Da poco più di un mese e mezzo è finito il festival di Sanremo, kermesse musicale che ha ancora il potere di dividere l’Italia tra quelli che la snobbano e quelli che non vedono l’ora che arrivi, quelli che non aspettano altro che vedere chi sono i concorrenti e quelli che al novanta per cento dei nomi rispondono “Ma chi è?”. Pochi sanno però che anche la Lunigiana vanta una cantante che, nell’edizione del 1991, partecipò al festival più famoso d’Italia e fece parlare di sé, soprattutto per la sua bravura. Questa artista è Monica Granai, in arte Monique, che, spesso, possiamo incontrare nelle serate d’estate con la sua orchestra gli “Honda Durto”. Le abbiamo chiesto di raccontarci un po’ della sua vita e lei cordialmente ci ha concesso questa breve intervista
Ci racconti dei tuoi inizi?
Sono nata nel 1971 a Codena un paese del comune di Carrara. Ho cominciato a cantare che avevo tre o quattro anni, quando mio nonno mi mandò dal mio primo maestro di canto che si chiamava Carlo Cagnoli. Ho imparato il solfeggio cantato e scritto e poi tutte le tecniche necessarie per saper cantare, come aprire la bocca, come dosare il fiato. Prima di iniziare a provare la canzone scelta si faceva riscaldamento eseguendo i vocalizzi seguendo il pianoforte, facendo attenzione a respiro e uso del diaframma.
Per quanto tempo hai studiato?
Non ho mai smesso, ancora oggi lo faccio tutti i giorni perché se smetti è finita.
Quando ti sei esibita per la prima volta?
Agli inizi ho fatto dei concorsi per voci nuove. Il primo a cui ho partecipato avevo cinque anni: cantai a mezzanotte a Montopoli Valdarno un brano intitolato “Felicità”, non quella più famosa di Albano e Romina, non ricordo al momento di chi fosse. Un giorno, nel 1984, accompagnai mio nonno ad una di quelle gite organizzate dalle associazioni per anziani. Nell’albergo dove risiedevamo un signore si mise a suonare il pianoforte ed io lo seguii cantando “Testarda io” di Iva Zanicchi. Il caso volle che ad ascoltarmi ci fosse Luigi Mocchi, braccio destro di Gianni Ravera allora direttore di Sanremo e di tutti i palcoscenici degli spettacoli RAI.
Un colpo di fortuna…
Sì, mi fece fare un provino e mi scritturarono con la Durium, che era a Milano 2. Lì mi insegnarono proprio tutto, dalle norme di comportamento a come ci si sedeva a tavola, perché, all’epoca, eri un prodotto della casa discografica e non dovevi risultare sconveniente in certi ambienti. Oggi non è più così. Sono stata seguita da altri maestri di canto, ho fatto tante conoscenze importanti da cui ho imparato tanto. Uno dei miei discografici, oltre a Mocchi era Gegè Reitano, fratello di Mino, che per qualche tempo ho frequentato. Lui all’epoca era uno che sapeva trasmettere col cuore, ecco perché era tanto seguito al di là delle sue doti canore. Aveva capito che il successo si guadagnava fuori dalla televisione, dal contatto con la gente in mezzo alla quale lui piaceva stare. Ho imparato davvero tanto in quel periodo.

Quindi vai alla Durium dove studi tanto e alla fine ti lanciano…
Il primo spettacolo me lo fanno fare in Calabria, “Vibo star, una voce per l’inverno”, trasmesso su RAI 3, che era un concorso per voci nuove. Dopo, nel dicembre del 1985, sono andata all’ “Ambrogino d’oro” con una canzone scritta da Cogliati Fagit (pseudonimo di Franco Fasano, FAsano GIanfranco Tommaso, n.d.r.), intitolata “Come una marea”. Era una gara, come una piccola Sanremo, nella quale il primo giorno si esibivano gli italiani, tutti provenienti da etichette discografiche. Alla fine della giornata i giudici emettevano un verdetto per decidere chi doveva rappresentare l’Italia all’Eurovision per ragazzi, che una volta si chiamava Campionato Europeo. Quando mi dissero che avevo vinto non ci credetti. Insieme a me c’erano tanti cantanti, ognuno rappresentava la sua nazione, per la Francia ad esempio c’era la ex moglie di Johnny Depp, Vanessa Paradis.
Come funzionava?
Come in ogni contest, la giuria poteva votare tutti tranne la propria nazione di appartenenza. Noi arrivammo secondi, perché l’Italia dette i suoi voti alla Germania che però non ci rese il favore. Devo dire che non fu tanto la sconfitta o la vittoria ad essere determinate quanto l’esperienza che feci. Il premio ce l’ho ancora inquadrato in casa.
Dopo?
Dopo mi fecero fare un Q Disc, ovvero un 33 giri con quattro brani scritti dagli stessi autori e un sacco di ospitate a tutti i programmi che, all’epoca, andavano per la maggiore. Giravo sempre con la procura dei miei genitori visto che ero minorenne. Dopo cambiai, perché venne a mancare Luigi Mocchi e alcuni artisti vennero ceduti alla NAR International, fondata da Mario Limongelli, che all’epoca era indipendente e con lui ho fatto molta strada, anche se giovane era molto intraprendente sia sulle reti pubbliche che nelle native reti private.
Com’eri in quei tempi?
Molto timida per cui quelle interviste per me furono molto traumatiche. Certo, con la testa di oggi, forse,, sarebbe stato diverso ma allora era così, anche se domande e risposte erano in un certo senso concordate
Sanremo quando è arrivato?
Subito dopo, avevo vent’anni. Era l’edizione del 1991 e ogni casa discografica presentava la propria scuderia, io venni inquadrata nelle nuove proposte. Con me c’erano Paolo Vallesi che poi vinse, Irene Fargo che ricordo con affetto, Patrizia Bulgari, Renga, il maestro Mazza.
Poi cosa è successo?
È successo che venne contestato alla mia casa discografica uno spezzone di una trasmissione in RAI, durante la quale venne eseguito il mio brano. In realtà le cose non andarono proprio così e lo sapeva anche Aragozzini, però con la scusa che ero giovane ed avevo una carriera davanti mi chiesero di farmi da parte. Io per non essere squalificata mi ritirai e ricordo che per lo scandalo i giornalisti mi inseguivano per strada. Quando però Gianni Morandi mise la sua canzone su Facebook non accadde nulla. Comunque…
Finì così?
No perché dopo tutte le ospitate, iniziò il Cantagiro di Radaelli, durante il quale cantavo ogni settimana in un luogo diverso d’Italia. Avevo ormai vent’anni e potevo girare da sola però ero sempre sotto controllo visto che i miei capi sapevano sempre tutto, dove andavo, dove mangiavo, con chi parlavo
C’era più cura dell’artista?
Sì, alla fine eri anche un loro investimento e ti seguivano passo passo, non potevi avere comportamenti sconvenienti ed anche il modo con cui ti presentavi al pubblico era molto più curato di come è ora.
Passato Sanremo?
Mi hanno mandata a rappresentare l’Italia ad un concorso chiamato Video Music BBC New York con la canzone “Giorni randagi”. Ci premiarono, ma da quell’esperienza io cambiai lentamente approccio e, per vari motivi anche personali mi avvicinai alla musica orchestrale.
continua…
