia a Codogno, fu anche a Lodi, dove inaugurò il “ Tiro Nazionale” e andò a Bertonico. Nella bassa risiedevano anche alcuni dei mitici ”Mille” garibaldini dello sbarco di Marsala ed a Codogno presso il notaio Cattaneo, Garibaldi lasciò un suo testamento ”segreto” con il motto ”Sopraffare il male col bene”. A Casalpusterlengo, invece, Garibaldi è ricordato in un bassorilievo posto nella via centrale che celebra la sua nomina a presidente onorario della Società Operaia di Mutuo Soccorso del 24 settembre 1888.

Queste sono le frequentazioni ufficiali; quelle, invece, ‘ufficiose’ riguardano una lunga ed affettuosa amicizia con Anna Koppmann, moglie del Pallavicino, che, sembra, ‘sconfinò’ in un rapporto passionale, mantenuto in vita da una fitta corrispondenza, che accompagnò Garibaldi durante gli anni del suo volontario esilio a Caprera. Quell’intenso e segreto legame trova conferma negli originali delle lettere garibaldine inviate alla marchesa, conservate nell’Archivio Barbiano di Belgioioso, dove sono state consultate dal professor Giuseppe Monsagrati, ordinario di storia del Risorgimento all’università La Sapienza di Roma.
La corrispondenza svela il volto di un Garibaldi dolce e passionale, che chiamava Anna Pallavicino affettuosamente “Anita”, nome della moglie scomparsa. Le lettere spedite dall’isola sarda sono una continua professione d’amore: “Mi permetto di baciarvi la mano col cuore. Per la vita vostro, Giuseppe” oppure “Anita amatissima, carissima, v’invio un saluto del cuore”. Sempre tra storia e leggenda, spunta anche una figlia segreta di Garibaldi e la boema Koppmann. Secondo lo storico Giuseppe Radice, Adelaide Carpeneto, nata a Pavia e poi riconosciuta da Francesco Carpeneto, uno dei più fedeli collaboratori del generale, era la figlia illegittima dell’eroe italiano. Adelaide era conosciuta a Saronno come “la garibaldina”, perché portava sempre con sé un medaglione nel quale c’erano i capelli di Garibaldi.

“Secondo quanto spiegato dalle sue eredi – sostiene Radice – anche Adelaide ha tenuto una lunga corrispondenza con il padre: un scambio epistolare tanto intimo e importante che ha voluto essere seppellita con queste lettere». Da segnalare infine che alcuni anni fa a Guardamiglio, per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, fu presentato uno spettacolo teatrale dedicato ad Anita, compagna di Giuseppe Garibaldi per “evidenziare il ruolo e l’apporto dato dalle donne all’Unità d’Italia”, portato in scena con una forte interpretazione emotiva da Paola Scalas. Lo spettacolo ribattezzato “Anita dei due mondi” presentava sullo sfondo la riproduzione di Anita Garibaldi, raffigurata dal pittore genovese Gaetano Gallino, nel 1845, a Montevideo, l’unico ritratto esistente, preso dal vero, di Anita.

